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Ecco come e perché Intesa Sanpaolo stanga l’Ue sulla bad bank per gli Npl

Bad Bank

Che cosa ha detto l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, sul progetto bruxellese di bad bank per i crediti deteriorati. L’articolo di Emanuela Rossi

Quella della bad bank per smaltire i crediti deteriorati è una soluzione sbagliata: in Italia occorre invece puntare su crescita e buon management. A dirlo è stato ieri l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, che durante un’intervista a Bloomberg Tv si è apertamente schierato contro il piano varato poco più di un mese fa dalla Commissione europea. E sulla crescita certo un esecutivo a trazione Draghi potrebbe influire positivamente, ha rimarcato il banchiere romano.

L’IDEA DELLA BAD BANK EUROPEA E LA RETE UE

Una settimana prima di Natale la Commissione europea ha presentato un piano per aiutare le banche che fra pandemia e crisi economica si troveranno a gestire in un futuro prossimo un’imponente mole di crediti deteriorati. Guarda caso già a metà 2020 la riduzione degli Npl si è fermata, tanto che a fine settembre il rapporto fra i Non performing loans e il resto dei crediti è salito al 2,8%. “La storia ci ha dimostrato che è meglio affrontare gli Npl presto e con decisione, se vogliamo che le banche continuino a sostenere imprese e famiglie”, ha spiegato allora il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, secondo cui il piano di Bruxelles “aiuterà le banche a scaricare i prestiti deteriorati dai bilanci per mantenere l’afflusso del credito”.

In particolare nel piano per ripulire i bilanci bancari dagli Npl Bruxelles ha bocciato l’ipotesi di dar vita a una bad bank continentale – certamente più complicata da gestire – preferendo invece l’opzione di una rete europea di bad bank che “potrebbe facilitare la loro cooperazione e creare preziose sinergie” pure “applicando standard di trasparenza e coordinando le azioni dei creditori”. Tra i suoi compiti anche l’armonizzazione degli schemi di insolvenza e degli strumenti per sostenere gli istituti in crisi in via precauzionale.

Parole, quelle arrivate da Bruxelles, che non hanno stupito Antonio Patuelli, presidente dell’Abi. “Non scommettevo nemmeno un euro sulla possibilità della socializzazione europea delle crisi aziendali perché mi sembrava irrealistica” ha detto l’indomani in un’intervista a La Stampa. Per Patuelli, insomma, “la rete delle bad bank nazionali è ora il massimo del possibile, un passo avanti importante”.

PERCHÉ BORBOTTA MESSINA

Messina, come dicevamo, ritiene invece che la creazione della bad bank nazionale non sia la “soluzione giusta per il settore bancario italiano”. Secondo il ceo di Ca’ de Sass, infatti, “ci sono tante realtà che possono comprare crediti deteriorati e gestirli. Le banche — ha chiarito — hanno bisogno di un buon management e per l’Italia serve che la crescita aumenti”.

In questo senso, ha detto ancora Messina, “le priorità da affrontare sono la crescita del Pil, le riforme e un piano per utilizzare i fondi del Recovery fund”. Poi qualche parola di speranza: il nostro Paese “ha dei fondamentali solidi ed è un Paese forte”. Senza dimenticare che alle viste c’è un possibile governo guidato dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi. Un esecutivo del genere, per l’ad di Intesa Sanpaolo, “può accelerare la crescita del nostro Paese e portare lo spread a 50-60 punti. Tutto ciò sarà molto positivo per l’Europa intera e non solo per l’Italia. Sarà positivo anche per il comparto bancario”.

Insomma, per Messina la cura alla massa di Npl prevede management adeguato e crescita superiore e la proposta di Bruxelles non è valida. Ma forse, a influenzare la sua opinione, può esserci anche il desiderio di negoziare in autonomia gli Npl di Intesa Sanpaolo per spuntare di volta in volta il miglior prezzo, dice a Startmag un analista che chiede l’anonimato secondo il quale la presenza di una bad bank porterebbe a una percentuale di taglio uguale per tutti gli istituti, a prescindere dalla dimensione.

L’ENRIA-PENSIERO

A rimarcare l’importanza della creazione della bad bank nazionale ci ha pensato dieci giorni fa Andrea Enria, presidente del Consiglio di Sorveglianza della Bce, intervenuto in conferenza stampa per presentare i dati annuali del Supervisory Review and Evaluation Process (SREP). “Non sono convincenti, a mio avviso, le argomentazioni di chi contrasta l’idea di una bad bank Ue, adducendo per esempio la motivazione politica della mutualizzazione delle perdite. Tuttavia, anche le asset management company nazionali possono essere utili ed è importante avere criteri comuni in Ue, questo sì” ha spiegato Enria che è tornato sul problematico rapporto tra pandemia e sistema bancario. “Molti hanno sottolineato che in questa crisi le banche non sono parte del problema, ma c’era un rischio palpabile che potessero aggravare il problema, poiché l’impatto combinato del picco dell’incertezza, del calo della fiducia e dell’aumento dell’avversione al rischio minacciava di innescare una reazione profondamente prociclica nel settore bancario” ha chiarito l’economista italiano.

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