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Ecco chi frena Mps su Unicredit

Fondazione Mps

Tutte le contrarietà politiche, regionali e sindacali sulla prospettiva di un’acquisizione di Mps da parte di Unicredit

 

In attesa del board di giovedì prossimo, chiamato ad approvare il piano stand alone dell’amministratore delegato Guido Bastianini, si continua a parlare dell’eventualità di una fusione tra Monte Paschi di Siena (Mps) e Unicredit che non è di certo ben vista da tutti. Sullo sfondo lo scoglio dei 10 miliardi di risarcimento per cause legali in capo a Montepaschi e la scadenza del 31 dicembre 2021 per la privatizzazione d’intesa con la Banca centrale europea. Intanto il Tesoro, dopo la cessione di 8 miliardi di crediti deteriorati ad Amco, è sceso nell’azionariato dal 68,2% al 64,2%.

IL PROSSIMO CDA DI MPS

Giovedì 17 dicembre dunque si terrà un consiglio d’amministrazione durante il quale l’ad Bastianini presenterà il suo piano “stand alone” alternativo alla fusione con piazza Gae Aulenti e che – come si legge in una nota diramata da Mps – “costituisce il presupposto necessario per l’avvio dell’interlocuzione con DG Comp”. Tappe fondamentali del piano sono la ricapitalizzazione per almeno 2,5 miliardi e poi la ricerca di un partner, forse la Banca Popolare di Bari?

LA PREOCCUPAZIONE DEI SINDACATI PER L’OCCUPAZIONE

Tra i primi a manifestare contrarietà alla fusione con Unicredit ci sono i sindacati di categoria che hanno iniziato a dire la loro fin dai primi rumor circolati, singolarmente o in gruppo. Nella nota congiunta del 4 novembre scorso, firmata dai segretari generali di Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin si evidenziava come “le insistite indiscrezioni di stampa, ancorché non smentite, circa una complessa operazione che prevedrebbe, da un lato, lo scorporo di Unicredit Europa da Unicredit Italia e la conseguente acquisizione da parte di quest’ultima di Monte dei Paschi di Siena” sollevassero “dubbi e preoccupazioni nelle lavoratrici, nei lavoratori e nelle Organizzazioni Sindacali di settore”. I motivi addotti erano molteplici: l’ipotesi di scorporare Unicredit Europa con la conseguente quotazione in Borsa a Francoforte e una fusione con un gruppo bancario europeo avrebbe portato “ad un oggettivo indebolimento del sistema bancario italiano” e poi l’acquisizione di Rocca Salimbeni avrebbe comportato “un pesante prezzo in termini occupazionali”, soprattutto sulla attuale Direzione del Monte a Siena.

“I Segretari generali di Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin – proseguiva la nota – considerano inaccettabile una simile eventualità: sia dal punto di vista sociale, sia perché sarebbe gravemente compromesso l’obiettivo di rilancio del Monte dei Paschi, sia – infine – per il ruolo sbagliato e rinunciatario che svolgerebbe nella vicenda lo Stato Italiano che attualmente detiene il 68,25% del capitale dell’Istituto senese e che resterebbe con un solo 5% a fronte del fatto che dovrebbe provvedere alla preventiva ricapitalizzazione del Monte dei Paschi”.

Da allora ad oggi i sindacati sono tornati sulla questione varie volte senza mostrare di aver scalfito la propria posizione e nei giorni scorsi hanno chiesto un incontro urgente con il presidente della regione Toscana, Eugenio Giani, “per un’opportuna condivisione delle valutazioni riguardanti gli impatti socio-economici e sulle lavoratrici e lavoratori, a seguito delle iniziative in corso sul futuro dell’azienda”. Nella lettera che annuncia la richiesta, firmata dalle segreterie di coordinamento Mps di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin, ancora una volta le sigle sindacali si sono schierate contro l’ipotesi di fusione per le ricadute occupazionali di un’operazione del genere.

L’ATTIVISMO DEL PRESIDENTE GIANI SU MPS

L’incontro tra i segretari regionali di Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin e il governatore è avvenuto a stretto giro e al termine Giani è stato molto chiaro: “Lavoreremo insieme per indurre il Governo a mantenere le sue quote in Mps e per fermare il processo, di cui si paventa un’accelerazione, per la fusione con Unicredit”. Secondo il presidente “la situazione economica in Toscana è di estrema gravità e come sul piano dell’emergenza sanitaria si affronta il Covid con tutti gli interventi necessari allo stesso modo dobbiamo essere consapevoli che l’emergenza economica non può tollerare progetti quali la fusione del Mps con Unicredit, che comporterebbe 6mila esuberi e l’assoluta perdita di identità di una banca che da secoli trova in Toscana una sede privilegiata”.

Giani non ha dubbi che Montepaschi “rappresenta oggi una realtà che indubbiamente risente di quello che è stata la grave crisi affrontata negli anni ma che da tutta una serie di indicatori e segnali dà la percezione di potersi consolidare e riproporsi rafforzata sui mercati. Ha un management di assoluta qualità e superati i contenziosi e gli oneri che sono il portato di una gestione passata, in realtà il corpo della banca si propone a mio giudizio competitiva e con solide prospettive”.

Sull’argomento è tornato anche pochi giorni dopo, in pressing, sempre ribadendo la centralità dell’istituto nel territorio: “Io vivo con drammaticità in questi giorni quello che sta accadendo al Monte dei Paschi dove si parla, per la storica banca dal 1472, di fusione, e quindi annullamento dell’identità, con UniCredit” ha ribadito Giani durante una conferenza stampa a Firenze sul progetto di multiutility regionale. Poi una riflessione più generale sul sistema bancario in Toscana: “Cosa è successo in questi 30 anni ad una regione ricca di banche? Una per una le nostre Casse di risparmio le hanno portate via e le nostre fondazioni oggi non hanno più una capacità di indirizzo e gestione attraverso la partecipazione sul sistema bancario”. La colpa, a sua dire, è dei singoli Comuni che “sono stati ognuno gelosamente a conservare il proprio”.

LA CONTRARIETA’ DEL M5S SU UNICREDIT-MPS

Sul fronte politico i più accaniti oppositori alla privatizzazione sono gli esponenti del Movimento Cinque Stelle che hanno tentato di sbarrare la strada a Unicredit con un emendamento alla Legge di Bilancio. “Il M5S, nelle opportune sedi parlamentari – scriveva su Facebook il 29 novembre scorso il pentastellato Alessio Villarosa, sottosegretario all’Economia e alle Finanze – ha già avuto modo di chiarire la sua contrarietà a questa tipologia di intervento. L’utilizzo delle Dta, per migliorare il patrimonio di Mps, è da gestire con cura, trattasi sempre di denaro pubblico e dei cittadini e ritengo quindi inappropriato un utilizzo smisurato di svariati miliardi euro. Fortunatamente il deputato M5S Davide Zanichelli ha presentato un emendamento per limitare a 500 milioni di euro l’utilizzo delle Dta”. Il timore, dalle parti dei Cinque Stelle, è che si replichi quanto accaduto nel caso del salvataggio di Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, passate a Intesa Sanpaolo con una robusta dote da parte dello Stato.

EMENDAMENTO SULLE DTA ANTI FUSIONE

La proposta di modifica, depennata il 2 dicembre scorso dalle commissioni Bilancio di Camera e Senato – che hanno ridotto gli oltre 7.000 emendamenti a 874 segnalati – per problemi di copertura, tentava di sbarrare la strada a Unicredit intervenendo su una norma inserita proprio per propiziare il merger. La Legge di Bilancio prevedeva la possibilità di trasformare in credito d’imposta, in caso di fusione tra due società bancarie entro il 2021, una quota di attività per imposte anticipate, le cosiddette Dta (deferred tax asset), ovvero – nel caso di Siena – circa 3 miliardi.

Il Movimento era intervenuto, per l’appunto, con un emendamento che puntava a limitare il beneficio a 500 milioni e, in un secondo momento, con una seconda proposta che consentiva la conversione delle Dta solo se una delle due società coinvolte nell’operazione avesse meno di 50 dipendenti.

ASSOCIAZIONE PICCOLI SOCI MPS PRO PIANO STAND ALONE

Un “niet” alla fusione arriva anche dall’Associazione dei piccoli soci Mps, guidata da Maurizio Montigiani, il quale su Twitter parla di “assist del M5S” al piano stand alone di Bastianini, voluto a Siena dall’attuale governo, e di futura “ricapitalizzazione onerosissima di 2,5 mld”. Peraltro, sempre secondo Montigiani, il vero ostacolo alla fusione di Montepaschi con Unicredit non sono gli esuberi ma la bomba legale da 10 miliardi che può scoppiare a Siena. Comunque, come ha scritto sabato twittando l’ennesimo articolo con indiscrezioni sulle nozze tra i due istituti, “giovedì smetteranno”.

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