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Ecco come Draghi rottama il cashback stile Conte (e i 5 Stelle strillano)

Drahi Zte Huawei

Il governo Draghi rottama il cashback voluto dall’esecutivo Conte. Fatti, commenti e reazioni (critiche da M5s)

 

Il governo Draghi rottama il cashback voluto dall’esecutivo Conte. Ecco tutti i dettagli.

CHE COSA HA DECISO DRAGHI SUL CASHBACK

Nel decreto legge su fisco e lavoro in arrivo al consiglio dei ministri ci sarà anche lo stop al cashback da giovedì 1° luglio. La decisione è stata comunicata ieri dal premier Mario Draghi nel corso della cabina di regia e confermata nonostante le obiezioni arrivate soprattutto dai Cinque Stelle.

IL COMMENTO DEL SOLE 24 ORE SULLA DECISIONE

Lo stop comunicato ieri da Draghi ferma – ha commentato il Sole 24 Ore – “una delle misure più spinte da Giuseppe Conte, che nel corso della sua seconda stagione a Palazzo Chigi aveva dedicato al cashback lunghe e dettagliate videoconferenze anche nelle settimane più critiche della pandemia”.

I NUMERI DEL CASHBACK

Si chiude il 30 giugno il primo semestre del programma dei rimborsi di Stato per chi acquisita con carte e app. Al 27 giugno, in base ai numeri dell’app Io, sono oltre 7,85 milioni gli utenti con transazioni valide (per 720 milioni di transazioni totali) e di questi 5,89 milioni hanno 50 e più transazioni, cioè hanno già diritto al rimborso fino a massimi 150 euro. Per entrare nella classifica dei 100 mila che avranno il Super Cashback da 1500 euro, al momento bisogna aver fatto più di 689 transazioni.

LE RICADUTE CONTABILI DELLA DECISIONE DEL GOVERNO DRAGHI

Importanti le ricadute contabili della decisione del governo Draghi, ha rimarcato il Sole 24 Ore: “Perché sei mesi di cashback costano al bilancio pubblico 1,75 miliardi, che a questo punto non verranno più spesi. Si gonfia ancora, quindi, la riserva da oltre 5 miliardi già generata dalle minori uscite rispetto al previsto per gli aiuti a fondo delle partite Iva. Anche se è probabile che il ministero dell’Economia deciderà di accantonare queste somme, insieme alla quota di risparmi da fondo perduto ancora non certificata alla maggioranza, per le prossime mosse”.

LE CRITICHE AL CASHBACK AVVIATO DA CONTE

Fino ad oggi, ha rimarcato il Messaggero, “il cashback ha ricevuto più critiche che plausi. Gli utenti che si sono registrati allo strumento anti-evasione voluto dai Cinquestelle con transazioni valide all’attivo sono 7,8 milioni, mentre le operazioni di pagamento con moneta elettronica registrate da PagoPa arrivano a 731 milioni, che in media corrispondono a circa 10 transazioni a partecipante”.

LE CRITICHE M5S CONTRO DRAGHI

Maggioranza spaccata sul cashback dopo la richiesta – frutto della Cabina di regia del governo – di uno stop di sei mesi per rodare la macchina della norma. “La sospensione del cashback è un errore, l’ho detto e ripetuto ieri in cabina di regia. Mi auguro si possa tornare indietro su questa decisione”, scrive su Twitter a M5s il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli. Gli fa eco Michele Bordo del Pd: “Non condivido la scelta di sospendere il cashback per il prossimo semestre. Una cosa e’ correggere ciò che non ha funzionato del meccanismo, altra cosa e’ sospenderlo”. Non cosi’ gli ‘azzurri’ di Berlusconi: “La sospensione del cashback nel secondo semestre dell’anno e’ una decisione di buonsenso che farà risparmiare più di mezzo miliardo alle casse dello Stato, e il nostro auspicio e’ che si tratti di uno stop definitivo, perché si tratta di una misura demagogica i cui costi hanno ampiamente superato i benefici. E pensare che il governo Conte lo aveva perfino inserito nel Pnrr nonostante la Banca centrale europea, oltre che le associazioni dei commercianti, avesse espresso critiche molto circostanziate a un provvedimento che ha innescato tra l’altro la corsa di migliaia di furbetti intenti a frazionare lo stesso pagamento in piu’ operazioni per avere diritto al maxi rimborso finale. Col super premio di fine giugno calerà dunque il sipario sul cashback, ed è il finale che Forza Italia auspicava da tempo”, scrive la capogruppo al Senato, Anna Maria Bernini.

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DEL SOLE 24 ORE SUL CASHBACK ROTTAMATO DA DRAGHI:

Le nubi intorno agli incentivi ai pagamenti con moneta elettronica si erano già addensate nell’ultima fase di costruzione del Pnrr; le bozze del Piano preparate dal Conte-2 prevedevano di dedicare a questa misura quasi 5 miliardi del Recovery Fund, etichettandoli in modo piuttosto elastico alla voce “digitalizzazione della Pubblica amministrazione”. M è sparita dal Pnrr targato Draghi, e non solo per le obiezioni comunitarie al finanziamento di incentivi fiscali generalizzati. Anche dal Pd, che pure era il secondo pilastro del governo giallorosso, era arrivata nei mesi scorsi la proposta di sospendere il cashback per dirottarne le risorse alla lotta alla crisi economica.

Proprio il carattere generalizzato dei premi agli acquisti tracciabili regolati dalla legge di bilancio 2020 è il punto più debole del cashback all’italiana. Perché l’obiettivo del meccanismo è ovviamente quello di combattere l’evasione favorita dall’utilizzo del contante; ma a differenza degli esempi stranieri, che concentrano i premi sulle transazioni relative ai settori più a rischio evasione, la via italiana non faceva distinzioni; impattando così profondamente sul rapporto fra costi e benefici della misura, perché molti premi vanno a compensare acquisti che si sarebbero fatti lo stesso con la carta di credito come accade spesso al supermarket o dal benzinaio, e accentuando il rischio di effetti regressivi per il collegamento fra premi e capacità di spesa del singolo interessato. Tutto questo sarà probabilmente rivisto in modo profondo nei prossimi mesi, con una nuova normativa che potrebbe entrare nella legge di bilancio e che senza dubbio si occuperà anche del superpremio riservato ai 100mila italiani che effettuano il maggior numero di pagamenti digitali e che con le regole attuali favoriva i comportamenti opportunisti di chi frazionava i pagamenti per avere più opportunità di intascare l’assegno. Sempreché i sei mesi di stop non si rilevino la premessa per il tramonto definitivo della misura, che libererebbe altri 3 miliardi sul 2022.

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