Economia

Dov’è la Sorgente dei travagli di Valter Mainetti editore del Foglio?

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Tutti i più noti immobiliaristi hanno avuto grane giudiziarie e guai finanziari – da Stefano Ricucci a Danilo Coppola, passando negli scorsi giorni per Giuseppe Statuto – eccetto Valter Mainetti. Questo però era valido fino a ieri. Quando nel gruppo Sorgente fondato da Mainetti c’è stato un blitz della Banca d’Italia.

CHE COSA HA DECISO LA BANCA D’ITALIA SU SORGENTE

Risultato: dopo una lunga ispezione con la Guardia di Finanza, la Vigilanza della Banca d’Italia ha disposto lo scioglimento del consiglio di amministrazione e sottoposto alla procedura di amministrazione straordinaria Sorgente sgr (società di gestione del risparmio) fondata da Mainetti.

LA NOMINA DI SPITZ COMMISSARIO

A gestire la procedura sarà il commissario straordinario Elisabetta Spitz (a lungo direttore dell’Agenzia del Demanio e fino a poche settimane fa presidente della sgr pubblica Invimit). Spitz, nominata dalla Banca d’Italia, come primo atto ha confermato Carlo Petagna direttore generale della sgr.

LA NOTA DI SORGENTE

«Sorgente Group Italia esprime sorpresa e perplessità per il provvedimento di Banca d’Italia», si legge nella nota della società di Mainetti. «Al di là delle motivazioni del provvedimento che si riferiscono a violazioni normative e irregolarità nell’amministrazione, che potranno essere approfondite, va ricordato che l’iniziativa di Banca d’Italia, volta a garantire l’attività aziendale e la piena tutela dei diritti degli investitori e dei creditori sociali, si inserisce nel contesto della controversia in atto da agosto 2015 tra Fondazione Enasarco e Sorgente sgr, che ha dato origine ad atti giudiziari da entrambe le parti, nonché ad apposite audizioni parlamentari». Il comunicato di Sorgente prosegue ricordando che «dallo scorso giugno la governance della sgr è stata rinnovata».

IL DOSSIER ENASARCO

La guerra a suon di carte bollate tra Sorgente e Fondazione Enasarco si è inasprita, come svelato da MF-Milano Finanza a giugno, quando l’ente ha affidato a Prelios e Dea Capital Real Estate la gestione dei fondi Megas (500 milioni di attivi) e Michelangelo Due (350 milioni). Oggetto del contendere proprio la gestione dei due fondi di cui Enasarco, principale sottoscrittore, non sarebbe stata soddisfatta. (qui tutti gli approfondimenti del caso in un articolo di Start Magazine)

LA RICOSTRUZIONE DI MF-MILANO FINANZA

“Da qui nel 2015, su sollecitazione del presidente di Enasarco Brunetto Boca, la firma di nuovi patti tra Fondazione e Sorgente con minori commissioni e modifiche della linea gestionale, patti che non sarebbero piaciuti a Bankitalia, da sempre sostenitrice dell’indipendenza delle società di gestione”, ha scritto oggi Mf: “Si parla comunque anche di violazione di norme procedurali e anche di conflitto di interessi, in particolare riguardo al ricorso alla consulenza di società interne al gruppo per quanto riguarda le attività di advisory, project e facility management”. Nella diatriba, Mainetti aveva avuto il sostegno del costruttore Francesco Gaetano Caltagirone (qui l’articolo di Start Magazine).

GLI INTRECCI GIORNALI-FINANZA-MATTONE

Giornali, finanza e mattone s’intrecciano. “Mainetti sostiene Il Foglio con i soldi estratti dagli immobili degli enti – hanno scritto di recente Giorgio Meletti e Gaia Scacciavillani sul Fatto Quotidiano – I fondi perdono, il gestore guadagna. Nel 2017 gli immobili del fondo Megas (520 milioni di valore) hanno portato affitti per 19 milioni e costi per 36, con una perdita finale di 17,5 milioni. Il fondo Michelangelo 2 (221 milioni di immobili) ha perso in un anno 32,6 milioni. Nel frattempo Sorgente ha incassato solo come commissioni di gestione 7,7 milioni”.

VOLANO I FOGLI AL FOGLIO

Il caso Enasarco non è l’unica preoccupazione per Mainetti. Da tempo l’editore del Foglio critica, anche pubblicamente, la linea del quotidiano fondato da Giuliano Ferrara e diretto da Claudio Cerasa. Troppo anti M5S e Lega, secondo l’imprenditore, che con un’inusitata lettera mandata al suo giornale e pubblicata da Cerasa ha stimmatizzato lo scorso giugno la linea del quotidiano. Per il Fatto Quotidiano, l’articolo di Mainetti fu “un peana del governo gialloverde e un attacco alla linea di “critiche e sberleffi” del direttore Claudio Cerasa, ricondotta alla “consorteria di interessi che unisce una parte della ‘vecchia’ politica, la burocrazia finanziario-amministrativa e alcuni media””.

TUTTE LE TENSIONI FOGLIANTI

Le acque non si sono affatto calmate al Foglio (dove peraltro il fondatore, sui social e non solo, redarguisce qualche fogliante). Nei giorni scorsi la proboscide dell’Elefantino Ferrara si è abbattuta su Mainetti: “Più che con Trump e con lo zampino vendicativo che l’intemperante presidente degli Stati Uniti ha messo nella chiusura di Weekley Standardha chiosato il notista politico Francesco Damato su Start Magazine – il collega e amico di Ferrara se l’è presa con l’editore scrivendo così: “Questo succede quando capitali aziendali si impossessano di un giornale d’opinione, cercano di abbassarlo al loro livello e poi si arrabbiano e si risentono quando la gente che ci lavora cerca di mantenere una misura accettabile di qualità intellettuale. E’ quello che accade quando gente con un assetto mentale populista decide che un’opinione ignorante ha lo stesso valore di un’opinione istruita, che l’ignoranza vende meglio della mente educata”.

NUOVI AZIONISTI IN ARRIVO AL FOGLIO?

Così c’è chi dice che Ferrara e Cerasa siano all’opera per trovare nuovi azionisti in previsione dell’uscita di Mainetti. Che, comunque, a leggere un lungo articolo di Repubblica dell’8 gennaio, era tutt’altro che turbato per le sorti del suo gruppo visto che era tranquillamente “seduto nel salottino della stanza “presidenziale” all’ultimo piano dei suoi prestigiosi uffici in Via del Tritone a Roma”.

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