Economia

Def, ecco come (non) sarà la Flat tax

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Fatti, numeri, indiscrezioni e scenari sulla Flat tax dopo lo scarno Def approvato il 9 aprile dal consiglio dei ministri

 

La Flat tax “si farà”, nonostante i dati che certificano la frenata dell’economia. Ma è chiaro che adesso la realizzazione del programma di governo M5S-Lega richiederà “più tempo”.

Ad osservarlo sono oggi fonti leghiste dopo l’approvazione del Def in Consiglio dei ministri, che aggiungono: “L’Iva non aumenterà”. Un modo per scongiurare l’ipotesi caldeggiata dal Tesoro e da Tria per trovare le risorse utili alla copertura della Flat tax.

Ma il sottosegretario Giancarlo Giorgetti della Lega oggi ha detto: “Se la Flat tax si farà con l’aumento dell’Iva? Questo si vedrà nella legge di bilancio, adesso non si può ancora dire”. Mentre il premier Giuseppe Conte ha fatto riferimento ad altri tipi di coperture (qui l’approfondimento di Start Magazine su come e quanto il governo discute sulla questione Iva-Flat tax)

Della Flat tax il Def non fissa aliquote. E’ stata però espressa la volontà di portare benefici fiscali al ceto medio e di sostenere i cantieri pubblici.

FLAT TAX, CHE COSA C’E’ E NON C’E’

Della riforma del prelievo fiscale compare un riferimento diretto a quel contratto di governo, e pur cancellando dalle bozze iniziali i riferimenti diretti a quella dual tax a due aliquote annuncia che l’intervento si concentrerà sul «processo di riforma delle imposte sui redditi (“flat tax”) e di generale semplificazione del sistema fiscale, alleviando l’imposizione a carico dei ceti medi». Il tutto «nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica definiti nel Programma di Stabilità».

LE PAROLE DI TRIA

Nessuna indicazione di dettaglio, dunque, su quello che dovrà essere il nuovo fisco per i contribuenti Irpef. Come più volte ripetuto dallo stesso ministro dell’Economia, Giovanni Tria, di riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche se ne parlerà in autunno: «Nella legge di Bilancio per il prossimo anno» si legge ora nel Def.

CHE COSA SI DICE DELLA FLAT TAX NEL PNR DEL DEF

Qualche riferimento esplicito a una “flat tax” si ritrova nel Piano nazionale delle riforme (Pnr), allegato al Def, dove la tassa piatta, viene ritenuta «il concetto chiave» per «la graduale introduzione di aliquote d’imposta fisse, con un sistema di deduzioni e detrazioni che preservi la progressività del prelievo». E viene indicata anche una possibile strada per recuperare le risorse necessarie a coprire il costo di una riforma con cui il Governo punta esplicitamente a «ridurre il cuneo fiscale sul lavoro».

DA DOVE ARRIVERANNO LE RISORSE PER LA FLAT TAX

Le risorse arriveranno da una «riduzione delle spese fiscali, salvaguardando quelle destinate al sostegno della famiglia e delle persone con disabilità». E già con la prossima manovra per il 2020 ci sarà un «paziente lavoro di revisione della spesa corrente» e «delle agevolazioni fiscali». Salvaguardare le famiglie e le categorie più deboli potrebbe voler dire che la revisione delle tax expenditures sarà selettiva in relazione a soglie di reddito.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

Stando comunque alle schermaglie politiche dei due alleati di governo il percorso che dovrà portare alla “dual tax” non sarà certo facile. Da una parte la Lega che rilancia a più riprese un prelievo del 15% per le famiglie con reddito fino a 50mila euro. Un regime di tassazione sperimentale e opzionale, basato sull’introduzione del reddito familiare (oggi vietato dal nostro ordinamento) che prevede un meccanismo di sconti fiscali per il nucleo (3.000 euro a componente). A sostenere il costo le cui stime variano tra i 12 e i 17 miliardi di euro dovrebbe contribuire il taglio delle detrazioni per carichi familiari. A questa ipotesi si affianca un’altra simulazione del Mef che aveva ipotizzato, tanto da comparire in una bozza del Pnr, una tassa al 15% per le famiglie fino a 30mila euro.

Dall’altra parte i cinque stelle che, puntando alla “dual tax” come obiettivo di legislatura, propongono come primo modulo di intervento sull’Irpef lo stesso schema presentato lo scorso anno nel programma elettorale: una no tax area a 10mila euro (ora è a 8mila), la riduzione da 5 a 3 aliquote Irpef con la prima al 23% per redditi da 10 a 28mila euro, del 27% per chi dichiara da 28mila a 100mila euro e del 42% oltre i 100mila euro. Per garantire la progressività del prelievo tutelando il ceto medio e le famiglie viene previsto un coefficiente familiare con sconti che variano da 10mila euro di detrazione per un solo componente a 25mila euro se la famiglia è costituita da 6 soggetti.

Come si vede, le posizioni sono ancora molto distanti e il confronto più che mai aspro. Anche perché nessuno dei due alleati può permettersi di giocare un ruolo subalterno nella sfida per il taglio delle tasse. Almeno non prima del voto europeo.

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