Economia

Decreto Sostegni, ecco aspetti positivi e deludenti delle misure fiscali

di

pace fiscale

Gli aspetti positivi (e l’aspetto negativo) sulla parte fiscale del decreto Sostegni. Il commento del commercialista Giuliano Mandolesi

 

“E’ solo il primo di una serie di interventi a sostegno delle imprese”.

Un mantra ripetuto da molti esponenti del governo nel corso della settimana e confermato nella conferenza stampa di ieri sia dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, che dal ministro dell’Economia e delle finanze, Daniele Franco.

Insomma, chi si aspettava un grande intervento con finalità perequativa capace di ristorare in maniera importante i soggetti colpiti dal Covid dovrà ancora attendere anche se il decreto Sostegni, primo dell’era Draghi, segna un importante cambio di passo rispetto i precedenti decreti Ristori.

Partiamo dagli aspetti positivi.

Primo tra tutti è che vengono superate le logiche selettive che hanno ridotto la platea dei beneficiari dei precedenti contributi generando disastrose iniquità tra soggetti comunque meritevoli di sostegno.

Si tratta dei requisiti richiesti dalle norme che si sono succedute nel corso del 2020 per beneficiare dei contributi statali come quello dei codici ATECO, incapaci di identificare interamente le filiere colpite dalla crisi economica o il parametro della riduzione del fatturato aprile 2019 su aprile 2020, perpetrato in tutti i provvedimenti di fine 2020 che ha invece fatto fuori da ogni tipo di ristoro le attività stagionali.

Non va dimenticato neanche il requisito “dei colori”, ovvero quello di avere il domicilio o la sede operativa in zona rossa o arancione, che ha generato un vero e proprio rebus fiscale per individuare i possibili beneficiari in uno scenario in continuo mutamento.

Su questo il dl Sostegni è lineare, spetterà a tutti i contribuenti con contrazione media del fatturato annuo 2019 rispetto al 2020 pari almeno al 30%.

Altro aspetto positivo è che si tratta di un decreto doppiamente inclusivo che abbraccerà i grandi esclusi dai precedenti decreti di ristoro ovvero il mondo dei professionisti.

L’aspetto negativo è invece uno solo, legato ancora una volta al gioco delle percentuali che determinano poi l’ammontare del contributo.

Le percentuali indicate, che vanno dal 60% al 20% a seconda del fatturato del beneficiario, sebbene possano sembrare elevate, molto più elevate delle precedenti, si applicano ad un ammontare assai ridotto ovvero sulla differenza tra l’ammontare medio mensile del 2020 e quello del 2019.

In parole povere quindi l’ammontare di partenza è pari ad un dodicesimo della contrazione del fatturato annuale 2019 rispetto al 2020.

Detto ciò le percentuali effettive del sostegno varieranno dal 5% (la massima) al 1.66% la minima, cifre molto lontane da quelle attese da imprese e professionisti.

Giuliano Mandolesi

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