Economia

Decreto Rilancio in pillole tra tagli e spese

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debito

Sintesi del decreto Rilancio: numeri, commenti e curiosità

Debito, debito debito, mediante emissioni di titoli di stato. E poi tagli alle spese militari, alle capitanerie di porto, ai vigili del fuoco e al funzionamento delle forze dell’ordine. Risparmi anche sul versante degli incentivi alle imprese per l’export, sul fronte della messa in efficienza della macchina della giustizia e sul capitolo ricerca. E maggiori entrate, grazie all’emersione dei rapporti di lavoro in nero e a un saldo atteso positivo, tra entrate e uscite, derivante dal ricorso all’ecobonus, al sisma bonus, alla diffusione del fotovoltaico e delle colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici. Il decreto legge Rilancio (n. 34/2020), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 128 del 19 maggio 2020, si finanzia così. Con un elevato ricorso all’indebitamento, un saldo positivo tra questo e il fabbisogno atteso, e una sforbiciata da 3 miliardi di euro al fondo che incentiva la popolazione a utilizzare i pagamenti elettronici. Il tutto, ovviamente, all’ombra lunga dello scostamento di bilancio da 55 miliardi di euro, autorizzato a fine aprile dal parlamento assieme al varo del Documento di economia e finanza (Def); sforamento autorizzato da Bruxelles, che va ad aggiungersi a quello già deciso nel marzo scorso, per altri 20 miliardi di euro. Totale: 75 miliardi di euro per il 2020 di deficit aggiuntivo già in porto.

Sempre sul versante delle coperture, la relazione tecnica al decreto legge spiega anche che dal saldo maggiori entrate — minori uscite, quanto non coperto da nuovo deficit e da tagli al fondo per i pagamenti elettronici determina un aumento in termini di fabbisogno e indebitamento netto per le casse dello stato pari a circa un miliardo di euro per il 2020, quasi 1,5 miliardi di euro per il 2021 e a 60,62 milioni di euro a partire dal 2033.

Il debito usato per cancellare le clausole di salvaguardia. Sul versante degli interventi a cui assicurare copertura finanziaria per via del minor gettito o delle spese da sostenere, si segnala, in primis, la definitiva sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, cioè l’abrogazione della misura che dal primo gennaio 2021 avrebbe fatto scattare l’aumento delle aliquote Iva e delle accise sui carburanti. Questa operazione, finanziata anch’essa mediante ricorso al deficit, oltre che al saldo positivo atteso tra entrate e uscite, e al taglio sul fondo pagamenti elettronici, vale complessivamente minor gettito per: 19,821 miliardi di euro nel 2021; 26,733 miliardi sul 2022; 27,004 miliardi sul 2023; 27,104 miliardi sul 2024 e 27,204 miliardi sul 2025.

C’è poi lo sgravio Irap. L’esonero dal saldo per il 2019 e dalla prima rata di acconto 2020 a favore di lavoratori autonomi e imprese, con ricavi non superiori a 250 mln di euro, vale 3,95 mld di euro, In aggiunta a questo, il decreto Rilancio prevede la costituzione di un nuovo fondo, presso il ministero dell’economia, per ristorare le regioni dalla perdita di gettito Irap non compensata nell’ambito del finanziamento della sanità: budget a disposizione 448 mln per il 2020.

Aiuti a fondo perduto. Infine, c’è da segnalare questa partita; una misura molto attesa dalle imprese. Per questi interventi, il decreto Rilancio prevede una spesa complessiva a carico dello stato di 6,192 mld di euro.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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