Economia

Decreto Rilancio, ecco che cosa (non) va

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Analisi e consigli sul decreto Rilancio. L’intervento di Salvo Politino e Giuseppe Spadafora, vicepresidenti Unimpresa

Tre ori vincono, tre ori perdono. Dove stanno i 55 miliardi di euro? A differenza della sconosciuta potenza di fuoco da 400 miliardi (ovviamente mai concessi dall’Europa), questa volta i soldi ci sono. 55 miliardi a debito e che andranno sommati al debito pubblico che ogni anno ci costa più o meno 70 miliardi di soli interessi.  Ma attenzione, a lenire le ferite economiche di 3 mesi di inattività, non ci saranno 55 miliardi ma al massimo 12 che serviranno per la cassa integrazione, per i bonus da 600/800 euro e per poche altre cose. Tutto il resto sta solo sulla carta in crediti di imposta e come sa, chi di questo argomento ne mastica, questo strumento ha dei limiti.

Entrando nel dettaglio: per le spese per sanificazione in credito di imposta, perché invece non utilizzare Invitalia con i bandi? Credito di imposta 110% su ristrutturazione immobili ecosisma ecobonus, ma non per tutti. Fatto solo per favorire i grossi gruppi imprenditoriali che avranno la forza di sostenere le spese di ristrutturazione e che daranno i sub appalti a tecnici ed aziende piccole e medie al 50% del valore di appalto. Intervento diretto fino al 25% dei mancati fatturati riferibili al 2019. In questo caso poi è talmente complesso e complicato fare i calcoli che un semplice commercialista non sarà in grado di esperire le richieste. Per semplificare, diciamo che ad aprile 2019 hai fatturato 100 mila euro e ad aprile 2020 solo 50 mila. Il 25% sarà la risultanza della sottrazione di aprile 2019 meno aprile 2020 e sulla differenza, previa autorizzazione di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate vengono erogati circa 10 mila euro. Canoni di locazione ed Irap, e anche qui troviamo un bel credito di imposta valevole niente il 60%.

Domanda: ma se non ho incassato, quindi non ho fatturato, parliamo di Irap? Rimarrà da pagare l’affitto per intero ma senza aver prodotto e si potrà beneficiare di un credito che non potrò compensare perché non ho venduto. Comprendiamo che la situazione è questa e i conti si fanno con quello che c’è in tasca, e per questo proponiamo un paio di semplici cose: il bonus eco sisma lasciatelo così com’è ma limitate i sub appalti con soglie minime di assegnazione al 90%; sburocratizzate il sistema delle autorizzazioni ed inserite un comma che preveda in caso di sisma eco bonus, una procedura autorizzativa delle licenze e permessi (ufficio tecnico, genio civile, asl, enti vari e soprattutto la sovrintendenza ai beni culturali che quando va bene ti rigetta i progetti 3 volte e dopo un anno ancora discute sul colore della facciata dello sgabuzzino per gli attrezzi) con il silenzio assenso entro 30 giorni dalla presentazione dei documenti. Obbligate i Comuni a dimezzare le tasse sul suolo pubblico ovvero raddoppiate le superfici allo stesso costo.

Togliete il prezzo imposto alle mascherine, sarà il mercato a determinare il prezzo, altrimenti mascherine non se ne troveranno. Per almeno 3 anni eliminate tutti gli oneri per le assunzioni a tempo indeterminato. Riabilitate i voucher per le assunzioni stagionali in tutti i settori che lo richiedano. Poche semplici cose a costo zero ma che se non adottate creeranno ulteriore disoccupazione. A febbraio avevamo previsto una riduzione del Pil di oltre il 10%, e se non verranno adottate le misure proposte avremo un differenziale Debito Pubblico/Pil al 165% e almeno altri 2,5 milioni di disoccupati ed inattivi.

Se non si comprende che il sistema Italia è sostenuto in buona parte da piccole e medie imprese, le uniche categorie in questo momento senza difese, la strada continuerà ad essere in salita per tutti ma chi ha il know how potrà scegliere di andare via, chi non avrà la forza di sopravvivere chiuderà e vorrà il reddito di cittadinanza e chi non potrà fare nulla si dovrà affidare agli strozzini o peggio alla mafia. Comunque sia, chi perderà più di tutti sarà la politica, perché il popolo se c’è da soffrire lo sa fare e si sa adattare, ma fino ad un certo punto.

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