Economia

Decreto e codici Ateco, ecco i settori che il governo ha escluso e incluso. Confronto tra bozza e decreto

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conte Conte emergenza

Cosa c’era nella bozza del Dpcm circolata e cosa c’è nel testo finale del provvedimento firmato da Conte

Dopo l’annuncio di sabato notte da parte del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e una giornata di attesa è arrivato ieri sera il decreto che dà una stretta all’attività industriale del Paese a causa dell’emergenza coronavirus. Il Dpcm sarà valido da mercoledì 25 marzo fino al 3 aprile prossimo mentre da oggi le aziende che devono chiudere i battenti possono completare le attività necessarie alla sospensione, compresa la spedizione della merce in giacenza. Ieri mattina è circolata una bozza del provvedimento che comprendeva un elenco di 100 codici Ateco mentre nel testo firmato da Conte il numero è ridotto a 80.

IL DECRETO INTEGRALE

COSA STABILISCE IL DECRETO

In sostanza con il provvedimento già pubblicato in Gazzetta Ufficiale rimane in funzione l’intera filiera alimentare per bevande e cibo, quella dei dispositivi medico-sanitari e della farmaceutica e diversi servizi (informazione, assicurativi, bancari, call center). Da notare che la lista decisa da Palazzo Chigi si può aggiornare tramite decreto del ministero dello Sviluppo economico, sentito il ministero dell’Economia.

Un ruolo importante viene affidato ai prefetti che possono sospendere le attività se ritengono che nelle aziende non sussistano le condizioni perché continuino. Inoltre si stabilisce che possono proseguire le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto o un pericolo di incendi. In questo caso l’azienda è tenuta a darne comunicazione al prefetto che comunque può decidere di sospendere le attività se giudica che non sussistano le condizioni per proseguire.

ECCO LE ATTIVITA’ CHE SONO ENTRATE E QUELLE CHE SONO USCITE DAL DECRETO

Come si diceva, tra il decreto e la bozza del Dpcm c’è uno scarto di 20 voci.

Andando a curiosare tra i due elenchi per esempio si nota che in quello finale saltano i codici Ateco 25 (fabbricazione di prodotti in metallo), 28.94.30 (fabbricazione di apparecchiature e di macchine per lavanderie e stirerie), 28.99.10 (fabbricazione di macchine per stampa e legatoria), 28.99.20 (fabbricazione di robot industriali), 46.43 (commercio all’ingrosso di elettrodomestici, elettronica di consumo audio e video). E ancora 46.47.3 (commercio all’ingrosso per articoli di illuminazione), 46.5 (commercio all’ingrosso di apparecchiature ICT), 46.69.20 (commercio all’ingrosso di materiale elettrico per impianti), 46.69.99 (commercio all’ingrosso di altre macchine e attrezzature), 46.73.10 (commercio all’ingrosso di legname e semilavorati in legno).

In alcuni casi però salta il codice che rappresenta il macrosettore ma vengono introdotti quelli di attività più specifiche sempre inerenti allo stesso settore. Evidentemente si è avvertita non solo la necessità di maggiore chiarezza ma anche quella di limitare il numero di imprese attive e di dipendenti al lavoro fuori casa. E’ il caso del codice 23 (fabbricazione di altri prodotti lavorati di minerali non metalliferi) che viene eliminato per far spazio a 23.19.10 (fabbricazione di vetrerie per laboratori, per uso igienico, per farmacia) e di 26 (fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica) ma entra 26.6 (fabbricazione di apparecchi per irradiazione, apparecchiature elettromedicali ed elettroterapeutiche).

Oppure il caso di 27 (fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche) che viene sostituito da 27.1 (fabbricazione di motori, generatori e trasformatori elettrici e di apparecchiature per la distribuzione e il controllo dell’elettricità), che sono fondamentali negli ospedali nel caso venga a mancare l’elettricità.

Salta del tutto il codice 24 (metallurgia) mentre rimangono tutti quei codici che riguardano l’istruzione (85), l’assistenza sanitaria (86), la riparazione di computer, telefoni, elettrodomestici (95.11.00, 95.12.02, 95.12.09) e l’attività di colf e badanti (97). E ancora servizi di informazione e comunicazione (da 58 a 63), attività finanziarie e assicurative (da 64 a 66), servizi veterinari (75).

Escono tutta una serie di codici (9 in totale, da 77.11 a 77.39.93) relativi al noleggio di autovetture, autocarri, mezzi di trasporto terrestre, di trasporto aereo, di trasporto marittimo e fluviale, container.

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RICOMPRESO IL SETTORE DELLA DIFESA E DELL’AEROSPAZIO

Importante novità nel passaggio fra le due versioni del Dpcm è l’ingresso nella versione finale delle “attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto della provincia ove sono ubicate le attività produttive”.

Ancora una volta un ruolo decisivo viene dunque affidato a questa figura: forse un provvedimento che delega un margine troppo ampio alla discrezione del prefetto. In un momento peraltro di grave emergenza sanitaria e che prelude a una sicura crisi economica, non solo nazionale.

IL COMMENTO DI LITURRI

Anche la decisione di procedere alla scelta delle attività che debbano proseguire in base ai codici Ateco ha sollevato più di qualche perplessità. Come nel caso dell’analista Giuseppe Liturri che in un post su Twitter ha scritto: “Solo degli scappati di casa potevano pensare di selezionare le attività essenziali basandosi sui codici ATECO. Un disastro”. Aggiunge un commercialista: “I codici Ateco spesso non sono aggiornati. Inoltre molte aziende ne hanno più di uno, pur diverso dall’attività principale (codice secondario, si chiama) e quindi riusciranno a stare aperte. E comunque non sono sufficienti a “ritagliare” bene campo delle attività”.

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LA BOZZA E IL TESTO UFFICIALE

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