Economia

Debito, austerity, patrimoniale e manovra. Così il cauto Tria bastona i tecnici della Commissione europea

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Che cosa ha detto oggi il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, su debito, austerity, patrimoniale e manovra

Attenzione alle personalità moderate dai toni felpati, perché quando si inalberano sanno essere più tranchant e senza peli sulla lingua rispetto a coloro che usano sempre toni sopra le righe.

E’ quello che avranno pensato oggi molti osservatori e addetti ai lavori nei palazzi della politica e della finanza ascoltando le parole che il ministro dell’Economia, il cauto e garbato Giovanni Tria, economista che anche quando scriveva sui giornali usava smussare gli angoli, indirizzate più o meno direttamente ai tecnici della Commissione europea.

Parole che avranno sorpreso tutti quei cronisti che da tempo si esercitano a trovare dettagli che portano acqua al mulino della tesi secondo cui il titolare del Tesoro non è per nulla convinto dell’azione complessiva del governo in materia di politica economica e che non condivida di fatto in larga misura l’impostazione politica del governo giallo-verde.

Ecco quello che ha detto oggi Tria. Una difesa a spada tratta della manovra del governo. Una difesa per nulla tecnica di prammatica. Ma politica.

VADE RETRO MANOVRE RECESSIVE

Secondo il ministro, che parlava della potenziale proceduta di infrazione europea contro l’Italia dopo la bacchettata della Commissione Ue alla manovra del nostro Paese, «per evitare questa procedura sul debito noi dovremmo fare una manovra di restrizione fiscale violentissima, andare a un deficit dello 0,8%, che per una economia in forte rallentamento sarebbe un suicidio, non credo che la Commissione si aspetti una reazione di questo tipo anche se formalmente rispettosa delle regole di bilancio». Una bastonata in piena regola al governo europeo, che di fatto secondo il Tesoro chiede una manovra recessiva quando l’Italia ha necessità di tutt’altro.

REDDITO DI CITTADINANZA E PENSIONI

Non solo. Il titolare del Mef rassicura anche sulle due riforme cardine volute da Luigi Di Maio e Matteo Salvini: il ministro – che ha chiarito che la riforme delle pensioni e l’introduzione del reddito di cittadinanza «si faranno nel più breve tempo possibile. È previsto un collegato ma anche la possibilità di decreti legge per partire» – ha anche risposto a una domanda su eventuali manovre «correttive» allo studio da parte del governo, dicendo che «non ha senso discutere di una prospettiva che non c’è ancora».

DOSSIER SPREAD

Tria ha poi aggiunto che il livello di spread a 300 «preoccupa se viene mantenuto a lungo. Ma lo spread non può dipendere dal disavanzo per il 2019 al 2,4%».
La manovra 2019 è stata pensata «per uscire dalla trappola della bassa crescita». «Le nostre preoccupazioni su un rallentamento sono confermate» e questo rende ancora «più necessario confermare l’effetto anticiclico della manovra», ha sottolineato il ministro dell’Economia.

IL RILANCIO DEGLI INVESTIMENTI

Le misure contenute nella legge di Bilancio, ha proseguito, «aiuteranno il Paese a crescere per assicurare un maggior benessere ai nostri concittadini». Il rilancio degli investimenti, le misure di contrasto alla povertà e le politiche attive del lavoro, ha proseguito il ministro, «avranno un impatto positivo soprattutto nelle aree del Mezzogiorno» dove più forte si avverte la differenza con il resto d’Italia, «in modo da raggiungere l’obiettivo fondamentale di colmare il gap con l’Europa che si deve in gran parte proprio al divario territoriale» interno al nostro Paese.

NIENTE PATRIMONIALE, NIENTE SUICIDI

«È ovvio che non si farà la patrimoniale, sarebbe un’azione suicida». Il ministro dell’economia, Giovanni Tria, in audizione in Parlamento sulla manovra 2019, torna a parlare delle misure fiscali dopo l’ennesimo scontro con la Commissione europea: «Non stiamo parlando di situazioni greche, gli aggiustamenti che possono essere fatti sono tanti e in modo molto più puntuale, senza implicare elementi di emergenza». E sulle stime rese note da Bruxelles sul deficit italiano e la crescita, specifica: «Se polemica c’è, è prettamente tecnica, non politica, non mette in discussione il dialogo. Moscovici non c’entra niente. Le stime vengono fatte da organismi tecnici, che devono essere indipendenti. È inutile alzare i toni su questa cosa che ha una portata limitata. All’1,2% di crescita non può corrispondere, con tutto rispetto per gli uffici tecnici della Commissione, che hanno pari dignità con i nostri uffici, il 2,9% di deficit. Sono stime non giustificate, anche ammettendo rallentamento».

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