Economia

Pensioni Inps, ecco i numeri veri su previdenza e assistenza

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L’analisi di Pietro Gonella

Risulta fondamentale far conoscere a platee più ampie i dati macroeconomici dell’INPS, tratti dal Rapporto n. 6 anno 2019 curato dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, Rapporto che – presentato nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati il giorno di mercoledì 13 febbraio 2019 – contiene i dati ufficiali storici relativi all’INPS per l’anno 2017.

Al riguardo si rivela necessaria una premessa chiarificatrice del contenuto di due importanti acronimi esistenti nello scenario previdenziale italiano riferibile all’INPS:

GIAS – Gestione Interventi Assistenziali (riguarda pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, pensioni di guerra, altre prestazioni assistenziali di cui integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali, etc.) – Importo complessivo 2017 di € 35,582 miliardi di euro.

GPT – Gestione Prestazioni Temporanee (riguarda una serie di prestazioni a sostegno del reddito nei casi di inoccupazione, malattia e maternità fornendo anche sostegno alla famiglia attraverso gli assegni al nucleo famigliare e provvedendo alla copertura dei periodi di non lavoro con il versamento dei contributi figurativi che contribuiranno alla formazione della pensione) – Importo complessivo 2017 di € 20,081 miliardi di euro.

Nel 2017 la spesa pensionistica è stata pari a 220.843 miliardi di euro a fronte di entrate contributive pari a 199,842 miliardi di euro con uno sbilancio/saldo negativo di 21,001 miliardi di euro. Questi dati generano l’opinione diffusa di una spesa pensionistica troppo alta, opinione da confutare se si va a calcolare la “spesa previdenziale”, cioè quella coperta dai contributi realmente versati. In questa direzione dall’importo di 220,843 miliardi di euro occorre detrarre 19,281 miliardi di GIAS relativi ai dipendenti pubblici e alle maggiorazioni sociali e integrazioni al minimo per il settore privato. Ed altrettanto va fatto sul versante delle entrate contributive dalle quali occorre detrarre i trasferimenti a carico di GIAS e GPT (prevalentemente per le contribuzioni figurative) pari a 14,363 miliardi di euro e i contributi effettivamente pagati dalla “produzione” (lavoratori e aziende). Tali contributi ammontano a 185,479 miliardi di euro contro i 201,562 miliardi di spesa al netto delle due voci precedenti. Da tale ultimo importo va detratto l’ammontare totale dell’IRPEF pari a 50,508 miliardi (Irpef ordinaria 45,729 miliardi, Irpef addizionale regionale per 3,394 miliardi e Irpef addizionale comunale per 1,385 miliardi).

Se dalla spesa pensionistica al netto dell’assistenza si sottraggono le imposte, le uscite vere e reali dello Stato per le pensioni previdenziali scendono a 151,054 miliardi di euro.

Si riassume sinteticamente quanto detto sopra nella sottoriportata Tabella 1 riguardante i dati riferiti all’anno 2017:

A completamento delle informazioni sul mondo INPS si ritiene utile riportare una Tabella 2 che esplicita l’onere a carico della fiscalità generale ammontante complessivamente nel 2017 a 120,950 miliardi di euro.

IL CARICO FISCALE DEI PENSIONATI

I pensionati pagano le imposte come si specifica di seguito:
a) 10,46 milioni – il 66% circa del totale – non pagano imposte, anche grazie alle detrazioni:
b) 2,5 milioni – lo scaglione da 3 a 4 volte il minimo – versa un’imposta appena sufficiente a pagarsi la sanità pubblica (1.870 euro pro capite la media italiana),
c) 3 milioni restanti si accollano la gran parte dei 50,5 miliardi di Irpef.
Si visualizza quanto sopra esposto con la seguente tabella 3 esplicitante i dati salienti del carico fiscale in parola.

Il risultato da tenere ben presente è quello che vede gran parte dell’onere fiscale sulle pensioni gravare sul 19% dei pensionati, e in gran parte su quei quasi 890.000 pensionati che hanno pensioni sopra i 3.011 euro lordi al mese.

IL CARICO FISCALE DEGLI ITALIANI

La situazione dei 40.872.080 cittadini (su 60.589.445 residenti), che hanno presentato la dichiarazione dei redditi al 31 dicembre 2016, vede 18.357.865 contribuenti pari al 44,92% (due fasce: fino a 7.500 e da 7.500 a 15.000 euro), di cui circa 6 milioni di pensionati, pagare solo il 2,92% di tutta l’Irpef. A questi contribuenti corrispondono 27,214 milioni di abitanti che, considerando anche le detrazioni, pagano in media circa 169,5 euro l’anno. Calcolando che la spesa sanitaria nazionale pro capite è pari a circa 1.870 euro, per questi primi scaglioni di reddito la differenza tra Irpef versata e il solo costo della sanità ammonta a 49,3 miliardi che sono a carico degli altri contribuenti. Qui si parla solo della sanità ma poi ci sono tutti gli altri servizi forniti dallo Stato e dagli Enti Locali di cui pure questa platea di pensionati beneficia.

Sorge spontanea la domanda: chi paga l’Irpef e quindi finanzia il Welfare italiano? In merito questa è la situazione:
a) Il 5,52% dell’Irpef complessiva viene pagato da chi denuncia più di 300.000 euro, solo lo 0,087% dei contribuenti (circa 35.677 individui);
b) Il 2,89% dell’Irpef complessiva viene pagato da chi denuncia tra 200 e 300 mila euro, lo 0,126% dei contribuenti (circa 51.500 individui);
c) Il 18,68% dell’Irpef complessiva viene pagato da chi denuncia più di 100.000 euro, pari a 451.275 individui, solo l’1,10% dei contribuenti.
Sommando ai suddetti contribuenti anche i titolari di redditi lordi superiori:
1. a 55.000 euro lordi (in tutto 4,36% dei contribuenti) si ottiene una platea che paga il 36,53% dell’Irpef complessiva;
2. a 35.000 euro lordi (in tutto 12,09% dei contribuenti) si ottiene una platea che paga il 57,11% di tutta l’Irpef.

Si visualizza quanto appena esposto sopra con la seguente tabella 4 esplicitante i dati salienti del carico fiscale in parola.

EQUILIBRIO DEL SISTEMA PREVIDENZIALE ITALIANO

Il Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, presieduto dal Prof. Alberto Brambilla, evidenzia nel Rapporto in parola che il sistema previdenziale italiano è in equilibrio, come dimostra il trend di crescita registrato dalla spesa previdenziale nel quinquennio 2013-2017 con un aumento medio pari allo 0,88% e ancor meno al netto delle imposte. Ciò significa che la dinamica della spesa per le pensioni è sotto controllo e le riforme adottate hanno colto l’obiettivo di stabilizzarla.

Di contro, nello stesso periodo, la spesa assistenziale è cresciuta di 26,65 miliardi registrando un tasso di crescita del +5,32%, un incremento enorme molto superiore al tasso di inflazione e a quello del PIL e addirittura 6 volte superiore a quello della spesa per pensioni. Questa spesa, che è pari al 6,42 punti del PIL, vale oltre il 65% della spesa pensionistica al netto dell’Irpef e le relative prestazioni sono totalmente esenti da imposte.

SEPARARE LA PREVIDENZA DALL’ASSISTENZA

È sempre più impellente la necessità di separare la spesa previdenziale dalla spesa assistenziale. Da un lato per scongiurare che l’assistenza finisca per introitare/inglobare/mangiarsi l’intera previdenza, dall’altro per contrastare, con un’operazione – non più differibile – di trasparenza contabile, gli allarmi sulle pensioni da parte degli organismi economici internazionali e (le bocciature) delle agenzie di rating.

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