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I vertici di Curevac hanno giochicchiato con le azioni della società del vaccino-flop?

Curevac

L’articolo di Pierluigi Mennitti sulle manovre azionarie del consiglio di amministrazione di CureVac, l’azienda tedesca del vaccino che si è rivelato poco efficace in fase di sperimentazione

Alla fine quella di Curevac non è stata una storia coronata dal successo. Il vaccino si è arenato nella fase di sperimentazione, la sua efficacia contro il Covid si è fermata poco al di sotto del 50%, una percentuale troppo bassa nei confronti dei più veloci concorrenti e una doccia fredda per tutti coloro che hanno partecipato al progetto.

Ma ora salta fuori una notizia che riporta alla ribalta l’azienda di Tubinga. Secondo quanto rivelato da BusinessInsider.de e ripreso in seconda battuta da Handelsblatt, i 4 membri del consiglio di amministrazione di Curevac avrebbero venduto ancora a giugno buona parte delle azioni in loro possesso per un valore di 39 milioni di dollari (32 milioni di euro). Da agosto 2020 Curevac è quotata alla borsa statunitense e la prova sarebbe proprio nei documenti che l’azienda ha presentato il 21 giugno alla Securities and Exchange Commission, la SEC, la commissione di controllo della borsa Usa.

Sulla base di ulteriori fonti, come il rapporto annuale 2020 consegnato da Curevac il 21 aprile 2021 sempre alla SEC, BusinessInsider ha fornito anche ulteriori dettagli sui membri del consiglio di amministrazione. Il co-fondatore dell’azienda Florian von der Mülbe, che lo scorso aprile risultava ancora in possesso di 1,16 milioni di azioni, ne aveva vendute entro giugno quasi la metà: circa 500.000, il 46%, ricavandone 33,7 milioni di dollari, nonostante il loro corso si fosse già praticamente dimezzato rispetto agli inizi, a seguito delle difficoltà e dei ritardi che il vaccino Curevac stava incontrando. Von der Mülbe è stato il direttore operativo fino al 30 giugno, il suo abbandono è stato sorprendente.

L’attuale responsabile del settore finanziario Pierre Kemula si è liberato di 33.000 azioni (il 93%) ricavando 2,1 milioni di dollari. La direttrice del dipartimento sviluppo Ulrike Gnad-Vogt e la responsabile del settore tecnologico Mariola Fortin-Mleczek hanno messo in vendita il 99% delle azioni in loro possesso: circa 22.500 ciascuna per un guadagno di 1,4 milioni di dollari.

“Quel che salta agli occhi è che tutti i membri del consiglio di amministrazione abbiano messo in vendita quasi l’intera totalità delle azioni Curevac in loro possesso”, ha osservato l’Handelsblatt, “e sebbene la regolare vendita di azioni di un’azienda da parte di componenti del suo cda sia una consuetudine, lo è meno quella di una vendita di tali dimensioni, un cattivo segnale inviato ai mercati”.

Dai documenti presentati alla SEC non è possibile rintracciare la data precisa della vendita delle azioni. Handelsblatt ripercorre la successione degli eventi. La sera del 16 giugno Curevac annuncia i risultati parziali della sperimentazione, secondo cui il vaccino anti-Covid raggiungerebbe un’efficacia del 47%. Il 17 giugno le azioni dell’azienda di Tubinga crollano del 40%, passando da 90 a 60 dollari. Fino al 21 giugno le azioni toccano ancora una punta di 68 dollari. I membri del consiglio di amministrazione hanno venduto le loro azioni a un prezzo medio di 62 dollari. Il 30 giugno il rapporto finale di Curevac conferma i dati deludenti parziali comunicati due settimane prima. Segue una nuova caduta in borsa. Curevac ha attualmente una capitalizzazione di mercato pari a 9,2 miliardi di euro, negli Stati Uniti il titolo vale 58,70 dollari, meno della metà del suo massimo di 127,53 dollari raggiunto a fine aprile.

L’azienda ha rilasciato una dichiarazione in cui si nega alcun legame tra la vendita delle azioni e la prospettiva e lo sviluppo futuro di Curevac e si assicura che nessuna azione sia passata di mano prima della pubblicazione dei dati sull’efficacia incriminati.

La Commissione europea aveva stipulato un contratto per 225 milioni di dosi del vaccino in caso di autorizzazione da parte dell’EMA. Curevac spera ancora in un via libera per gli under 60enni, tra i quali l’efficacia sale (si fa per dire) al 53%: al costo previsto di 10 euro a dose il contratto riuscirebbe ancora a salvare i conti dell’azienda, ma sarebbe davvero un azzardo vista l’abbondanza di altri vaccini molto più efficaci. Lo stesso governo tedesco, che detiene il 16% delle azioni di Curevac, ha di fatto tolto il vaccino di Tubinga da ogni piano vaccinale nei prossimi mesi. Solo un anno e mezzo fa le prospettive erano tutt’altre, Curevac sembrava essere in prima fila nella corsa al vaccino, tanto che gli Stati Uniti avevano cercato di assicurarsi un contratto per la somministrazione esclusiva del potenziale vaccino, manovra poi stoppata dal principale azionista di Curevac e dall’intervento del governo di Berlino.

Oggi l’azienda assicura diplomaticamente che l’intero cda “è convinto della tecnologia e si spende con energia per l’ulteriore sviluppo dell’azienda”. Ma allo stato dei fatti c’è piuttosto la vendita della quasi totalità delle azioni possedute dai suoi quattro dirigenti.

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