Economia

Cuneo fiscale crescente e orario di lavoro calante? Il Punto di Sabella

di

fisco

I risultati dell’ultimo rapporto Ocse “Taxing wages” e le proposte del presidente dell’Inps sull’orario di lavoro. Il Punto di Giuseppe Sabella

 

L’Ocse ha reso noti i risultati del consueto rapporto “Taxing wages” e, ancora una volta, nel nostro Paese si registra un aumento delle tasse sul lavoro: tra il 2017 e il 2018, infatti, il cuneo fiscale è aumentato di 0,2 punti percentuali, passando dal 47,7% al 47,9% (per un lavoratore medio single senza figli) e attestandosi di quasi 12 punti sopra la media Ocse, che è del 36,1% (36,2% nel 2017).

CHE COSA MOSTRA IL RAPPORTO OCSE

Si tratta del terzo cuneo fiscale più alto tra i 34 Paesi dell’area Ocse, dopo il Belgio (52,4%) e la Germania (49,5%), dove però i salari sono più alti del 30%. In Italia le imposte sul reddito e i contributi di sicurezza sociale combinate assieme rappresentano l’85% del cuneo fiscale totale, rispetto al 77% del cuneo fiscale medio dell’Ocse.

IL PESO DEL CUNEO FISCALE

Il rapporto Ocse indaga anche quanto pesano le tasse sulle famiglie. Nel caso di una famiglia con due figli il cuneo fiscale nel nostro Paese lo scorso anno si attesta al 39,1%, al secondo posto dietro la Francia (39,4%). Nel 2017 era al terzo posto.

I CONFRONTI

Tra il 2000 e il 2018, il cuneo fiscale in Italia è salito dello 0,8%, passando dal 47,1% al 47,9% per un lavoratore medio single senza figli, contro un decremento nei Paesi Ocse dell’1,3%, dal 37,4% al 36,1%. Tutto questo avviene, mentre sul fronte retribuzioni dal 2000 al 2017 si registra una crescita media soltanto di 400 euro all’anno, mentre nello stesso periodo in Germania la crescita media è di 5mila euro annui e in Francia di 6mila euro annui.

IL LIVELLO DEI SALARI

Il basso livello dei salari italiani si spiega non solo con l’alto cuneo fiscale ma anche con la scarsa crescita della produttività: nel periodo 1995-2015 – fonte Istat – la produttività del lavoro è aumentata a un tasso medio annuo dello 0,3%. La crescita della produttività in Italia è risultata, infatti, decisamente inferiore alla media Ue (+1,6%) e all’area euro (+1,3%). Tassi di crescita in linea con la media europea sono stati registrati per Francia (+1,6%), Germania (+1,5%) e Regno Unito (+1,5%). In Spagna il tasso di crescita (+0,6%) è stato più basso della media europea ma più alto di quello italiano.

LA PROPOSTA DI TRIDICO (INPS)

In sintesi, sia per quanto concerne il cuneo fiscale che la produttività, nel nostro Paese va registrata la difficoltà di costruire uno scambio virtuoso tra impresa e lavoro. Per questo motivo, l’ipotesi della riduzione dell’orario – che oggi avanza il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ma di cui si discute da tempo – va vista con la giusta attenzione: il benessere dei lavoratori è sempre più elemento che entra nello scambio sotto forma di welfare e non vi sono dubbi che la riduzione dell’orario possa andare in questa direzione. Aggiungo anche che laddove vi sono casi di riduzione dell’orario, vi è la produttività individuale che cresce e che compito che le rivoluzioni industriali hanno storicamente assolto è quello di emancipare il lavoro dalla fatica. Nell’era di Industry 4.0 l’emancipazione è sempre più nel segno della conciliazione vita-lavoro.

Twitter: @sabella_thinkin

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