Skip to content

criptovalute

Criptovalute, tutti gli scazzi fra Usa e Ue

Trump spinge sulle criptovalute basate sul dollaro, mentre la Bce e l'Eurozona si preoccupano per la possibile fuga di depositi e la perdita di sovranità monetaria. L'articolo di Christian Spillmann tratto dal Mattinale europeo.

Le criptovalute puzzano di zolfo. Volatilità, manipolazione dei prezzi, insider trading, riciclaggio di denaro, finanziamenti occulti. Il mondo delle valute private è diventato una “giungla” con l’ingresso in scena di Donald Trump. Il presidente americano punta sulle criptovalute e utilizza la sua posizione per arricchirsi con le fluttuazioni dei bitcoin. L’ascesa delle valute private e decentralizzate minaccia le banche centrali e il potere degli Stati di battere moneta. L’Unione europea vuole regolamentare le cripto e tenta di salvaguardare la propria sovranità monetaria con l’euro digitale. Dopo la regolamentazione delle piattaforme digitali, una nuova controversia minaccia i rapporti tra l’Ue e l’inquilino della Casa Bianca.

Christine Lagarde non ama le criptovalute, perché non ha alcuna fiducia in questi attivi di investimento. “I bitcoin non entreranno mai nelle riserve della Banca Centrale Europea, perché le riserve devono essere liquide, sicure e non macchiate da sospetti di riciclaggio di denaro o altre attività criminali”, ha detto.

IL CROLLO DEL BITCOIN ALIMENTA LA SFIDUCIA

Il crollo del Bitcoin alimenta la sfiducia. Il re delle criptovalute è crollato. Il suo valore è sceso del 33 per cento da ottobre e la discesa probabilmente non è finita, amplificata da liquidazioni massicce. Il mercato cripto ha perso 1.000 miliardi di dollari in un mese. La fortuna di Satoshi Nakamoto, il misterioso creatore del Bitcoin, detentore di 1,1 milioni dei 21 milioni di Bitcoin in circolazione, è passata da 137 miliardi a 95,8 miliardi di dollari. “I grandi detentori realizzano i loro profitti e fanno scendere i prezzi. I piccoli detentori si spaventano e vendono. I prezzi crollano e i grandi detentori ricomprano in massa. La gente comune perde, i profittatori vincono”, ha spiegato al Mattinale Europeo un responsabile europeo.

“Le cripto sono estremamente rischiose, ma sono un modo per fare grossi profitti in tutta discrezione”, sottolinea il nostro interlocutore. Cinico, Eric Trump, secondo figlio del presidente americano, ha consigliato di “stare alla larga dalle cripto se non si può sopportare la loro volatilità”. Il Bitcoin probabilmente non diventerà mai una valuta di riserva. Secondo la BCE, la minaccia viene dalle stablecoin, le criptovalute ancorate a valute (dollaro, euro) e ad attivi reali come oro, argento o litio. La BCE lavora alla creazione dell’euro digitale e non nasconde la sua preoccupazione per ciò che accade dall’altra parte dell’Atlantico e per le conseguenze sull’Unione europea.

Donald Trump vuole porre fine all’indipendenza della Fed e chiede le dimissioni del suo presidente, Jerome Powell, considerato un ostacolo alla sua visione della gestione economica. Non ha alcuna intenzione di lanciare un dollaro digitale. Trump ha firmato un ordine esecutivo il 23 gennaio 2025 in cui spiega le sue motivazioni: “Proteggere gli americani dai rischi legati alle valute digitali delle banche centrali (CBDC), considerate una minaccia per la stabilità del sistema finanziario; proteggere la privacy degli individui e la sovranità degli Stati Uniti”. Il presidente americano vuole fare degli Stati Uniti il primo mercato mondiale delle cripto-attività e creare una riserva strategica di cripto. “Cosa c’è di meglio, quando ci si vede come il nuovo Imperatore, che emettere una criptovaluta e creare il proprio ecosistema finanziario?”, sottolinea Hubert de Vauplane, avvocato specializzato in diritto bancario e finanziario internazionale, in un’analisi per la rivista Le Grand Continent.

LA BCE IN ALLARME PER LE STABLECOIN

Il settore delle cripto-attività rappresenta una piccola parte (2 per cento) del valore degli attivi finanziari in circolazione nell’economia, rileva una nota del Tesoro francese. Ma le stablecoin attirano sempre di più e la BCE è allarmata. “Se gli investitori ritirano massicciamente i loro fondi per riversarsi sulle stablecoin, ciò potrebbe creare un effetto domino sui mercati finanziari”, ha avvertito Olaf Sleijpen, membro olandese del consiglio della Banca centrale europea, sulle colonne del Financial Times. “Una forte crescita delle stablecoin potrebbe portare a prelievi di depositi da parte dei privati, riducendo così una fonte importante di finanziamento per le banche e rendendole complessivamente più instabili”, notano gli autori di uno studio pubblicato dalla BCE. “Tra le stablecoin e l’euro digitale, due concezioni inconciliabili della moneta si oppongono: una privata e decentralizzata, l’altra centralizzata e statale, con in gioco la sovranità monetaria europea”, sostiene l’economista belga Bruno Colmant.

Gli Stati Uniti sono i primi detentori di cripto con 198.012 bitcoin al 2 ottobre 2025, seguiti da Cina (194.000), Regno Unito (61.125), Ucraina (46.315), Bhutan (12.284), El Salvador (6.246), Francia (308), Finlandia (90) e Georgia (66). Ma Trump mina la credibilità delle criptovalute con il suo comportamento. Il presidente americano ha coniato una moneta digitale con la sua effige, ha reintrodotto la politica nel dominio monetario e si arricchisce nella sua funzione. “Si pone una questione etica”, sottolinea un responsabile europeo. Trump ha lanciato con i suoi figli la propria piattaforma di cripto, la World Liberty Financial, e progetta di creare la sua stablecoin chiamata USD1. “Questo crea conflitti di interesse”, notano gli esperti europei. “Il presidente degli Stati Uniti disporrebbe così della propria moneta, certo ancorata al dollaro, ma utilizzabile come strumento di pagamento nelle transazioni economiche”, spiega Vauplane.

Secondo Moody’s, entro il 2030, il mercato delle stablecoin supererà i 500 miliardi di dollari, di cui il 20 per cento ancorato ad asset reali. Ma la principale vulnerabilità delle criptovalute risiede nella perdita di fiducia degli investitori riguardo al loro rimborso al valore nominale. “In caso di perdita di fiducia, un afflusso massiccio di richieste di conversione in valuta tradizionale provocherebbe un rischio di panico finanziario paragonabile a una fuga bancaria”, sottolinea Bruno Colmant. “Attualmente, i rischi per la stabilità finanziaria legati alle stablecoin sono limitati all’interno della zona euro, ma la loro rapida crescita giustifica un attento monitoraggio”, sostiene lo studio della BCE.

Le stablecoin possono servire a immagazzinare liquidità nell’ecosistema cripto. Possono anche essere utilizzate per trasferire rapidamente piccole o grandi somme in tutto il mondo, senza adeguati controlli in materia di lotta al riciclaggio di denaro. Un’inchiesta del Consorzio internazionale dei giornalisti di inchiesta ha svelato le falle del sistema denunciato da Christine Lagarde.

IL RUOLO DELL’ESMA

L’UE vuole rafforzare il controllo sulle società di criptovalute centralizzando la sorveglianza degli scambi. L’idea è di delegare la regolamentazione delle cripto-borse all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA). Un’altra iniziativa proviene dal Regno Unito, con la volontà di limitare le disponibilità in stablecoin a 20.000 sterline (26.840 dollari) a persona e di obbligare chi emette stablecoin a detenere il 40 per cento degli attivi sottostanti presso la Banca d’Inghilterra, dove non sarebbero remunerati.

“Nessuno potrà impedire la creazione di stablecoin denominate in dollari statunitensi garantite alla parità da buoni del Tesoro americano. Tuttavia, la loro emissione massiccia aumenterà la domanda di buoni del Tesoro e incoraggerà il governo americano a indebitarsi sempre di più. È facile immaginare come andrà a finire. Il processo inizia lentamente e si conclude bruscamente”, avverte Wolfgang Münchau.

E L’EURO DIGITALE?

“Un euro digitale è un modo per dare una risposta europea alla digitalizzazione del sistema finanziario europeo. Tuttavia, il modo migliore per garantire la sostenibilità a lungo termine della zona euro è superare le resistenze alla condivisione dei rischi”, spiega Alexandre Privitera in una nota per l’American German Institute.

L’euro digitale potrebbe imporsi per il sistema di pagamento al dettaglio attualmente dominato dalle società americane Visa/Mastercard. L’Ue potrebbe persino soppiantare il dollaro come valuta mondiale “se l’Europa integrasse la sua potenza militare e attuasse le riforme di Draghi”, sostiene Christine Lagarde. Con i “se”, l’Ue potrebbe rompere la sua dipendenza. Bisognerebbe però che comprendesse la minaccia delle stablecoin in dollari di Trump e avere il coraggio di affrontarla.

(Estratto dal Mattinale europeo)

Torna su