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Caricento, ecco perché i sindacati sbuffano su Credem

Credem

Obiettivi e polemiche (sindacali) sulla fusione per incorporazione fra il Credito Emiliano e Caricento. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Annunciata a ottobre dello scorso anno, sta procedendo con buona lena la fusione per incorporazione fra il Credito Emiliano e Caricento. Il gruppo guidato dal direttore generale Nazzareno Gregori – 598 filiali, 6.288 dipendenti e utile netto a fine 2020 a 201,6 milioni – punta a sinergie annue per 15 milioni, come ha detto il condirettore generale Angelo Campani presentando l’operazione, e gli attuali azionisti della banca ferrarese arriveranno a detenere il 2,62% di Credem. Intanto però cominciano ad arrivare i primi mal di pancia.

LA FUSIONE CREDEM-CARICENTO

Il 17 maggio scorso è decollata la fusione fra i due istituti di credito con il deposito della documentazione presso i relativi registri delle imprese. Un’operazione, ha rilevato Il Sole 24 Ore, “tra una realtà, quella di Cento, che rappresenta una frazione dei numeri di Credem (7 miliardi il total business – raccolta da 4,1 miliardi e impieghi per 3 – contro i 125 miliardi circa di Credem), ma che si distingue per qualità degli attivi e redditività, da sempre punti d’attenzione per la banca emiliana”. Senza dimenticare che Caricento è ben presente in un territorio, ossia la provincia di Ferrara – in cui Credem è attiva: “Da qua – rileva il quotidiano confindustriale – la possibilità di creare importanti sinergie, benché non siano previsti esuberi”. Caricento, come ricorda Credem nel comunicato stampa, ha una storia di oltre 160 anni a supporto del territorio e a fine 2020 aveva oltre 71 mila clienti attraverso 408 persone e una rete di 42 filiali e 5 Centri Private e Wealth Management, con una raccolta da clientela per 4,1 miliardi di euro e impieghi per 3 miliardi di euro.

La fusione per incorporazione, si legge ancora nella nota, prevede l’incorporazione di Caricento in Credem con uno scambio azionario di 0,64 azioni del gruppo maggiore per ogni azione dell’istituto di credito ferrarese. In tal modo gli azionisti di Caricento potranno disporre di un titolo azionario quotato sul MTA di Piazza Affari con un premio del 50% rispetto alla media dei due titoli nei quattro mesi precedenti alla comunicazione ufficiale dell’operazione (23 ottobre scorso) e ai valori attuali di Borsa arriverà un ulteriore beneficio di oltre il 16% per un aumento complessivo di oltre il 95%.

LE CRITICHE DEI SINDACATI A CREDEM

A vigilare sulla fusione anche i sindacati dei bancari che proprio in questi giorni lamentano il fatto che Credem non vuole mantenere alcune voci della retribuzione dei dipendenti di Caricento. “Con grandissima amarezza da parte del fronte sindacale, la trattativa con Credem non ha portato ad un accordo – affermano in una nota congiunta Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Unisin -. La negoziazione sindacale era finalizzata, lo si ricorda, a scongiurare le dannose ricadute economiche per il personale Caricento nella fusione tra le due banche. Nel rispetto di una prassi consolidata in questo genere di trattative abbiamo chiesto a Credem di mantenere ai lavoratori di Caricento le voci economiche in essere, peraltro risalenti agli accordi ex Acri degli anni ‘80 e, per la previdenza complementare, al 2009. Alla richiesta è stato posto un fermo rifiuto da Credem e quindi, dalla data di fusione, non saranno più corrisposti. Questo per noi è inaccettabile”.

Per i sindacati di categoria “la portata di tale diniego appare ancora più evidente se si considera che l’aggregazione in questione avviene tra banche sane, finalizzata alla crescita del giro d’affari congiunto”. Fabi, First, Fisac e Unisn evidenziano come le voci economiche di cui si chiedeva il mantenimento “avrebbero inciso per circa lo 0,1% dei costi del personale: nulla per Credem, ma un importo non trascurabile per i circa 350 dipendenti della Caricento, che non hanno certo scelto da chi farsi acquistare e che si aspettavano un accordo in linea con quanto avviene nel settore in situazioni simili”. Le organizzazioni sindacai si chiedono se sia “giusto che queste persone, semplici spettatori di un disegno concepito sopra le loro teste e senza essere stati minimamente coinvolti, debbano rischiare di vedersi decurtata la retribuzione? E che ciò vada a beneficio di un acquirente che dichiara nel 2020 più di 200 mln di utile”. Dunque i sindacati promettono che nei prossimi giorni delineeranno “le iniziative per tutelare le retribuzioni dei dipendenti Caricento” aspettandosi “il sostegno di tutte le istituzioni centesi, provinciali e regionali”.

LE NOVITA’ IN CDA PER CREDEMHOLDING

Intanto pochi giorni fa è arrivato il via libera da parte degli azionisti di Credemholding, la società che controlla il 78,59% del capitale sociale di Credem, al bilancio 2020 del gruppo che presenta un utile consolidato di 158,6 milioni, in crescita del 2,6% rispetto ai 154,6 milioni del 2019. L’assemblea ha pure deliberato la distribuzione di un dividendo di 2 euro per azione con cedola che verrà messa in pagamento a partire a partire da giovedì 24 giugno per un monte dividendi complessivo di 32.957.702 euro.

Inoltre è arrivato il disco verde per il nuovo consiglio di amministrazione (con otto 8 membri) che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio di esercizio al 2023. Confermati nel board Ignazio Maramotti quale vicepresidente, e poi Claudia Alfieri, Fabrizio Corradi, Benedetto Renda e Paolo Tadolini. New entry Barbara Ferrari, sono invece usciti l’ex presidente Giorgio Ferrari e Mariaelena Fontanesi. Lucio Iginio Zanon di Valgiurata è stato nominato presidente che potrà contare – oltre che su Maramotti – anche sull’altro vicepresidente Enrico Corradi. Questi ultimi sono presidente e vicepresidenti anche di Credem.

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