Economia

Caro Cottarelli, perché dici che la missione del governo M5S-Lega è impossibile?

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Nomine

Il Taccuino di Gianfranco Polillo tra mercati e politica, con una domanda a Carlo Cottarelli che ha rinnovato ieri le sue fosche previsioni sui costi del contratto di programma fra Movimento 5 Stelle e Lega

La giornata era partita male, con un forte caduta della borsa e spread in ascesa. Poi le cose erano leggermente migliorate. In coincidenza con l’apertura di Wall Street, tuttavia, nuovo rinculo. “Tornano segnali di tensione sui Btp italiani – questa la nota dell’Ansa – dopo che il premier Giuseppe Conte ha ribadito alcuni dei punti fermi del programma della coalizione Lega-M5s. Lo spread tra Btp decennale e Bund sfiora i 240 punti base, invertendo il trend ribassista degli ultimi cinque giorni dopo che aveva segnato 323 la scorsa settimana. Il Btp rende il 2,74%. Spread a 165 sulla scadenza a due anni, con il Btp che vede il rendimento tornare sopra l’1%.”

Le cattive notizie mattutine venivano dall’estero. Archiviati i toni oltraggiosi dei giorni precedenti, le élite europee rimanevano, comunque, caute. Questa volta a scendere in campo era stato, secondo quanto riportano alcuni analisti di IntesaSanPaolo, lo stesso Jens Weidmann, il potente capo della Bundesbank, possibile successore di Mario Draghi alla Bce. “Sarebbe tragico – queste in sintesi le sue parole – se l’Italia smontasse le riforme ed il consolidamento fiscale realizzato, nonostante la crisi”. Intanto Reuters batteva la notizia che, in aprile e maggio, la domanda di prestito dei bond italiani, su cui si costruiscono le posizioni a ribasso nei giorni successivi, era notevolmente aumentata. Raggiungendo la cifra di circa 1 miliardo di dollari. Munizioni pronte per essere utilizzate per affondare i titoli del debito sovrano italiano.

Questi movimenti richiamano un po’ le grandi manovre militari prima del possibile attacco. Peter Praet, capo economista della Bce, ha portato una buona novella. Che, tuttavia, per l’Italia, a quanto riferisce il Wall Street Italia potrebbe trasformarsi nel suo contrario. “I segnali che l’inflazione – ha sostenuto – sta convergendo verso il nostro obiettivo stanno migliorando. Sia la forza sottostante dell’economia dell’Eurozona e il fatto che questa forza sta progressivamente influenzando la crescita dei salari supportano la nostra fiducia che l’inflazione raggiungerà il nostro obiettivo”. Discorso per iniziati, tuttavia intellegibile. Con un’inflazione media stimata all’1,9 per cento verrebbero meno le ragioni, sostenute con forza da Mario Draghi, per il quantitative easing. Gli acquisti di titoli da parte della Banca centrale, in questo caso tenderebbero a ridursi notevolmente, con quali riflessi sulla dinamica dei tassi di interesse è facile prevedere.

Occhi puntati quindi sulla riunione del board del 14 giugno. In quella sede, forse, non saranno prese decisioni operative, visto che quello che conta è l’inflazione core (al netto cioè dell’andamento dei prodotti energetici) ed essa è di gran lunga inferiore. Mario Draghi ha quindi ancora qualche freccia al suo arco, sperando che non sia ulteriormente infastidito da polemiche inopportune provenienti dall’Italia. Ma forse dovrà accettare, come soluzione di compromesso, l’idea di indicare, con maggiore precisione le possibili scadenze, che marcheranno il ritorno ad una situazione di stabilità finanziaria. Il mercato, comunque, ci crede. E l’euro si è rafforzato nei confronti del dollaro.

Per fortuna, nel pomeriggio, le cose sono andate meglio. Il Ftse-mib ha recuperato, dopo una caduta pari all’1 per cento, per tornare in zona positiva, con una crescita dello 0,26 per cento. In rialzo soprattutto i titoli bancari. Molto meno Intesa che perde ancora lo 0,52 per cento, mentre Unicredit guadagna lo 0,91 per cento. Niente a che vedere, comunque, con gli atri Istituti di credito che mettono a segno rialzi fino al 5,93 per cento (Finecobank). Cedono invece i titoli industriali. Con prese di realizzo dopo gli incrementi dei giorni precedenti. Naturale.

PS: In nottata, durante la trasmissione di Porta a porta, Carlo Cottarelli ha confermato le sue previsioni sul programma di governo. A regime, secondo i suoi calcoli, costerà tra i 110 ed i 120 miliardi. Insostenibile. Per quanto ci riguarda non sapremo dire. Siamo abituati a fare i conti avendo davanti agli occhi il provvedimento legislativo e non le dichiarazioni d’intenti del “contratto-non contratto” siglato tra Lega e Cinque stelle. Differenza più che sottile. Visto che in quel documento manca ogni specifica, tipica di qualsiasi contratto: vale a dire gli aspetti quantitativi di ogni singola clausola e la relativa entrata in vigore. Per tornare a Cottarelli tutto dipenderà da quando scatteranno le disposizioni, che al momento non conosciamo nel dettaglio. Supponiamo, infatti, che entrassero in vigore alla fine della legislatura. Per allora, secondo le previsioni, a legislazione vigente. del Fondo monetario il Pil italiano dovrebbe crescere, in termini nominali, di 194,5 miliardi di dollari. Il che significa, all’incirca, maggiori entrate per quasi 100 miliardi. Non è troppo presto per dire che quella del Governo è una missione impossibile?

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