Economia

Cosa succederà a Francoforte (tra Brexit e Covid)

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La pandemia ha frenato l’ambizione di Francoforte di affermarsi come piazza finanziaria europea dopo l’addio di Londra all’Ue. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti

 

La pandemia è più forte della Brexit. Almeno per quel che riguarda l’ambizione di Francoforte di affermarsi come piazza finanziaria europea dopo l’addio di Londra all’Unione Europea. Lo sostiene un rapporto di Helaba, la Landesbank dell’Assia e della Turingia, anch’essa con sede a Francoforte, che ha valutato l’impatto che la crisi pandemica avrà sul settore bancario cittadino dal punto di vista dell’occupazione. L’atteso grande esodo dalla City londinese sarà dunque più che mitigato dalle conseguenze prodotte dal Covid.

LE OTTIMISTICHE PREVISIONI PRE-COVID

Eppure solo fino a qualche mese fa tutto sembrava andare secondo le aspettative migliori. Mentre altrove le politiche di ristrutturazione che stanno investendo il mondo bancario portavano a una riduzione degli occupati, la piazza di Francoforte si giovava di una tendenza opposta. Dal 2014 il numero degli occupati nel settore finanziario era costantemente aumentato, fino a raggiungere il numero di 65.000 posti di lavoro. Un aumento del 6%.

Poi è scoppiata la pandemia, il covid-19 ha aggredito persone ed economia e gli esperti di Helaba, gli stessi che ancora a inizio 2020 continuavano a prevedere che il trend positivo sarebbe proseguito anche negli anni a seguire, hanno dovuto rivedere le proprie carte.

LA SECONDA ONDATA ACCRESCE LE INCERTEZZE

I numeri sono stati rivalutati e nel calderone sono finite le statistiche sulla crisi economica scatenata dal virus, sulle conseguenze del primo lockdown, sulle incertezze e i rischi che hanno intorpidito i piani delle imprese. E nelle ultime settimane si sono aggiunti ulteriori dubbi su quanto ancora a lungo la pandemia condizionerà l’economia internazionale. La seconda ondata che con virulenza sta ora colpendo l’Europa impedisce di tracciare rendiconti definitivi: nessuno può oggi dire con esattezza per quanto tempo e quanto in profondità alla fine la crisi fiaccherà le economie, che ondata di inadempimenti bancari si trascinerà dietro e in quale misura tali perdite di credito inficeranno i bilanci degli istituti negli anni 2021 e 2022, e forse anche più in là.

IN DUE ANNI 2.000 POSTI DI LAVORO IN MENO

Tutte queste considerazioni hanno tuttavia già portato gli esperti di Helaba a una conclusione: Francoforte ha probabilmente già raggiunto il suo massimo livello e dal punto di vista occupazionale il settore finanziario conoscerà solo discese. Nel rapporto reso noto ieri si prevede una diminuzione di 2.000 posti di lavoro nel settore finanziario francofortese entro la fine del 2022.

“La pandemia rappresenta un ulteriore fattore aggravante e destinato presto a far sentire le proprie conseguenze”, ha spiegato alla Frankfurter Allgemeine Zeitung Gertrud Traud, capoeconomista di Helaba. Con il ripristino dell’obbligo di presentare istanza di insolvenza al più tardi all’inizio del 2021, si dovrà far conto in Germania con sempre più insolvenze, ha aggiunto.

I FATTORI CHE GRAVANO SUL SISTEMA TEDESCO

Un fattore che si somma a quelli che già da tempo impegnano le banche tedesche, come i bassi tassi di interesse, gli enormi costi per l’implementazione della digitalizzazione e l’adeguamento ai requisiti normativi imposti dalla vigilanza bancaria. Oltre che all’impatto negativo, anche di immagine, di scandali e corruzioni bancarie.

Gli analisti di Helaba concedono però anche sprazzi di ottimismo: secondo il rapporto, le sfide poste dalla pandemia saranno comunque sostenibili dal settore finanziario tedesco, almeno allo stato attuale dell’analisi possibile. A medio e lungo termine i rischi però restano elevati, sia sul piano nazionale che internazionale.

FRANCOFORTE TRA BREXIT E COVID

Per la piazza di Francoforte, tuttavia, Traud e i suoi ricercatori stimano effetti opposti. Il costante aumento di posti di lavoro nel settore finanziario cittadino è stato determinato dall’aumento del fabbisogno di personale, dovuto ai nuovi requisiti normativi dell’autorità di vigilanza bancaria, ma anche dalla Brexit.

La decisione dei cittadini britannici di uscire dall’Unione Europea ha spinto molte banche internazionali che avevano sede a Londra a riposizionarsi sul continente. La gran parte ha scelto Francoforte, principale piazza finanziaria tedesca e sede della banca centrale europea. Chi non ha spostato in Assia la propria sede centrale ha comunque potenziato il personale per poter avere basi operative efficaci ancora all’interno dell’Ue. Le autorità politiche cittadine, così come quelle federali, hanno fatto grandi campagne informative in Inghilterra per pubblicizzare al meglio il sito di Francoforte. Si stima che dal 2016 (anno del referndum nel Regno Unito) a oggi almeno 3.000 nuovi posti di lavoro siano stati realizzati nel settore finanziario a Francoforte grazie alla Brexit. La tendenza non si sarebbe dovuta arrestare, le stime dei nuovi occupati oscillavano tra 5.000 e 7.000. Al fenomeno della Brexit si è aggiunto anche quello nazionale del processo di concentrazione bancario, di cui hanno approfittato le sedi centrali degli istituti, che in larga maggioranza si trovano proprio a Francoforte.

Ma ora i morsi della pandemia non saranno più sanati dall’effetto Brexit, che negli ultimi tempi aveva anche controbilanciato i tagli di posti di lavoro di istituti come Commerzbank e Deutsche Bank, alle prese con duri piani di risanamento. Il rapporto di Halaba stima che in due anni l’occupazione nella piazza finanziaria di Francoforte diminuirà del 3%. Ma se la seconda ondata di Covid dovesse ulteriormente aggravare la situazione delle aziende tedesche, concludono gli analisti, c’è da temere un più forte consolidamento bancario in Germania: “In ogni caso, la pandemia è una sfida esistenziale che sta lasciando tracce evidenti a Francoforte come principale centro finanziario europeo”.

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