Economia

Il decreto Rilancio in pillole

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Che cosa prevede il decreto Rilancio sulla scia di Cura Italia e Liquidità. L’analisi di Ref Ricerche

Frutto di una lunga gestazione, il DL Rilancio è stato approvato dal governo a metà maggio, dando così definizione alle misure di sostegno anticipate nel DEF di aprile. Complessivamente, si tratta di uno dei più poderosi interventi di politica fiscale degli ultimi decenni. Vengono impegnate risorse per quasi 155 miliardi di euro nel 2020, che vanno a sommarsi ai 25 miliardi di euro stanziati con il Cura Italia, e altri 26 miliardi per il 2021.

Non tutte le misure introdotte con il decreto Rilancio hanno un impatto sul livello dell’indebitamento netto (che è il saldo usualmente utilizzato quando si parla di livello del deficit); quest’ultimo infatti aumenta di 55 miliardi a fronte di uno stanziamento complessivo di 154 miliardi di euro.

Buona parte delle misure hanno difatti impatto solo sul saldo netto da finanziare che, a differenza dell’indebitamento netto (che è un saldo di conto economico), include anche le partite finanziarie (rimborso crediti e dilazionamenti dal lato delle entrate e acquisizione di attività finanziarie dal lato delle uscite).

Le misure di garanzia, ad esempio, impattano solo sulla parte finanziaria ma non agiscono, almeno per il momento (finché non si produrranno perdite), sul disavanzo. Soprattutto quest’ultimo punto è però importante, perché darà luogo probabilmente a aumenti della spesa pubblica nel corso dei prossimi anni.

Ad ogni modo, nei fatti si tratta di una manovra di bilancio anticipata, che si caratterizza per essere nettamente una manovra di spesa (come del resto è lecito aspettarsi in una situazione di emergenza); dei 55 miliardi di maggior indebitamento, quasi 50 sono da ricondurre a maggiore spesa, mentre 6.5 sono riduzioni di entrate (in particolare Irap e Ecobonus), per una manovra complessiva di 56.4 miliardi. Le coperture ammontano a 1.4 miliardi.

La tavola allegata presenta un confronto delle misure introdotte dal Dl Cura Italia con quelle del Dl Rilancio (valutate in termini di indebitamento netto). Come si vede, lo sforzo congiunto dei due decreti è notevole, pari a quasi 75 miliardi di euro nel 2020 e da altri 26 nel 2021. In alcuni casi, il decreto Rilancio ha operato in continuità con il decreto di marzo, ma nella maggioranza dei casi si osserva un marcato incremento delle risorse destinate alle diverse voci.

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Considerando il complesso delle risorse stanziate, che per il 2020 ammontano a 155 miliardi di euro (in termini quindi di saldo netto da finanziare), un’ampia parte (oltre 97 miliardi di euro) è rappresentata da misure di sostegno alle imprese e all’economia, mediante interventi sia di riduzione del carico fiscale (viene annullato il versamento della prima rata dell’Irap per imprese e lavoratori autonomi con ricavi fino 250 milioni di euro), di sostegno per alcune voci di spesa (es. crediti di imposta per le spese di locazione, riduzione delle tariffe elettriche per il secondo trimestre dell’anno) ma soprattutto attraverso la creazione di fondi per il sostegno della liquidità delle imprese.

Viene integrato difatti il fondo per la concessione di garanzie sui prestiti alle imprese da SACE e CDP (30 miliardi di euro) e si istituisce il Patrimonio Destinato, con una dote finanziaria di 44 miliardi di euro, avente la finalità di attuare interventi e operazioni di sostegno e rilancio del sistema economico e produttivo italiano. Inoltre sono destinati 12 miliardi per il pagamento dei debiti commerciali di Regioni ed Enti locali.

È quindi evidente come il sostegno alla liquidità sia il capitolo principale degli interventi proposti; l’obiettivo è quello di mantenere la capacità produttiva, evitando crisi di liquidità, sofferenze e fallimenti. Le misure quindi vanno ad aggiungersi a quelle già introdotte con il Decreto Liquidità, rafforzandole e rifinanziandole in parte (come per il Fondo di garanzia per le Pmi).

Un altro capitolo importante di spesa è rappresentato dagli ammortizzatori sociali; si rifinanziano molti interventi già introdotti con il Dl Cura Italia, come la Cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga e il Fondo di solidarietà (che da solo assorbe 5.6 miliardi di euro del Dl Rilancio), estendendone la durata di possibile utilizzo.

Vengono prorogati anche gli indennizzi per i lavoratori autonomi e il reddito di ultima istanza. Al rifinanziamento e le estensioni alle misure introdotte con il Cura Italia vanno oltre 22 miliardi di euro. Ulteriori interventi a sostegno dei lavoratori sono rappresentati dalle indennità per i lavoratori domestici, dalla proroga dei sussidi di disoccupazione Naspi e Dis-coll, dall’introduzione del reddito di emergenza, per complessivi 2.5 miliardi di euro.

Queste due macrovoci (sostegno alle imprese e all’economia e sostegno ai lavoratori) rappresentano il piatto forte del decreto, con la maggior parte di risorse assegnate (in termini di saldo netto da finanziare). Ma gli oltre 265 articoli del decreto affrontano anche altri ambiti di intervento.

Sono previste misure a favore delle famiglie (mediante i congedi parentali o, in alternativa, i bonus babysitter per chi ha figli sotto i 12 anni, e l’incremento del fondo per le disabilità); trasferimenti a sostegno degli enti locali, i cui bilanci sono messi a dura prova dalla contrazione di molte entrate legate a basi imponibili direttamente toccate dagli effetti del lockdown (si pensi all’imposta di soggiorno, alla tassa sull’occupazione di suolo pubblico, etc.). Gli interventi di sgravio sono costituiti dall’Ecobonus al 110 per cento sugli interventi di riqualificazione energetica o di ristrutturazione antisismica, dal rinvio al 2021 della sugar tax e della plastic tax, e altri. Sul 2021 le misure di riduzione delle imposte rappresentano la voce più rilevante di intervento, dato che si elimina definitivamente la clausola di salvaguardia che prevedeva un aumento delle aliquote Iva e delle accise (per un ammontare pari a 19.8 miliardi di euro).

Il decreto Rilancio prevede anche numerose misure a sostegno (e con carattere in parte risarcitorio) per molti settori colpiti più duramente dalle conseguenze dello shock, come trasporti e turismo; tra gli interventi ricordiamo il credito di imposta per le vacanze, l’esenzione Imu per gli immobili ad uso turistico (alberghi, villaggi vacanze, agriturismi, stabilimenti balneari), l’esonero dalla Tosap (occupazione suolo pubblico) per i ristoranti, il fondo a sostegno del trasporto locale, l’intervento a favore di Alitalia.

Un’innovazione rispetto alle ultime manovre è rappresentata dall’assegnazione di risorse (per quanto limitate rispetto all’entità complessiva della manovra) al settore dell’istruzione e della ricerca.

Una voce importante di spesa, così come era stato per il Cura Italia, è rappresentata dalla sanità e dalla sicurezza: in questo capitolo rientrano tutti gli interventi per l’emergenza legata all’epidemia e alla sua gestione, anche se nel decreto Rilancio si destinano alcune risorse a interventi strutturali di riordino dell’assistenza territoriale e della rete ospedaliera.

(Breve estratto dal report Congiuntura-Ref)

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