Economia

Coronavirus, che cosa serve al sistema sanitario? L’Opinione di Cazzola

di

statuto lavoratori

Le richieste dei medici ospedalieri ai tempi del Coronavirus per il sistema sanitario. L’Opinione di Giuliano Cazzola

D’accordo. Infischiamoci pure del deficit, spernacchiamo una volta di più l’Unione europea (dimenticando a bella posta che Bruxelles ha già consentito di aprire i cordoni della borsa), spingiamoci fino a liberarci del Fiscal Compact (tanto è rimasto imbalsamato fin dalla sua istituzione), facciamo debito ad libitum. Diventiamo tutti sovranisti nel momento in cui ci sarebbe bisogno di più Europa. Speriamo almeno che questa esperienza possa far capire ad una opinione pubblica sobillata dall’Internazionale del populismo, che chiudere i confini non serve a nulla, perché anche gli altri paesi lo farebbero dopo di noi. In questi giorni sperimentiamo sulla nostra pelle le conseguenze del ‘’no, tu no!’’, del suscitare la paura negli altri senza capirne il motivo, perché un motivo effettivo non esiste. Ma rendiamoci conto del fatto che non sarebbe potuto andare altrimenti: il panico cammina appresso perchè in gran parte del mondo il ‘’percepito’’ ha preso il posto del ‘’reale’’.

E pertanto anche una patologia sconosciuta (di cui neppure i virologi sono d’accordo nel definirne la gravità) viene affrontata sul terreno della percezione, più per controllare una psicosi ormai divenuta di massa, che per individuare le origini e la dimensione del problema. L’emergenza sanitaria è divenuta subito un’emergenza economica. Sono state varate misure a tutela del lavoro, tra cui il ripristino della Cig in deroga che, insieme ad un diverso impiego anche delle tipologie ordinarie e straordinarie in soluzione di continuità, contribuì a contenere gli effetti della crisi del 2008, salvando parecchi posti di lavoro dal licenziamento. Ma l’attenzione più pressante è rivolta a sostenere l’economia. E c’è polemica sulla quantità di risorse (3,6 miliardi) che il governo intende destinare a tale obiettivo. Dall’opposizione vengono proposte che si spingono – è il caso di Matteo Salvini – fino a 50 miliardi.

Il fatto è che non si capiscono bene le finalità di questi stanziamenti. Si vuole incentivare la produzione, agevolare le esportazioni, da sempre il settore trainante dell’economia? Ma la natura della crisi non è più quella di una minore capacità competitiva del nostro sistema produttivo e amministrativo, ma è determinata da un salto di qualità negativo: la chiusura dei mercati (in particolare nei confronti dei nostri prodotti) e la conseguente frenata del commercio internazionale. Chi di percezione ferisce di percezione perisce. Abbiamo collocato il ‘’percepito’’ al posto del ‘’reale’’. La politica ha preferito accarezzare dalla parte del pelo le ‘’paure’’ dell’opinione pubblica per ottenere facile consenso; e adesso si accorge che, al pari dei virus, anche le paure non hanno confini e si trasmettono da persona a persona, da comunità a comunità, da popolazione a popolazione, da continente a continente. Come si possono aiutare le imprese italiane a superare, sui mercati, quegli stessi pregiudizi che circolano liberamente nel nostro Paese? Il problema non è più solo quello di produrre, ma soprattutto quello di convincere ad acquistare. A meno che non si pensi – oltre alla Cig, alla tregua fiscale, alla disponibilità del credito – di istituire un ‘’reddito da contagio’’ che sostituisca i mancati ricavi. Se la soluzione della crisi sanitaria è la condizione per evitare la disfatta economica, perché non investire nella sanità? Come ha sottolineato l’Anaoo, i sindacato dei medici ospedalieri, negli organici del Servizio Sanitario Nazionale mancano 46mila unità, 8mila dei quali sono medici.

Il segretario della Lombardia Stefano Magnone, intervistato dalla stampa locale, ha chiesto di abbandonare l’idea di assumere pensionati, sia medici che infermieri per affrontare le emergenze di alcuni reparti e alcune discipline, molte delle quali in emergenza da anni, come più volte denunciato da Anaao-Assomed e procedere con l’assunzione di medici e infermieri giovani per far fronte all’emergenza. Ha concluso Magnone: “Auspichiamo che, dopo il via libera per gli infermieri, si possa giungere all’assunzione di 500 specializzandi come da delibera del 18 febbraio della stessa Regione. Chiediamo alla Regione Lombardia di procedere immediatamente all’assunzione degli specializzandi presenti nelle numerose graduatorie delle aziende ed enti pubblici regionali, anche avvantaggiandosi dei recenti aumenti dei tetti di spesa per il personale previsti dalle leggi nazionali”. Con le medesime procedure potrebbero essere assunti 350 infermieri, neo-laureati ma non ancora iscritti all’Albo. A livello nazionale si potrebbe procedere con contratti a tempo determinato rinnovabili. A proposito di (ir)responsabilità va fatto notare, comunque, che erano note ed erano state denunciate le conseguenze nefaste nel settore della sanità derivanti dall’introduzione di quota 100 e delle altre misure di anticipo del pensionamento. Ciò senza che si prevedesse l’emergenza del Coronavirus. Per fortuna, pare che i medici siano stati più responsabili del governo giallo-verde.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati