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Come regolare la contrattazione dei lavoratori autonomi. Cosa pensa Bruxelles

Mercato Lavoro

La Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica per raccogliere opinioni su come garantire che le regole di concorrenza dell’Ue non ostacolino la contrattazione collettiva dei lavoratori autonomi. L’articolo di Gabriele Rosana

 

Che sia tempo di rimodernare le regole europee della concorrenza, Bruxelles lo pensa da un po’. E non solo per consentire ai grandi assetti industriali del Vecchio continente di fare squadra nella costruzione di campioni europei in grado di competere con i giganti globale di Usa e Cina. 

L’agenda della Commissione guarda anche al tessuto economico interno e alla situazione in cui si trovano ad operare i lavoratori autonomi, soprattutto in un ecosistema digitale, e agli ostacoli che può porre in questo senso il diritto antitrust.

I lavoratori autonomi, infatti, valgono come imprese individuali e, nell’inquadramento europeo, una loro contrattazione collettiva si scontra con le rigide maglie della concorrenza, in particolare le regole che sanzionano la costituzione di cartelli fra imprese per la fissazione dei prezzi capace di distorcere la concorrenza nel mercato interno Ue.

Per questa ragione la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica volta a raccogliere, fino al 28 maggio, opinioni e testimonianze di cittadini, imprese, parti sociali, mondo accademico, enti governativi nell’ambito di un’iniziativa volta a garantire che le regole di concorrenza dell’Ue non ostacolino la contrattazione collettiva dei lavoratori autonomi.

Una eventuale proposta di regolamento, elaborata alla luce degli input raccolti, sarà presentata dalla Commissione nell’ultimo trimestre del 2021.

LE RAGIONI DI BRUXELLES

Nell’economia digitale – ma non solo -, i lavoratori autonomi finiscono per trovarsi spesso in una situazione di asimmetria negoziale rispetto alle controparti committenti e ad avere minimi margini decisionali quanto a pagamento e condizioni di svolgimento delle mansioni. “La contrattazione collettiva può allora essere uno strumento potente per migliorare le condizioni di lavoro” anche delle partite Iva, è il ragionamento di Bruxelles, che già a metà 2020 aveva avviato un processo di riflessione sul tema, guardando in prima battuta ai lavoratori delle piattaforme online.

“Sebbene non spetti alla politica della concorrenza affrontare le sfide sociali dei lavoratori autonomi, l’iniziativa potrebbe garantire che le regole di concorrenza dell’Ue non impediscano ai lavoratori autonomi in posizione di debolezza di impegnarsi in negoziati o accordi collettivi per migliorare le loro condizioni di lavoro. Qualsiasi azione in questo campo dovrebbe allo stesso tempo garantire che i consumatori e le piccole e medie imprese continuino a beneficiare di prezzi competitivi e modelli di business innovativi, anche nell’economia digitale”, si legge nella nota di accompagnamento della consultazione. Del resto, “nel mercato del lavoro di oggi, il concetto di lavoratore dipendente e lavoratore autonomo si confondono. E molti non hanno altra scelta che accettare un contratto come indipendenti; a loro dobbiamo fornire chiarezza”. L’iniziativa corre in parallelo a una delle priorità della Commissione von der Leyen nell’ambito delle politiche del lavoro, cioè la dotazione di uno schema Ue di sostegno agli Stati membri nell’adozione del salario minimo.

CHI SI È GIÀ ESPRESSO

Oltre trecento le opinioni ricevute dalla Commissione nelle scorse settimane, in una valutazione preventiva in cui Bruxelles proponeva modelli di azione alternativi, dalla copertura dei soli lavoratori delle piattaforme a quella estesa a tutti gli autonomi: dalle organizzazioni dei giornalisti a quelle degli autori cinematografici e dei compositori, fino ai sindacati, le realtà che rappresentano i lavoratori si sono dimostrate convinte che serve ampliare il raggio d’azione delle garanzie previste per i lavoratori dipendenti anche alle partite IVA; dall’altro lato della barricata, reti datoriali come la BDA, la Confindustria tedesca, secondo cui “l’iniziativa indebolirebbe le relazioni industriali a livello nazionale e confonderebbe la linea di demarcazione effettiva tra i diritti e i doveri degli autonomi e dei dipendenti”. Convinto che l’eccezione alla regole che censurano condotte anticoncorrenziali vada bene per chi lavora nell’ecosistema digitale, è invece un altro datore anch’esso presente al primo appello, come Wolt. La piattaforma online finlandese del food delivery che opera anche in altri Stati Ue ribadisce la fiducia nel modello sociale europeo e invita a pensare a uno schema in cui “dei rider lavoratori autonomi possano continuare a lavorare nella stessa maniera flessibile di oggi, ma senza dover accettare minori protezioni sociali”.

Proprio sul tema di chi opera via app, la Commissione ha lanciato quasi in contemporanea una consultazione sulle condizioni di lavoro dei lavoratori di fattorini e autisti (ma anche dog sitter e avvocati che lavorano attraverso piattaforma), come abbiamo raccontato su Start.

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