Economia

Confindustria, ecco come in Piemonte si borbotta per la sconfitta di Mattioli

di

calo spread

Che cosa si dice e si bisbiglia tra gli industriali piemontesi dopo la sconfitta dell’ex presidente dell’Unione industriali di Torino, Licia Mattioli, sconfitta dal milanese Carlo Bonomi nella corsa alla presidenza di Confindustria

La frattura è ormai diventata voragine. Il giorno dopo la grande sconfitta della candidata torinese, Licia Mattioli, alla guida di Confindustria, la casa delle imprese piemontesi si ritrova spaccata e appesantita da accuse di tradimento e da un’amarezza malcelata per come si è svolta una partita complicata ma che doveva segnare una rinascita della regione, a vocazione manifatturiera e attualmente in profonda crisi. La signora dei gioielli ha perso con oltre 60 voti di scarto, le preferenze sono state la metà rispetto al suo sfidante, il lombardo Carlo Bonomi.

Eppure era pronta a scommettere che invece sarebbe stato un testa a testa, come si è detto fino a pochi giorni fa nelle tv nazionali. Molte mani aveva stretto e a voce aveva ricevuto appoggi e consensi che però non si sono tramutati in voti. Ieri sera, dopo un pomeriggio a riflettere, è sbottata prima di trincerarsi di nuovo in un silenzio che cela mille accuse.

“Sono sorpresa molto più che amareggiata per l’esito del voto. Ero consapevole di dover sfidare un insieme di forze consolidato e l’ho fatto con determinazione. Il mio pensiero costante è per le imprese che lottano per la sopravvivenza ma non posso non chiedermi dove siano finiti i voti dei tantissimi che mi avevano espresso formale sostegno”, ha detto Mattioli. Solo una frase, ma piena di sottintesi che lasciano presagire una vendetta che sarà servita fredda.

Mentre gli imprenditori cuneesi esultano per la vittoria di Bonomi, l’imprenditoria torinese si interroga. Dal Piemonte sarebbero dovuti arrivare circa 18 voti alla Mattioli ma già si sapeva che almeno 4, quelli di Cuneo, sarebbero venuti a mancare. La provincia granda si è sempre schierata con Bonomi a partire dal presiedente di Confindustria Cuneo, Mauro Gola. Il sospetto è che siano venuti meno, nel segreto dell’urna anche altri voti che invece erano scontati. Durante la campagna per la presidenza il primo a garantire pubblicamente appoggio a Mattioli, e a lodarne le sue doti era stato il presidente di Confindustria Piemonte, Fabio Ravanelli, seguito dal presidente dell’Unione Industriale Dario Gallina. Entrambi ora augurano buon lavoro al nuovo presidente e specificano di essere pronti a collaborare.

Ma la sconfitta pesa perché, anche per la crisi profonda che la regione sta vivendo da molti mesi e il senso di inferiorità che il Piemonte non è mai riuscito a nascondere. Quindi c’è chi prova a uscire dall’angolo lanciando un ramoscello d’ulivo: “ora sarebbe bene se i due sfidanti facessero la pace e Mattioli entrasse nella squadra di Bonomi per il bene di tutti”.

Doveva essere l’ora della rivalsa, si è rivelata l’ora della sconfitta. E una regione con il tessuto produttivo spaccato rischia di faticare ancora di più a trovare una strada per portare avanti i troppi progetti annunciati ma non concretizzati. Uno su tutti? La complicatissima e apertissima partita Torino-Cuneo sulla fusione Ubi-Intesa Sanpaolo. Con chi si schiereranno ora i milanesi?

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