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Perché Confedilizia contesta l’intervento della delega fiscale sul catasto

Catasto

“Le misure di cui il settore immobiliare ha urgente bisogno sono ben altre, in primis una riduzione dell’imposizione patrimoniale, triplicata dal 2012, e adeguati sgravi per gli affitti commerciali”. L’intervento di Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia

Oggi il Governo ha incluso nel disegno di legge delega sulla riforma fiscale anche un intervento sul catasto.

La prima considerazione da fare è che questa scelta si pone in palese contraddizione con un documento approvato solo la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri, la Nadef. In esso, infatti, si legge che la riforma fiscale deve avere come base la relazione di indirizzo approvata dalle Commissioni Finanze del Senato e della Camera lo scorso 30 giugno. Ma in tale testo le forze di maggioranza convennero – dopo un lungo ciclo di audizioni e un ampio confronto fra i partiti – di non inserire un invito ad intervenire sul catasto; era infatti risultata minoritaria la posizione favorevole a includere tale indicazione. La decisione del Parlamento, pertanto, risulterebbe clamorosamente calpestata.

La seconda osservazione è anch’essa di natura politica. Ben due partiti di maggioranza – Lega e Forza Italia – si sono dichiarati fino a ieri sera contrari a qualsiasi ipotesi di intervento sul catasto. Logica vorrebbe, dunque, che queste forze agissero in modo conseguente in seno all’Esecutivo, impedendo tale esito (che vede la netta contrarietà, oltre che di Confedilizia, di Confcommercio e di tutte le associazioni degli agenti immobiliari).

Nel merito, in assenza di indicazioni precise, poco può essere detto, se non commentare le dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio in conferenza stampa qualche giorno fa. Due, in particolare.

La prima è quella secondo la quale «nessuno pagherà di più e nessuno pagherà di meno». Che cosa vuol dire? Rivedere gli estimi catastali e ottenere quel risultato è, evidentemente, impossibile, anche considerati i diversi tributi interessati (Imu, Irpef, imposta di registro, imposta di successione), oltre ai parametri Isee per le prestazioni sociali. Significa, allora, che il nuovo catasto non si applicherà subito? Se il senso dell’affermazione è questo, è evidente che l’appuntamento con i rialzi – prima casa inclusa – è solo rinviato.

L’altra affermazione è quella che si tratterà di «una delega molto generale, che prepara il contesto per i futuri decreti delegati, che sono quelli dove si farà la riforma del fisco». Nulla di più preoccupante. Come è evidente a chiunque, infatti, più la delega è «generale», maggiore è la libertà che il Governo (leggasi Agenzia delle entrate) potrà avere in sede di predisposizione dei decreti delegati. E il Parlamento che ci sta a fare?

Le misure di cui il settore immobiliare ha urgente bisogno sono ben altre, in primis una riduzione dell’imposizione patrimoniale, triplicata dal 2012, e adeguati sgravi per gli affitti commerciali. Ma da un mese a questa parte si parla solo di catasto e della necessità di dare seguito alle richieste della Commissione europea. La quale – è bene evidenziarlo – nei suoi documenti indica espressamente l’aumento della tassazione sugli immobili quale obiettivo dell’aggiornamento degli estimi catastali da essa richiesto. È chiaro il finale del film?

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