Economia

Concordato Astaldi, che cosa (non) quadra

di

Astaldi

L’intervento di Augusto Aponte sul concordato Astaldi

È da poco trascorso Halloween, ma non c’è pace né per il general contractor Astaldi né per i suoi obbligazionisti: scheletri e fantasmi aleggiano infatti sulla procedura giudiziaria.

Sembrava essere tornato il sereno sulla vicenda del concordato preventivo in continuità aziendale, dopo che la scorsa settimana la “quattordicesima” fallimentare del Tribunale di Roma ha messo un punto fermo sulla presunta incompatibilità dell’attestatore del piano, l’accademico Corrado Gatti.

La Corte, infatti, ha decretato che l’asseveratore è nella pienezza delle sue funzioni e che l’attestazione da lui predisposta è immune da censure di parzialità.

Il Tribunale motiva la sua decisione in modo che, solo apparentemente, potrebbe sembrare contraddittorio, risultando invece perfettamente coerente nella “sua” ricostruzione crono-logica e, perciò, al momento non sindacabile.

Il prof. Corrado Gatti, membro del consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo, ha assunto tale carica il 30 aprile 2019: la prima attestazione da lui redatta risale a una data antecedente (febbraio 2019), periodo in cui alcun rapporto intercorreva con l’Istituto finanziario, creditore di Astaldi, dunque alcuna obiezione di assenza di terzietà può essere addebitata al suo operato.

Nessuna valenza ha, secondo il Tribunale, la circostanza che l’ultima relazione dell’attestatore risalga al mese di giugno 2019 — quando era già membro dell’esecutivo della Banca — poiché la caratteristica dell’indipendenza da costui inizialmente posseduta sarebbe formalmente traslata anche a tutti gli atti successivi, pure nel caso in cui egli — sostanzialmente e verosimilmente — si fosse venuto a trovare in una evidente ed effettiva posizione di conflitto di interessi.

Scheletri? Qualche precisazione sul fronte giudiziario inquirente, che vede indagati per corruzione in atti giudiziari i Commissari della procedura Stefano Ambrosini e Francesco Rocchi (ormai dimissionario) e l’attestatore Corrado Gatti, ci viene da Il Fatto quotidiano del 15 novembre 2019.

Un secondo filone dell’indagine riguarderebbe, secondo il Fatto, di nuovo il prof. Stefano Ambrosini unitamente ad alcuni nomi noti fra i commercialisti capitolini, tra cui Marco Costantini.

Il reato che stavolta verrebbe contestato dalla magistratura inquirente è quello di istigazione alla corruzione ed avrebbe al centro dell’indagine la questione dell’affidamento di un incarico — in seno alla procedura concursuale — ad un esperto contabile per la valutazione economico-finanziaria di alcune partecipazioni detenute dall’azienda oggetto di concordato.

I Pubblici Ministeri contestano, per quel che è dato conoscere da alcuni stralci delle intercettazioni riportate dal Fatto Quotidiano, che vi sarebbero state delle indebite interferenze da parte del commissario giudiziale Ambrosini affinché l’incarico venisse affidato al commercialista Marco Costantini.

Ma, siccome sulla proposta di nomina di quest’ultimo vi sarebbe stato il veto dei Giudici della sezione fallimentare, gli indagati avrebbero ipotizzato di affidare l’incarico ad una società di revisione, per conto della quale avrebbe poi prestato la sua opera il Costantini.

In sostanza il commercialista agli occhi del Tribunale non sarebbe figurato personalmente ed immediatamente, pur espletando di fatto il lavoro, che sarebbe stato poi remunerato con una “profumata parcella”.

Le indagini, come è agevole immaginare, sono molto complesse: al momento si tratta solo di ipotesi di reato, tutte da confermare, ma il dato che più colpisce è che esse hanno tutte un unico filo conduttore: l’ipotizzata opacità nella scelta dei professionisti esperti e nel conferimento dei relativi incarichi all’interno della procedura giudiziaria di concordato e le ipotizzate utilità — economiche e di prestigio — che in cambio venivano promesse.

Questi al momento gli “scheletri” noti, ma sembrerebbe esserci anche un fantasma.

Anch’egli avrebbe un nome, almeno a sentire i Bondholders che si raggruppano intorno ad Aduc: sarebbe il prof. Tiziano Onesti, il rappresentante dei due prestiti obbligazionari.

La sua nomina è, infatti, avvenuta a febbraio di quest’anno, con decreto della Corte fallimentare in sostituzione del Trustee originario decaduto dalla carica.

La figura del Rappresentante degli obbligazionisti ha un ruolo centrale in ogni prestito, ma lo è ancor di più nella vicenda in questione.

Egli, infatti, per i poteri conferitigli dalla legge non solo ha la rappresentanza processuale degli obbligazionisti- interfaccia naturale con la Corte ed Commissari- ma ha anche il compito di agire in nome e per conto degli stessi in occasione di tutte le circostanze e degli ” incidenti” che possono riguardare il prestito obbligazionario nel corso della sua vita finanziaria.

Ma, e qui starebbe il punctum dolens, secondo i Bondholders dell’Aduc il prof. Onesti avrebbe interpretato il suo ruolo in senso un po’ troppo limitativo ed in una veste eccessivamente passiva.

È ben vero — si sostiene — che egli sarà chiamato (essendone l’unico legittimato) ad esprimere in sede di Adunanza creditoria generale il voto unico, quale risultato del deliberatum delle assemblee degli obbligazionisti, appositamente convocate per decidere se approvare o respingere la proposta concordataria.

Ma la sua funzione non si esaurirebbe solo alla fase ” patologica” e ” terminale”.

Al contrario egli avrebbe anche precisi compiti pro-attivi relativi alla manifestazione esterna di qualsiasi decisione degli obbligazionisti, all’esecuzione di eventuali iniziative dagli stessi deliberate oltre che a puri e semplici obblighi informativi, quanto mai necessari in una vicenda di default.

Per quel che è dato conoscere al momento alcuna Assemblea degli obbligazionisti risulta convocata ed alcun canale comunicativo appare instaurato con i propri rappresentati, nonostante siano trascorsi ben nove mesi dalla formalizzazione e dal conferimento dell’incarico.

Insomma una figura fantasma: si sa che c’è, ma nessuno lo vede.

Halloween è passato, ma almeno per il concordato Astaldi scheletri e fantasmi sono presenti.

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