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Tutte le prossime mosse di Conad su Auchan (e non solo)

Conad Auchan

Che cosa farà Conad? L’approfondimento di Mario Sassi tratto dal suo blog

 

I risultati parlano da soli. Conad nella sua conferenza stampa di fine anno si conferma la prima della classe. Ottimismo verso il futuro, determinazione del suo gruppo dirigente e dati oggettivi che dimostrano i buoni risultati raggiunti. Ottima la sintesi di Francesco Pugliese: “Siamo soddisfatti dei nostri risultati, ma non felici. Non si può star bene come individui in un contesto che non sta bene.”

Leggeremo nei prossimi giorni approfondimenti più autorevoli del mio sulla qualità del business Conad, gli investimenti sui diversi canali e formati distributivi. Dal mio punto di vista mi hanno solleticato quattro questioni messe sul tavolo affatto secondarie.

L’accordo con Deliveroo e lo sviluppo di una piattaforma che va ben oltre la consegna a domicilio, l’ipotesi che Todis salga verso la linea gotica o ancora più su per competere interpretando un modello di discount diverso dagli altri, la solidarietà, praticata e non decantata, nei territori dove il Covid ha colpito duro e, ultimo ma non ultimo, l’affermazione che le concentrazioni necessarie per competere nella GDO saranno ancora protagoniste del futuro. E da quello che mi è parso di intuire, Conad giocherà le sue carte per continuare a crescere forte anche dell’esperienza accumulata nell’operazione Auchan.

Quest’ultima vicenda ormai ai titoli di coda, decisamente importante seppur complessa per le sue implicazioni su diversi piani che si chiude in tempi molto più rapidi delle previsioni ante closing. I dati parlano chiaro. Sul piano occupazionale manca l’ultimo sforzo per ricollocare chi resta. Personalmente avevo stimato, in tempi non sospetti, 400 esuberi finali. Siamo a 500 e il numero potrebbe essere ulteriormente abbassato attraverso la leva del turnover interno e le ultime operazioni in corso.

L’organico, al netto delle uscite da turn over autonomo si è ulteriormente modificato così: 11.115 sono state integrate nella rete Conad o di altri operatori, 2464 sono coloro che hanno aderito alla mobilità incentivata, 2121 ricollocate o in via di sistemazione presso Conad o altri. Checché se ne dica nessun altro nel comparto della GDO, a parte l’attuale gruppo dirigente Conad, avrebbe potuto cimentarsi in un’impresa così complessa, per gli impatti economici e organizzativi sull’intero sistema del Consorzio e non solo, compresa la gestione migliore possibile delle conseguenze sociali al netto di ciò che è poi avvenuto con la pandemia nel 2020 che avrebbe potuto rappresentare un via di fuga dalle responsabilità sottoscritte.

Con Auchan in ritirata indisponibile a farsi carico della gestione della fuga, la partita sarebbe passata in mano alla politica che, cedute le filiali più appetibili magari tramite un commissario e con i fornitori in fuga, avrebbe consegnato ad una storia ben più triste e pesante l’intera operazione.

Fanno testo le vertenze ancora aperte sul territorio nazionale che cubano migliaia di potenziali esuberi. Basti pensare a situazioni come Whirpool, Mercatone uno, Alitalia e Ilva solo per citarne alcune tra le principali.

E lo sottolineo forte dell’esperienza che ho fatto, non dal divano di casa ma in prima persona, quando gli scaffali di Standa si svuotavano ogni giorno di più, i punti vendita erano in rivolta, i clienti in fuga, nessun compratore all’orizzonte e i fornitori stavano spingendo il management a portare i libri in tribunale. E aggiungo che, nemmeno Conad, avrebbe potuto impegnarsi da sola nell’acquisizione dell’intera Auchan senza l’apporto del finanziere Raffaele Mincione e di WRM Group. Adesso è finita su un versante ma continua sull’altro, quello del Consorzio stesso delle sue cooperative e dei suoi piani di rilancio.

Se mai autocritica ci dovrà essere questa riguarda chi si è tirato indietro, ad esempio nel sindacato, pensando che l’operazione si sarebbe arenata per la sua complessità o per le difficoltà a risolvere le tre incognite più significative: la capacità di integrazione tra due mondi con culture così diversi, le cessioni a terzi imposte dall’antitrust e alla presunta indisponibilità di farsi carico della occupazione e la tenuta dell’accordo con WRM fondamentale per gestire le differenti problematiche che un’operazione di queste dimensioni implicava. Nulla di tutto questo.

Ai pochi detrattori oggi resta solo la possibilità di negare l’evidenza o cavalcare le pur legittime lamentele di chi, non potendo essere previsto a bordo della nuova realtà, ha purtroppo subito il contraccolpo peggiore. Per questo i 500 rimasti da ricollocare restano comunque importanti per considerare conclusa al meglio l’operazione ma non cancellano gli sforzi fatti e i risultati già conseguiti verso coloro che sono la stragrande maggioranza e continuano altrove il loro percorso professionale.

Adesso occorre che Conad chiuda il cerchio. Possibilmente coinvolgendo anche chi, nel sindacato e a livello istituzionale, ci ha creduto mettendoci la faccia sapendo però che una visione lungimirante del primo gruppo nazionale della GDO dovrebbe provare a fare ogni sforzo possibile per riportare al tavolo del futuro di questa importante realtà italiana anche coloro che non hanno capito la complessità e le prospettive e hanno purtroppo scelto di farsi da parte.

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