Economia

Come vanno i rendimenti di fondazioni bancarie, casse di previdenza e fondi pensione. Report Istituti Previdenziali

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Presentato oggi a Milano il Sesto Report sugli investitori istituzionali italiani a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Tutti i dettagli

Con un patrimonio complessivo di 860 miliardi di euro totali (167 per la sola previdenza complementare), anche l’Italia inizia a vantare un mercato istituzionale di spessore. Cresce la sensibilità degli investitori istituzionali italiani nei confronti della sostenibilità ambientale e sociale: quasi la metà del campione intervistato adotta già politiche d’investimento sostenibile, l’80% intende includere o incrementare in futuro strategie ESG. Pur con la significativa eccezione delle Fondazioni di origine Bancaria, ancora modesti gli investimenti in economia reale. Rilevata in particolare la necessità di favorire il reinvestimento di una maggiore quota del TFR confluito ai fondi pensione nel sistema produttivo.

Sono alcune delle conclusioni che emergono dal Sesto Report sugli investitori istituzionali italiani a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali presentato oggi a Milano.

Secondo gli ultimi dati Ocse elaborati dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, l’Italia si classifica al 15° posto per dimensioni di mercato della previdenza complementare (rapporto tra il patrimonio dei fondi pensione e il PIL), a pari livello con Finlandia e Cile, dopo gli inarrivabili USA (25.036 miliardi di euro), UK (2.474), Canada (2.280), Australia, Olanda (1.361), Giappone, Svizzera (901), Danimarca; allargando lo sguardo anche ai Paesi non Ocse, si “scende” al 18° posto dopo Sudafrica (296), Singapore (231) e Brasile (458). Con oltre 167 miliardi di patrimonio i fondi pensione italiani iniziano quindi ad avere una buona capitalizzazione e a essere un mercato interessante, tanto più che se si considerano anche gli altri investitori istituzionali, l’Italia si mantiene intorno al 15° – 16° posto dell’area Ocse, compresi i Paese non Ocse, per patrimonializzazione.

Quello che emerge dal Sesto Report annuale – si legge in una nota del centro studi fondato e presieduto da Alberto Brambilla – è quindi il ritratto di un Paese che inizia a vantare un mercato istituzionale di spessore, nonostante sia opinione ancora comune e diffusa quella secondo cui la previdenza complementare italiana non sia mai decollata o, nel confronto internazionale, non raggiunga cifre paragonabili ai competitors. Benché sia intervenuta la peggiore crisi finanziaria degli ultimi 60 anni, il patrimonio dei fondi pensione è risultato in costante crescita negli ultimi 12 anni, passando da 57,78 miliardi (nel 2007) a 167,06 miliardi di euro. Sommando anche le risorse gestite da Casse professionali, Fondazioni di origine Bancaria e le riserve delle Compagnie di Assicurazione, il patrimonio complessivo degli investitori istituzionali italiani raggiunge quota 860 miliardi di euro.

Dal punto di vista dei rendimenti, il 2018 è stato un anno particolarmente difficile a causa del generalizzato ribasso dei mercati finanziari: a eccezione delle Fondazioni di origine Bancaria e delle gestioni separate, tutti gli investitori hanno subìto una rilevante contrazione rispetto agli anni precedenti, si rileva dal report: “In particolare, i fondi pensione hanno registrato performance negative inferiori anche ai cosiddetti “rendimenti obiettivo” (media quinquennale del PIL, inflazione e rivalutazione del TFR). Se però si amplia il periodo di osservazione, come è d’obbligo fare con investitori di lungo termine quali i fondi pensione, i rendimenti medi tornano a battere quelli obiettivo già a 5 e 10 anni”.

Se buone performance garantiscono indubbiamente l’erogazione di prestazioni previdenziali adeguate e la realizzazione degli obiettivi primari degli investitori istituzionali italiani, “va poi comunque rilevato che la massimizzazione del rendimento non è più l’unica leva su cui basare le proprie scelte d’investimento”, è scritto.. Emerge anzi – mette in evidenza il centro studi sintetizzando il report – “una particolare sensibilità verso le tematiche ambientali, sociali e di governo, tesi confermata anche dall’indagine condotta dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali per la sesta edizione del Report: oltre la metà degli investitori che hanno partecipato alla ricerca (55 tra Fondi Pensione Negoziali e Preesistenti, Fondazioni di origine Bancaria e Casse Professionali) adotta già oggi una politica di investimento sostenibile e quasi l’80% di tutti i rispondenti intende includere o incrementare in futuro una strategia che tenga conto dei cosiddetti fattori ESG (Environmental, Social and Governance)”.

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