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Come vanno i conti di Tim (terzo profit warning)

Tim Green

Terzo profit warning in un anno per Tim. La società ha aggiornato le previsioni per il 2021 che evidenziano un ulteriore ribasso dell’ebitda. Tutti i dettagli

Terzo profit warning. Assenza di un amministratore delegato. Primo azionista (Vivendi) di cui non si capisce la strategia. Un fondo (Kkr) che lancia una sorta di Opa preliminare. Benvenuti in Tim.

Ecco tutte le ultime novità sul gruppo Tim.

Terzo profit warning in un anno per Tim. La società ha aggiornato le previsioni per il 2021 che evidenziano un ulteriore ribasso dell’ebitda.

L’ebitda Al (after leasing), organico della Business Unit Domestic, si legge in una nota pubblicata ieri sera, è stimato in diminuzione (‘low teens decrease’) verso l’anno 2020, con un peggioramento rispetto alla precedente previsione comunicata ad ottobre (‘high single-digit decrease’), imputabile principalmente a minori ricavi della telefonia fissa, in parte connessi all’andamento dell’accordo con Dazn per la distribuzione della Serie A Tim. Eventuali accantonamenti non ricorrenti saranno determinati sulla base degli esiti della rinegoziazione in corso dell’accordo con Dazn e saranno valutati in sede di bilancio 2021.

NUMERI E PREVISIONI DI TIM

Tuttavia, grazie alla crescita della Business Unit Brasile (‘mid single-digit’), l’ebitda consolidato di gruppo 2021 è atteso superiore a 5,4 miliardi di euro, spiega la nota del gruppo ora guidato da Pietro Labriola dopo la marcia indietro dell’ex ad, Luigi Gubitosi, che resta in cda anche perché non è stato ancora trovare un accordo per la buonuscita.

COME VA TIM

L’andamento dei ricavi organici di gruppo è confermato in calo (‘low single-digit’) e l’indebitamento finanziario netto consolidato rettificato e’ atteso a circa 17,6 miliardi di euro dopo il pagamento di licenze per 435 milioni di euro, di cui 140 milioni di euro a seguito dell’aggiudicazione delle frequenze 5G in Brasile.

IL NUOVO PIANO

Il piano 2022-2024 verrà sottoposto all’approvazione del consiglio di amministrazione, unitamente ai risultati del bilancio 2021 e alla guidance relativa al triennio 2022/24, che terrà conto dell’atteso consolidamento degli asset di telefonia mobile di Oi in Brasile e delle azioni di riorganizzazione aziendale necessarie ad affrontare un contesto competitivo che rimane sfidante.

IL REPORT DI EQUITA

La revisione è molto pesante – dicono gli analisti di Equita – e da verificare quanto mitigabile sul 2022-23 con una revisione del contratto Dazn, anche se il comunicato segnala un peggioramento anche nei ricavi fissi ex Dazn (probabilmente più strutturale). Per gli analisti, “con questi numeri ci sembra difficile per il cda non considerare con grande attenzione l’offerta Kkr”.

COSA FARA’ GUBITOSI?

Intanto ieri Reuters ha rilanciato l’ipotesi che Vivendi possa chiedere un rimasto del cda, se l’ex ad Luigi Gubitosi non si dimetterà dal consiglio. Secondo Il Sole 24 ore, sul tema governance non ci saranno novita’ e non ci saranno le dimissioni di Gubitosi e la nomina di un nuovo ceo, anche se Vivendi potrebbe chiedere il rinnovo del cda (forse anche come arma negoziale per sbloccare l’impasse). Inoltre non dovrebbero essere prese decisioni in merito alla due diligence richiesta da KKR fino all’approvazione del nuovo piano industriale nel 2022. I tempi per una decisione quindi appaiono lunghi.

I GIUDIZI DI MEDIOBANCA

Gli analisti di Mediobanca Securities evidenziano come le nuove stime siano allineate a quello che già i loro calcoli prevedevano a livello di gruppo (5,4 miliardi di euro di EBITDA) e un po’ inferiori alle attese per l’Italia ma che potrebbero andare ad intaccare anche quelle per il 2022. “Considerando le dinamiche di un mercato competitivo in corso sarà difficile confermare gli obiettivi esistenti per il 2022, in particolare per il business domestico. Sarà necessaria un’azione coraggiosa sul controllo dei costi per affrontare una tendenza così impegnativa”.

IL REPORT DI BANCA AKROS

Banca Akros (rating neutral, target price 0,51 euro) sottolinea, nel comunicato di Tim, l’indebitamento netto del gruppo, che ora è di 17,6 miliardi di euro, rispetto ai 17 miliardi della revisione di ottobre, includendo adesso 140 milioni di euro di licenze brasiliane (in totale 435 milioni di euro di spesa per lo spettro a livello di gruppo). E quindi il deterioramento di fondo delle passività è salito di 0,6 miliardi in due mesi.

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