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Come vanno i conti di Intesa Sanpaolo, Uncredit e non solo

Dati Bilancio Banche

Numeri, confronti e scenari sui dati di bilancio di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm e Bper

 

Hanno di che sorridere le principali banche italiane. Intesa Sanpaolo, Unicredit, Montepaschi, Banco Bpm e Bper hanno infatti chiuso il primo semestre dell’anno con bilanci e qualità del credito in miglioramento, costi che proseguono il trend discendente e produttività ancora su alti livelli. A metterlo nero su bianco l’analisi condotta per First Cisl dal Comitato scientifico della Fondazione Fiba che ha preso in esame i conti delle big five del credito in Italia.

MIGLIORANO I BILANCI E LA QUALITÀ DEL CREDITO

Ecco dunque i numeri che testimoniano le buone performance dei principali gruppi bancari, ovviamente con le dovute differenze.  A trainare i bilanci sono gli interessi netti a 11,3 miliardi (+ 5,7%), cui ha contribuito – spiegano dal sindacato – l’aumento dei tassi, che dovrebbe dispiegare i suoi effetti soprattutto nei prossimi trimestri. In questo modo si inverte la tendenza che aveva visto i ricavi beneficiare del costante aumento delle commissioni nette che invece rimangono sostanzialmente stabili (+0,9%) a 10,7 miliardi a causa dell’avverso andamento dei mercati finanziari, che condiziona negativamente i ricavi dai servizi di investimento.

Segno più anche per il margine primario (+3,3%) a 22 miliardi, per i ricavi operativi (+ 3,3%) a poco più di 26 miliardi, per gli utili netti che salgono del 6,2%, a oltre 6,2 miliardi, risentendo peraltro delle svalutazioni dei crediti verso Russia e Ucraina effettuate da Intesa Sanpaolo e da Unicredit (2,2 miliardi di euro). Nei primi sei mesi dell’anno, inoltre, aumentano i crediti vs clientela (+1,6%) a 1.214 miliardi e la raccolta diretta da clientela (+0,4%) a quasi 1.500 miliardi.

Un’altra buona notizia arriva dalla qualità del credito, che continua a mostrare segni di miglioramento: diminuisce infatti lo stock dei crediti deteriorati netti (-12,8% dal 31 dicembre dello scorso anno a 20,6 miliardi e l’NPL ratio netto al 1,7% dal 2% di sei mesi prima. Le rettifiche su crediti (+25,1%), da porre in relazione alla guerra in Ucraina, “potrebbero incidere in misura minore nei trimestri successivi apportando benefici alla redditività”.

CONTINUANO A CALARE I COSTI MA LA PRODUTTIVITÀ È SEMPRE ALTA

Se da un lato crescono utili e ricavi, dall’altro – e i bilanci ne godono ancora – i costi continuano a scendere. Basti pensare che nei primi sei mesi dell’anno i costi operativi diminuiscono dell’1,9% a 13,2 miliardi e di questi il costo del personale dell’1,1% a 8,2 miliardi, con il rapporto fra costi del personale e proventi operativi che scende dal 33,1% al 31,7%. In questo modo si ottiene una forte riduzione del cost/income, che passa dal 53,4% al 50,8%, ampliando la differenza rispetto alla media dei maggiori competitor europei (58,1%). Al 30 giugno i dipendenti sono 241.248 e gli sportelli 12.311, rispettivamente -3% e -7,6% rispetto a un anno prima.

A fare da pendant, come già rilevato in passato, la crescita della produttività: le commissioni nette per dipendente salgono de 4%, il margine primario per dipendente del 6,5%, il risultato di gestione per dipendente del 12,6%.

IL SEGRETARIO COLOMBANI: CRESCONO RICAVI E UTILI, BANCHE AUMENTINO I SALARI DEI DIPENDENTI

In questo quadro il segretario generale First Cisl, Riccardo Colombani, non ha dubbi nel chiedere una redistribuzione: “Le semestrali delle banche italiane hanno visto crescere i ricavi e gli utili in misura rilevante. Il costo del lavoro è calato in valore assoluto e in termini relativi, rappresentando ormai poco più del 30% dei ricavi – nota -. È improcrastinabile una crescita significativa e rapida dei salari, attraverso la contrattazione nei gruppi, per adeguarli all’elevata produttività che non può finire solo in beneficio degli azionisti attraverso la distribuzione di dividendi e buy back. D’altra parte, la tutela del potere d’acquisto dei salari sarà tra i principali argomenti negoziali con Abi nell’imminente tornata contrattuale”.

Dal sindacato anche alcuni consigli ai gruppi in questione: “L’aumento del margine d’interesse, destinato a caratterizzare anche le prossime trimestrali, dovrebbe spingere le banche a puntare maggiormente sul credito per la crescita dei ricavi – sostiene Colombani -. Sarebbe necessario, inoltre, abbandonare la strategia di business finora nettamente prevalente, basata sulla crescita continua delle commissioni, nell’ambito di un servizio di consulenza dichiaratamente non indipendente, e praticare finalmente modelli di consulenza aperti, basati su un numero elevato di prodotti finanziari, in assenza di conflitto di interessi, senza pressioni commerciali su lavoratrici e lavoratori – conclude – e con il maggior gradimento dei risparmiatori”.

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