Economia

Vi racconto come soffrono imprenditori e artigiani in Piemonte

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aziende produzione industriale Piemonte

Fatti, numeri e scenari sull’imprenditoria del Piemonte alla prese con il contagio economico da Coronavirus

Le fatture giacciono inevase e i pagamenti arrivano con il contagocce alle aziende. Un allarme lanciato da industriali e artigiani torinesi che si appellano al rispetto dell’etica perché altrimenti salta tutto il banco. “Non possiamo aspettare che sia guarito l’ultimo piemontese prima di ripartire. Le aziende si sono attrezzate e sono pronte anche a intensificare le protezioni pur di superare il blocco. Sono in condizioni di lavorare come stanno lavorando quelle alimentari”, sostiene il presidente dell’Unione Industriale, Dario Gallina. E’ tutto il sistema a rischiare. “Un grande problema sono gli insoluti. Prima nella mia azienda (la Dott. Gallina, ndr) avevamo circa il 2% di fatture non pagate, all’ultima scadenza sono aumentate al 40%. Inoltre – aggiunge Gallina – c’è il timore a fornire clienti che si immagina possano avere difficoltà a pagare e questo genera un circolo vizioso”.

Un timore forte è perdere clienti perché all’estero l’industria non si è fermata. “Mi chiamano molti imprenditori in allarme perché sta succedendo una cosa gravissima: ci sono clienti stranieri che non accettano un rallentamento nelle forniture e quindi si rivolgeranno ai nostri concorrenti”, sottolinea ancora il presidente dell’Unione Industriale.

E il presidente della Cna Torino, Nicola Scarlatelli, scrive una accorata lettera ai suoi colleghi proprio per sottolineare l’importanza di onorare gli impegni presi. “Stiamo vivendo giorni difficili, sospesi tra la paura di un contagio planetario che sembra non risparmiare nessuno e quella di vedere compromessi i nostri sacrifici e i nostri progetti lavorativi e in senso più ampio di vita. Molti di noi, e sono la maggioranza, hanno dovuto chiudere le loro aziende e temono di non poterle riaprire. Altri stanno lavorando in condizioni di emergenza, con il personale ridotto, cercando di gestire gli ordini e i fornitori tra mille difficoltà”, dice Scarlatelli.

“Usciremo dall’emergenza sanitaria e dalla conseguente emergenza economica solo se animati da un forte spirito di squadra, se saremo attenti ai problemi di chi ci sta vicino. Essere una nazione, una collettività, significa proprio questo: guardare oltre il proprio orticello, i confini ristretti della propria azienda, della propria famiglia, con la consapevolezza che solo attraverso la tutela e la salvaguardia dell’interesse generale i singoli potranno tornare a beneficiare di un sistema economico e giuridico ordinato e correttamente funzionante. Per questo – aggiunge –  rivolgo il mio appello a ciascuno di noi. Il sistema finanziario di tutti noi imprenditori, grandi o piccoli, è in equilibrio e comunque regge ad eventuali scosse solo ed esclusivamente se c’è reciproco rispetto di solvibilità. Non sono soltanto le leggi, i regolamenti e gli aspetti culturali a determinare le scelte di business delle imprese ma anche l’etica, ovvero quel codice di condotta che determina cosa è giusto e cosa è sbagliato”. Un invito ad agire in modo etico per continuare a vivere e convivere in una società civile ed economicamente vigile. “Questo è il tempo dell’unità. Questo è il tempo in cui occorre mantenere gli impegni presi ad ogni costo: nelle nostre famiglie, verso lo Stato e la pubblica amministrazione in generale, verso i nostri fornitori, verso i nostri clienti e verso la nostra associazione di rappresentanza”, conclude Scarlatelli.

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