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Come sarà la manovra dopo la Nadef

Numeri e scenari sulla manovra di bilancio dopo la Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (Nadef) approvata dal consiglio dei ministri.

Prende forma a grandi linee la manovra di bilancio del governo Meloni dopo l’approvazione della Nadef ieri sera in consiglio dei ministri.

Via libera del Consiglio dei ministri ieri alla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, i cui dati sono stati inviati alla Commissione Europea dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

“Oggi il Governo ha approvato alcuni importanti provvedimenti Abbiamo varato la Nadef, ovvero la cornice che definisce la prossima legge di bilancio. Stiamo lavorando per scrivere una manovra economica all’insegna della serietà e del buon senso”, ha scritto su Facebook la premier Giorgia Meloni, spiegando le misure approvate dal Cdm, “abbiamo prorogato la garanzia statale fino all’80% per l’acquisto della prima casa delle giovani coppie”. La manovra manterrà “gli impegni che abbiamo preso con gli italiani: basta con gli sprechi del passato, tutte le risorse disponibili destinate a sostenere i redditi più bassi, tagliare le tasse e aiutare le famiglie”, ha aggiunto.

I NUMERI CLOU DELLA NADEF

Nonostante la crescita della spesa per il Superbonus e degli interessi sui titoli di Stato, nella legge di Bilancio 2024 ci saranno i fondi per la conferma del taglio del cuneo fiscale, l’avvio della riforma fiscale, con la riduzione delle imposte per i redditi più bassi, le misure per le famiglie e i fondi per i rinnovi dei contratti di lavoro nel pubblico impiego, a cominciare dalla sanità. Lo spazio, in gran parte, sarà recuperato aumentando l’indebitamento del prossimo anno. Questa in estrema sintesi la Nadef. Da un tendenziale del 3,6% si passa al 4,3%, che significa 14 miliardi di manovra in deficit. L’obiettivo di crescita del Prodotto interno lordo viene fissato all’1,2% per il 2024, con il debito previsto a quota 140,1%. La manovra, nel complesso, dovrebbe essere intorno ai 30 miliardi, ha scritto il Corriere della sera.

DOSSIER DEBITO SECONDO IL SOLE

Il Sole 24 ore rimarca un altro aspetto della Nadef: l’anno prossimo il debito pubblico si attesterà al 140,1% del Pil, cioè solo un decimale sotto al 140,2% indicato per quest’anno. I livelli sono più bassi rispetto a quelli scritti nella Nadef di aprile, quando il debito/Pil era dato al 142,1% nel 2023 e al 141,4% nel 2024, ma l’effetto è dovuto all’assorbimento della revisione del prodotto interno lordo comunicata dall’Istat. A variare è il ritmo di discesa, che dai 7 decimali previsti ad aprile si riduce appunto a un decimale solo.

Secondo il quotidiano di Confindustria, “si concentrerà su questo dato l’attenzione dei mercati nell’esame del nuovo programma di finanza pubblica italiano scritto nella NaDef approvata ieri dal consiglio dei ministri. In questa chiave, per garantire che la mini discesa del debito sul Pil si realizzi davvero sarà essenziale centrare l’obiettivo di crescita all’1,2%, rivisto al ribasso rispetto all’1,5% previsto ad aprile ma comunque più alto dell’1% che secondo i calcoli governativi si otterrebbe senza la manovra. Per costruirla serviranno sette decimali di deficit, oltre 14 miliardi, che spingeranno il disavanzo al 4,3% del Pil (dal 3,6% tendenziale) dopo un 2023 che si chiude al 5,3% (5,2% tendenziale) perché la spinta del Superbonus vale circa un punto di Pil (oltre 20 miliardi) più di quanto previsto ad aprile”.

LE PAROLE DI GIORGIA MELONI SULLA NADEF

«Stiamo lavorando per una manovra all’insegna della serietà e del buon senso e che mantenga gli impegni con gli italiani» ha detto Giorgia Meloni annunciando il via libera alla Nota di aggiornamento ai conti, il quadro della prossima legge di Bilancio. «Basta con gli sprechi del passato: tutte le risorse disponibili saranno usate per sostenere i redditi più bassi, il taglio delle tasse e gli aiuti alle famiglie» ha aggiunto la premier, ricordando che sarà anche prorogata la garanzia statale fino all’80% sui mutui per l’acquisto della prima casa per i giovani.

IL COMMENTO DEL MINISTRO GIORGETTI

«Abbiamo fatto le cose giuste, con serietà e responsabilità, in un quadro in cui è in corso la ridiscussione del Patto di Stabilità Ue» ha spiegato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Il massimo che si potesse fare, secondo il governo, tenendo conto che la situazione dei conti, in parte ereditata, è molto pesante. Il Superbonus comporterà un aumento del deficit 2023 di un punto, al 5,3% del Pil, ma poi peserà per un punto di Pil all’anno, 20 miliardi, sul debito dei prossimi quattro anni. Mentre l’aumento della spesa per gli interessi sui titoli pubblici, dovuto in gran parte ai rialzi della Banca centrale europea, ruberà il prossimo anno alla manovra 15 miliardi di euro.

COME SCENDERA’ IL DEFICIT

Nel 2025, ha spiegato il ministro Giorgetti, il deficit scenderà al 3,6% e nel ’26 al 2,9%. «Siamo sopra il 3% delle regole Ue, è vero, ma noi riteniamo che le condizioni dell’economia, in rallentamento, e la stretta monetaria, non inducano ad adottare politiche economiche pro-cicliche, se vogliamo evitare di aggravare la recessione» ha spiegato in conferenza stampa.

CAPITOLO DEBITO

Il debito pubblico scenderà dal 140,2% di quest’anno di un solo decimale, al 140,1%, e arriverà solo nel 2026 al 139,6%. «Non scenderà come auspicato — ha ammesso Giorgetti —. Ma occorre tener conto che 80 miliardi di crediti legati ai bonus edilizi, non previsti, si scaricheranno sul debito pubblico nei prossimi 4 anni per 20 miliardi l’anno. Senza la spesa per i bonus, il debito sarebbe sceso di un punto l’anno», per arrivare nel 2026 intorno al 136% del Pil.

LE BORDATE ALLA BCE

«Nella Commissione Ue ci sono persone che hanno fatto e che fanno politica, a differenza di chi siede nella Bce che fa un mestiere diverso, e sono certo che comprenderanno la situazione italiana, come del resto molti miei colleghi ministri delle Finanze europei che devono far fronte a un rallentamento, se non alla recessione, delle loro economie» ha detto Giorgetti. «Il nostro è un approccio responsabile e prudente, lo ripeto. Lo spread sugli interessi tra titoli italiani e tedeschi, allargatosi ieri fino a quasi due punti, «dipende anche da altri fattori. Saranno i mercati — ha detto Giorgetti — a valutare le nostre proposte».

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