Economia

Rustichelli (Agcm) picchia sui trucchetti fiscali di Olanda, Lussemburgo, Irlanda e Malta

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Cosa si è detto a Roma nel corso dell’evento “La comunicazione al tempo dei Social”. Le voci dei colossi come Google e Facebook. E la ramanzina del presidente dell’Antitrust, Rustichelli

 

La comunicazione digitale? Un’opportunità di crescita per tutti, persone e imprese, che però va regolamentata con attenzione per evitare distorsioni della concorrenza e tutelare la privacy dei consumatori. E’ quanto emerso dall’evento “La comunicazione al tempo dei Social” organizzato alla Camera dei deputati da SocialCom che ha visto la presenza di aziende e istituzioni, tra cui quella del presidente della Camera, Roberto Fico (M5S), e del presidente dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, Roberto Rustichelli, che è tornato a lanciare bordate contro i paradisi fiscali all’interno dell’Unione europea (qui quello che disse a luglio sul Lussemburgo e Olanda).

LE ISTITUZIONI: ATTENZIONE AD ETICA, SCONGIURARE ABUSO DELLA RETE

Aprendo i lavori Fico ha evidenziato la necessità di un approccio etico da parte di operatori e utenti. “Oggi più che mai bisogna porre accanto alla parola comunicazione la parola etica – ha affermato la terza carica dello Stato -. L’evoluzione della comunicazione permette di guardarci allo specchio come società nel suo insieme”. E ancora: “I social network hanno creato un filo diretto con le persone, la comunicazione istantanea ha un enorme potere e potenziale che va impiegato con responsabilità”.

Secondo l’ex numero uno dell’Antitrust, Antonio Catricalà; “gli strumenti digitali, come ad esempio i contratti a distanza, sono opportunità infinite ma anche pericolosissime” mentre l’attuale presidente dell’Authority è tornato su un tema che aveva parzialmente affrontato durante la relazione dello scorso luglio, la prima da quando è a Piazza Verdi. “L’Antitrust è in prima linea nella difesa del consumatore e più in generale della libera concorrenza” ha detto a margine del panel a cui ha partecipato insieme a Catricalà. “E’ chiaro che oggi il problema non è la rete ma l’abuso della rete che si fa attraverso la distorsione da parte di alcuni operatori che forse sono troppo grandi per garantire il level playing field e cioè le parità di condizioni di accesso da parte di tutti, del mondo dell’impresa, del mondo della stampa”.

LE AZIENDE: DATECI LE REGOLE (POSSIBILMENTE INTERNAZIONALI)

Nel pomeriggio sono state invece protagoniste le aziende con il panel “Il capitalismo sostenibile nasce dai social?”. Diego Ciulli, public policy manager di Google Italia, ha sottolineato l’importanza nella vita quotidiana della tecnologia che “è sempre più abilitatrice” e che “oggi rende possibile ciò che prima era possibile solo per pochissimi. Nei prossimi anni – ha proseguito – ci sarà un probabile aumento della produzione grazie alla tecnologia intelligente nella manifattura. Penso ad esempio all’aiuto che può derivare dal cloud computing e dal machine learning”. Tornando alla domanda del panel, “il nuovo capitalismo nasce con i social se essi sono parte di questa industria tecnologica”.

Di social “utili per comunicare in modo più chiaro e diretto e con una modalità d’interazione assolutamente più facile” ha parlato Francesca Chiocchetti, public affairs manager di Samsung, che ha presentato la campagna per la sicurezza proposta sui canali social lo scorso ottobre. Canali con cui “volevamo riuscire a trasmettere i nostri valori”, ha precisato, ma che “sia a livello di contenitore sia a livello di contenuti vanno usati con precauzioni”.

Antongiulio Lombardi, direttore affari regolamentari di Wind Tre, ha invece notato come “in molti ambiti manchino ancora regole per operare con tranquillità”. In tal senso, ha precisato, “serve una regolamentazione che abbia un approccio olistico e che disciplini in modo unitario gli aspetti concorrenziali, di privacy e di tlc”. Lombardi ha poi evidenziato come oggigiorno debbano essere “centrali” tre aspetti ovvero “il consenso del cliente/cittadino, la sua consapevolezza e l’educazione civica all’utilizzo dei media”.

Sulla questione ha focalizzato il suo intervento Laura Bononcini, responsabile rapporti istituzionali e affari regolamentari di Facebook per il Sud Europa. “Il fil rouge del nostro operare sono la regolamentazione e la trasparenza” ha esordito per poi aggiungere: “A noi piacerebbe essere regolamentati e stiamo aspettando che ciò accada. Quindici anni fa non esisteva nulla di simile per cui di sicuro occorre fornire delle regole considerando però la diversità di Facebook che non ha un controllo editoriale preventivo” sebbene “non possiamo neppure dire di essere solo una piattaforma”. Una regolamentazione, ha detto, in cui “temi come la privacy e la sicurezza trovino il giusto equilibrio per tutelare il consumatore a 360 gradi. Meglio ancora sarebbero regole internazionali visto il tipo di strumento. Peraltro ormai – ha concluso – le regole più sono internazionali e meglio funzionano”.

L’ATTACCO DEL PRESIDENTE ANTITRUST AI PARADISI FISCALI IN UE

Durante il panel a cui ha partecipato, Rustichelli è pure tornato su un altro argomento che aveva segnato la relazione dello scorso luglio. “Fino a qualche anno fa, quando si parlava di paradisi fiscali, si pensava a Panama, alle isole Cayman o alle isole Vergini. Oggi non occorre andare tanto lontano: questi paradisi fiscali si trovano in Europa e usano l’euro”. Si tratta di una “distorsione estremamente grave, che mina l’idea stessa di una Europa solidaristica”; per questo Rustichelli ha manifestato l’intenzione di rappresentare “quanto prima” al neo commissario Ue per l’economia, Paolo Gentiloni, “il rischio che stiamo correndo, se continueremo a tollerare simili distorsioni”.

Il presidente dell’Agcm ha ricordato che “Olanda, Lussemburgo, Irlanda e Malta adottano delle tassazioni fiscali non sulla base dell’acquisizione del valore all’interno del loro territorio, ma semplicemente come agevolazione fiscale”. Si tratta di “una normativa che produce delle distorsioni di mercato impossibili da giustificare, nel momento in cui viene concessa ad alcune big company una tassazione inferiore all’uno per cento”, ha aggiunto Rustichelli.

Memorabile quanto accaduto con Apple che “in Irlanda ha prodotto decine di miliardi di utile, a fronte dei quali ha pagato lo 0,085 per cento di tasse. La Commissaria Margrethe Vestager  ha sanzionato la società con una multa di 13 miliardi più gli interessi, ma a beneficiare di questo provvedimento non sono state le casse dell’Europa, ma quelle irlandesi”. Perciò “l’Europa deve ritrovare il senso della solidarietà, anche attraverso l’aiuto ai singoli Paesi, a condizione però che questo non diventi, come accade in alcune nazioni dell’Europa dell’est , un ulteriore strumento di distorsione del mercato del lavoro”.

 

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