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Come ridurre gli infortuni sul lavoro

Oltre che semplificazione normativa la formazione, la prevenzione, la cultura della sicurezza deve diventare una reale priorità a tutela innanzitutto della vita dei lavoratori, ma anche della responsabilità dei datori di lavoro, per poter realizzare anche produttività e crescita economica del Paese. L'intervento di Alessandra Servidori

Anche oggi gli infortuni sul lavoro hanno colpito due operai che lavoravano su una gru crollata : tragedie che si compiono e ci segnalano che non possiamo e non vogliamo fermarci per individuare nuovi sistemi per indurre le imprese ad adottare tutte le misure necessarie per proteggere le lavoratrici e i lavoratori, compreso ovviamente l’effettivo risarcimento del danno. Ma nonostante tutte le norme aggiornate non si va verso un modello più orientato a parametri di prevenzione ma sulla sanzione, che arriva sempre troppo tardi, quando ormai il fatto è accaduto.

Dunque, oltre che semplificazione normativa la formazione, la prevenzione, la cultura della sicurezza deve diventare una reale priorità a tutela innanzitutto della vita dei lavoratori, ma anche della responsabilità dei datori di lavoro, per poter realizzare anche produttività e crescita economica del Paese.

I settori costruzioni e commercio continuano a registrare un aumento di infortuni. Sono inoltre aumentate le malattie professionali denunciate soprattutto nel Sud e nel Nord-Ovest. Ma sappiamo bene quante persone per non rischiare di perdere il lavoro non si rivolgono alle agenzie che presiedono il territorio e quanto lavoro sommerso e soprattutto irregolare si svolge in Italia.

Determinante per migliorare e aggiornare costantemente la propria conoscenza in materia, nonché dei diritti e doveri, è la formazione dei lavoratori e del datore di lavoro, con corsi specifici sui dispositivi di protezione e sulle norme e sostenere le imprese che implementano programmi, premiando concretamente quelle più attente alla sicurezza.

Continuiamo a proporre di snellire un apparato burocratico che spesso ostacola l’efficacia delle misure di sicurezza, privilegiando orpelli burocratici e modulistiche che si possono raccogliere su un’apposita piattaforma più agile e realmente orientata alla prevenzione, che consenta interventi preventivi, tempestivi e mirati sulla sicurezza.

La questione non coinvolge solo il settore edilizio ma anche la Pubblica amministrazione e le varie norme che prevedono, per esempio nei servizi alla persona, nel sociale e nella sanità, quelle figure contrattuate che sono soggette proprio in questi giorni al percorso parlamentare del ddl caregiver familiari con proposte di certificazione di un eventuale nuovo profilo professionale come le Assistenti familiari – oggi badanti, babysitter, accompagnatori di persone non autosufficienti- con una confusione di ruoli ancora troppo evidente. E’ necessaria doverosa attenzione nell’evitare certificazioni con poche ore di formazione concreta, addirittura con un monte ore di pseudo formazione a distanza perché il cd ulteriore lavoro povero non serve alle famiglie.

Occorre dotare i servizi alla persona di personale in grado di prendersi cura, affiancando su coinvolgimento e riconoscimento del grande lavoro dei caregiver familiari che a tutt’oggi sono coloro che curano i propri familiari con una costanza e la consapevolezza che il welfare spesso sono solo loro e che meritano risorse a loro disposizione anche per poter scegliere che tipo di sollievo possono adottare e magari rivolgersi a personale di cui potersi fidare.

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