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Come nasce la settimana corta proposta da Intesa Sanpaolo ai sindacati. Parla Sileoni (Fabi)

Sileoni

“Intesa Sanpaolo non ha studiato proprio niente […] sta applicando una norma del contratto nazionale già definita da tempo”. È il commento tranchant del segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni. Ecco cosa ha detto

 

Grande clamore per l’iniziativa annunciata da Intesa Sanpaolo sulla settimana lavorativa corta. Quattro giorni invece che cinque per un totale di 36 ore settimanali anziché 37,5.

Mossa all’avanguardia o semplice applicazione del contratto nazionale di lavoro dei bancari?

PER SILEONI NON SI È INVENTATA NULLA

“Intesa Sanpaolo non ha studiato proprio niente: perché è previsto dal contratto nazionale di lavoro dei bancari sia l’utilizzo della settimana corta sia lo smart working regolamentato in sede aziendale. Quindi, Intesa Sanpaolo sta applicando una norma del contratto nazionale già definita da tempo”. È quanto dichiarato a Radio Capital dal segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.

La proposta di Intesa a Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin sulla settimana lavorativa corta si inserisce nell’ambito di una più ampia trattativa sulla flessibilità, che va dall’orario di lavoro allo smart working.

PERCHÉ NON È UNA NOVITÀ

“Ripeto – ha ribadito Sileoni – è una norma del contratto nazionale che può essere applicata a livello aziendale. Io faccio un invito a tutti i gruppi bancari, affinché affrontino questo argomento perché quello che a noi preme è il benessere dei lavoratori e che tutto funzioni in maniera perfetta”.

“Insomma, l’apripista Intesa è apripista per modo di dire perché è il contratto nazionale a fare da apripista e fa da garante per tutte le aziende del credito. Con la settimana corta – prosegue – il lavoratore lavorerebbe un’ora e mezza al giorno in più e avrebbe un giorno libero in più a disposizione. C’è una trattativa in corso che potrà evolversi in varie direzioni. Noi vogliamo chiudere in poco tempo”.

“La norma del contratto nazionale può essere applicata a livello aziendale nell’ambito delle trattative sindacali. Non è una novità. Invito le altre aziende bancarie – ha quindi detto il leader della Fabi – a un confronto col sindacato. È un importante passo in avanti se si raggiunge l’obiettivo di assicurare più benessere alle lavoratrici e ai lavoratori per poterli far rendere meglio durante la giornata lavorativa”.

COSA NON VA NELLA PROPOSTA DI INTESA SECONDO SILEONI

“Il principio guida nello schema di Intesa è la flessibilità non concordata con il sindacato, ma ci sono delle trattative in corso e noi questo concetto lo rifiutiamo – ha spiegato Sileoni – perché chiediamo la volontarietà di accesso per tutto il personale”.

Intesa Sanpaolo, infatti, starebbe pensando alla possibilità della settimana corta solo per il personale degli uffici ma non delle filiali e, il giorno ‘in meno’ dovrebbe essere autorizzato dal responsabile. Per Sileoni, invece, “deve essere data comunque la possibilità a tutti i lavoratori di poterlo scegliere volontariamente mentre a oggi, siamo ancora in trattativa con Intesa, non è così”.

Secondo il segretario generale della Fabi, “il giorno di lavoro deve essere concordato tra l’azienda e il lavoratore” valutando “tutto fino in fondo anche tenendo conto che lavorare un’ora e mezza in più al giorno può rappresentare un appesantimento non necessariamente compensato dal giorno libero in più”.

Inoltre, “lo stipendio non cambierebbe – ha detto – ma c’è da definire un aspetto importante che è il buono pasto giornaliero. E poi c’è un altro problema importante e cioè capire chi paga il costo dell’energia nelle abitazioni dei lavoratori in smart working. La banca risparmia se i lavoratori sono a casa, ma il costo viene trasferito sui dipendenti a casa”.

IL BENESSERE DI LAVORATORI E LAVORATRICI PRIMA DI TUTTO

Sileoni ha infine voluto sottolineare che “il principio guida nello schema del sindacato, almeno del nostro, è il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori”.

“Se l’accordo si farà – ha precisato – dovrà tener presente che non ci può essere discrezionalità totale da parte dell’azienda nel concederlo e non ci può essere neanche soltanto un tema di risparmi di costi energetici che dall’azienda viene trasferita al lavoratore nel momento in cui si lavora soltanto quattro giorni a settimana invece di cinque”.

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