Economia

Come le borse hanno seguito le trumpate di Trump, le preoccupazioni di May e i piani della Cina

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Il commento ai mercati finanziari di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, sugli spunti salienti arrivanti dai mercati la settimana appena terminata

Una chiusura tranquilla, per una settimana positiva, che ad un certo punto sembrava mettersi male.

Difficile dire cosa abbia permesso ai mercati di smaltire così bene la nuova proposta di dazi su 200 bln di import cinese, su cui l’USTR ha iniziato l’iter. Il fatto che la Cina non abbia fornito i dettagli della sua rappresaglia è presumibilmente un fattore.

L’accordo per la riammissione al business in US di ZTE è un buon segnale. Ieri sera il Segretario del Tesoro Mnuchin, in un audizione di fronte al House Financial Services panel ha cercato di calmare i timori per l’impatto delle rappresaglie cinesi sull’economia e dichiarato che l’Amministrazione è disponibile a dialogare con la Cina.

In ogni caso prima dell’eventuale entrata in vigore di queste nuove misure passeranno 8 settimane, nelle quali è possibile che le trattative, interrottesi bruscamente il 18 giugno, riprendano.

Sta di fatto che stamattina la seduta asiatica ha avuto nuovamente un tono positivo. Vero, alla fine, gli indici cinesi hanno chiuso più o meno sui livelli di ieri. Ma si tratta comunque dei massimi da 2 settimane circa.

Sul fronte macro, la bilancia commerciale cinese di giugno mostra un avanzo assai più forte delle attese, visto che le esportazioni hanno sorpreso in positivo e le importazioni invece hanno rallentato marcatamente. Mi chiedo onestamente se questo non sia un effetto dell’ostruzionismo in dogana di cui abbiamo raccolto parecchie testimonianze (intensificazione delle ispezioni, etc). In ogni caso è rallentata anche l’importazione di commodity.

Sul fronte aggregati monetari, i new loans hanno accelerato a giugno ben oltre attese, ma il total social financing, pure in accelerazione, ha deluso, probabilmente a causa dei continui sforzi di contenimento dello shadow banking system. M2 ha sua volta rallentato. Probabilmente lo stimolo monetario aumenterà a breve.

Oggi la star dell’Asia è stata Tokyo, che forse ha festeggiato in ritardo il calo dello Yen, con un balzo di quasi 2 punti, che la portano sui massimi da 2 settimane. Meglio tardi che mai.

L’apertura europea ha visto gli indici fattorizzare il rialzo di Wall Street ieri sera nella seconda parte di seduta, ma senza troppo entusiasmo. A frenare gli indici generali, al solito, il settore bancario, che sembra non gradire il fatto che i rendimenti di recente scendono con tutti i mercati. Infatti la carta tedesca è partita in denaro e ha passato la mattinata a recuperare, incurante del buon sentiment generale.

Difficile dire da dove provenga la domanda, a parte la considerazione che il petrolio è stato significativamente debole nelle ultime 48 ore, il che può impattare sulle attese di inflazione. Se non altro, il BTP ha completato lo scenario tecnico illustrato ieri, e ha outperformato la carta tedesca durante tutta la seduta.

Sul fronte cambi ha fatto parecchio rumore l’intervista di Trump al Sun in cui ha criticato l’ipotesi di accordo sulla Brexit del Governo, sostenendo che non è quello che gli inglesi hanno votato e che su quelle basi non vi può essere un accordo commerciale con gli USA. Il Presidente ha aggiunto che Boris Johnson sarebbe un buon premier. Così la sterlina ha preso la via del ribasso contagiando l’€, a fronte di un dollaro in forma.

Personalmente, ho trovato la reazione poco razionale. Quello inglese, non è certo un popolo che gradisce sentirsi dire, sotto ricatto, che accordo deve fare con l’EU, o chi deve avere come Premier. E’ un popolo individualista che non è mai voluto entrare nell’€ e, secondo un vecchio “joke”, quando c’è una tempesta nella Manica, è uso affermare che “il continente è isolato”.

Interventi del genere rischiano di compattare il Governo più che indebolirlo. Non a caso Trump è stato sotterrato di critiche, ed ha corretto il tiro, bollando l’intera intervista come “Fake News”, nonostante esista una registrazione. L’incontro con la May ha avuto successivamente toni costruttivi, e il movimento è rientrato.

Trump è così. Si trova perfettamente a suo agio nel conflitto, e non prova il minimo imbarazzo ad affermare il contrario di quanto ha detto poco prima. Non c’è da stupirsi che i mercati lo prendano sul serio fino ad un certo punto, sul trade.

Nel pomeriggio, solo dati di secondo piano in US. Gli import prices di giugno sono scesi oltre le attese e l’U. of Michigan confidence ha marginalmente deluso, sebbene le expectations siano stabili sui livelli di maggio.

Per contro, le prime 3 trimestrali rilevanti a Wall Street, ovvero Citigroup, JPMorgan e Wells Fargo hanno visto le prime 2 battere le stime, ma la reazione è stata debole. In particolare Citi è stata penalizzata per un fatturato debole e Wells Fargo per il miss.

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