Economia

Come il SARS-CoV-2 mordicchia la privacy sul lavoro. La strigliata del Garante

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SARS-CoV-2
(CC BY 4.0)- fshoq.com

“Come si sente?”, “Ha avuto la febbre, tosse o congiuntivite nelle ultime 48 ore?”, “Proviene dalle zone dei focolai o ha famigliari che hanno soggiornato nel Nord Italia?”. A giudicare dai reclami pervenuti all’Ufficio del Garante della Privacy, sono sempre di più i lavoratori che si sono sentiti rivolgere, dal proprio datore di lavoro o, nelle realtà più grandi, dai propri superiori, domande sul proprio stato di salute e sulla propria sfera privata. La finalità è quella di contenere il rischio contagio da Coronavirus SARS-CoV-2 ma la privacy resta un diritto importante, da tutelare.

LA STRIGLIATA DEL GARANTE

“I datori di lavoro – comunica in una nota il Garante della Privacy – devono astenersi dal raccogliere, a priori e in modo sistematico e generalizzato, anche attraverso specifiche richieste al singolo lavoratore o indagini non consentite, informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti o comunque rientranti nella sfera extra lavorativa”. Attenzione dunque nel pretendere la rilevazione della temperatura corporea e a improvvisarsi investigatori del virus SARS-CoV-2, perché le sanzioni per le aziende che violano la privacy sono assai importanti (in tema GDPR il Regolamento europeo 679/2016 ha introdotto sanzioni fino al 4% del fatturato aziendale mondiale o fino al tetto di 20 milioni di euro, a seconda di quale importo sia maggiore, a titolo di ammenda).

CHI PUO’ FARE DOMANDE E RACCOGLIERE DATI

“La finalità di prevenzione dalla diffusione del Coronavirus – spiegano dall’Autorità – deve infatti essere svolta da soggetti che istituzionalmente esercitano queste funzioni in modo qualificato. L’accertamento e la raccolta di informazioni relative ai sintomi tipici del SARS-CoV-2 e alle informazioni sui recenti spostamenti di ogni individuo spettano agli operatori sanitari e al sistema attivato dalla protezione civile, che sono gli organi deputati a garantire il rispetto delle regole di sanità pubblica recentemente adottate”.

GLI OBBLIGHI DEL DIPENDENTE

Questo naturalmente non esonera il lavoratore dai nuovi obblighi previsti dalla disciplina emergenziale per contrastare la diffusione del SARS-CoV-2 secondo cui, chiunque negli ultimi 14 giorni abbia soggiornato nelle zone a rischio epidemiologico, o nei Comuni individuati dalle più recenti disposizioni, debba comunicarlo alla azienda sanitaria territoriale (ASL), anche per il tramite del medico di base, che provvederà agli accertamenti previsti come, ad esempio, l’isolamento fiduciario. Inoltre, come viene ricordato sempre dal Garante, “il Ministro per la pubblica amministrazione ha recentemente fornito indicazioni operative circa l’obbligo per il dipendente pubblico e per chi opera a vario titolo presso la P.A. di segnalare all’amministrazione di provenire da un’area a rischio”.

COSA PUÒ FARE IL DATORE DI LAVORO

Il datore di lavoro può invitare i propri dipendenti a rendere, qualora ritenuto necessario, tali comunicazioni agevolando le modalità di inoltro delle stesse, anche predisponendo canali dedicati. Il Garante della Privacy ricorda che permangono inoltre i compiti del datore di lavoro relativi alla necessità di comunicare agli organi preposti l’eventuale variazione del rischio “biologico” derivante dal SARS-CoV-2 per la salute sul posto di lavoro e gli altri adempimenti connessi alla sorveglianza sanitaria sui lavoratori per il tramite del medico competente, come, ad esempio, la possibilità di sottoporre a una visita straordinaria i lavoratori più esposti.

COSA FARE DI FRONTE A UN CASO DI SARS-CoV-2

Nel caso in cui, nel corso dell’attività lavorativa, il dipendente che svolge mansioni a contatto con il pubblico (es. URP, prestazioni allo sportello) venga in relazione con un caso sospetto di Coronavirus, il lavoratore, anche tramite il datore di lavoro, provvederà a comunicare la circostanza ai servizi sanitari competenti e ad attenersi alle indicazioni di prevenzione fornite dagli operatori sanitari interpellati.

 

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