Economia

Come evitare la tenaglia del rapporto debito-pil

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L’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

Emmanuel Macron lo ha detto chiaro e tondo: i due paletti cardine del patto di stabilità Ue (il 3% e il 60% del pil in rapporto a deficit e debito pubblico) sono «regole del secolo scorso» e, superata la pandemia, non intende più rispettarli, cosa che peraltro il governo francese fa già da anni (ItaliaOggi del 25 settembre). Tuttavia, a parte una maggiore espansione della spesa pubblica, non sono affatto chiari gli emendamenti che la Francia propone. Eppure si tratta di un passaggio chiave nel dibattito interno all’Unione europea, che finora è stato condotto sotto traccia.Dopo l’inizio della pandemia, di fronte all’urgenza di massicci interventi pubblici per sostenere l’economia bloccata dal lockdown, il 23 marzo scorso la Commissione Ue ha decretato la sospensione del patto di stabilità, senza però indicarne il momento del ripristino. E subito dopo, tra falchi e colombe, è iniziato un confronto quasi impalpabile tra chi vuole tornare quanto prima alle vecchie regole, e chi vuole cambiarle per porre fine a una politica di austerità ormai ampiamente rifiutata, tanto che, su 27 paesi Ue, in marzo appena dieci risultavano in linea con i parametri chiave di Maastricht.

Tra i pochi ad uscire allo scoperto, il primo è stato Paolo Gentiloni, commissario Ue per l’Economia, che in luglio ha avanzato l’ipotesi di un ritorno al patto di stabilità soltanto quando il pil (prodotto interno lordo) sarà tornato sui livelli pre-pandemia. Il che potrebbe richiedere diversi anni, non certo un periodo breve di due-tre anni. Di ben altro avviso si è invece dichiarato il falco Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione e supervisore di Gentiloni, possibilista sul ripristino del patto di stabilità dopo il 2022, ma senza alcun riferimento ai livelli del pil pre-Covid.

Non è affatto chiaro se, come d’abitudine, Dombrovskis sia anche in questo caso il portavoce dei paesi del Nord Europa, finora piuttosto taciturni. Di certo, la posizione di Gentiloni è stata appoggiata apertamente dall’Italia in una sede solitamente autorevole: all’Eurogruppo svoltosi a Berlino nei giorni 11 e 12 settembre, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha detto che «le regole del patto di stabilità non vanno reintrodotte finché c’è un impatto del Covid sull’economia; quindi, finché non si torna ai livelli di pil pre-Covid, sarebbe un errore reintrodurre le regole del patto di stabilità».

Ma è questa l’unica strada? Diversi economisti ne dubitano: il rapporto debito-pil dell’Italia salirà quest’anno dal 130 al 160%; ripristinare il patto di stabilità con un debito pubblico così elevato, anche in presenza di un pil pre-Covid, potrebbe aprire la strada allo spread e alla speculazione, con il rischio di dover ristrutturare il debito pubblico, con conseguenze nefaste per le banche italiane, che sono imbottite di titoli di Stato. E per i paesi del Nord Europa sarebbe un gioco impadronirsi a poco prezzo dell’argenteria italiana.

Un contributo utile per alzare il livello di questo dibattito europeo viene dall’economista Luigi Campiglio, ordinario di politica economica all’Università cattolica di Milano. In una recente intervista al Sussidiario.net esclude che l’Italia possa tornare a un livello di pil pre-Covid «in tempi brevi»; anzi, i 30 punti di maggiore debito pubblico (dal 130 al 160% del pil) «rischiano di poter essere recuperati nell’arco di due-tre decenni». Per questo, a suo avviso, il primo passo è di non ripetere l’errore dell’austerità, commesso nel 2011-2012. Il secondo è di modificare in modo radicale la regola con cui a Bruxelles si misura il «debito pubblico corretto per il ciclo», ovvero il debito strutturale.

In concreto? Sostiene Campiglio: «All’interno dei trattati, dovremmo poter avere un nuovo parametro che, oltre al disavanzo corretto per il ciclo, consideri anche il rapporto debito-pil corretto per il Covid. Supponiamo di avere un rapporto debito-pil del 160%, che corretto per il Covid diventa del 130%. Se la garanzia della Bce funziona, grazie a una crescita che prima o poi ci sarà grazie ai tassi zero, il rapporto debito-pil scenderà automaticamente. È chiaro che la correzione debito-pil a un certo punto verrà meno, ma questo va fatto nel momento meno destabilizzante possibile».

Momento che, per Campiglio, potrebbe coincidere con il ritorno del pil al livello pre-Covid, come propongono Gentiloni e Gualtieri. Ma con una differenza sostanziale: ottenere prima di tutto dall’euroburocrazia di Bruxelles un ricalcolo del rapporto debito-pil che tenga conto del danno provocato dalla pandemia alle finanze pubbliche di ogni Stato Ue. Un’innovazione di buon senso, basata su un parametro davvero nuovo rispetto a quelli del secolo scorso, che potrebbe essere adottato con una decisione del Consiglio europeo dei capi di governo prima ancora di essere inserita nei trattati, così da evitare una procedura lunghissima. In fondo, c’è un precedente politico assai simile: come dicono a Bruxelles e come il Pd ripete a Roma da mesi, le condizionalità del Mes stabilite dai trattati sono state innovate per il Mes sanitario con una semplice lettera firmata da Dombrovskis e Gentiloni. Direste mai che il Consiglio europeo, presieduto da Angela Merkel, ha meno voce in capitolo, se fosse d’accordo? Dunque, perché non provarci?

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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