Economia

Come evitare la deriva dell’Italia. Il commento di Polillo

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Si mettano da parte le piccole strategie parlamentari e si vada al sodo. Si tracci quel programma che è indispensabile per rimettere in moto non l’economia, ma la società italiana. Sulla base di quelle indicazioni si aggreghino le forze necessarie, ponendo fine a stucchevoli divisioni. Ed il ricorso al voto popolare, premierà coloro che, in caso di fallimento, avranno avuto più tela per tessere. Il commento di Gianfranco Polillo

 

Nel mezzo di una crisi, che fa impallidire le manovre che guidarono il cammino della Prima Repubblica, il vecchio cavallo di battaglia dei 5 stelle ha subito, inavvertitamente, una mutazione genetica. Non più “uno vale uno”, ma “uno vale l’altro”. Alla testa del nuovo ipotetico Governo ci potrà essere ancora Giuseppe Conte. Potrà forse essere la volta di Roberto Fico, per consentire a Dario Franceschini di sedere sullo scranno più alto di Montecitorio. Potrà materializzarsi un nuovo outsider, come lo fu “l’avvocato del popolo”. Ed ottenere così l’appoggio dei gruppi sparsi (dal PD a Forza Italia) di sopravviventi. Di coloro cioè che combattono contro solo l’estinzione della propria specie. Ma non cambierà alcunché rispetto a quanto si è potuto vedere in questi ultimi tempi.

Qualche pecetta sul corpo malandato della finanza pubblica italiana. Un defaticante confronto con la Commissione europea cui chiedere la grazia di qualche manciata di flessibilità. Di nuovo vaghe promesse su privatizzazioni e spending review. Comunque: un’arma lasciata nelle mani dei nostri competitor europei. Al momento silenziata, ma pronta, con la pallottola in canna, in caso di un qualsiasi significativo contrasto sul terreno dell’economia, dell’immigrazione o della politica tout court.

Rovesciare questo schema è il grande interrogativo del momento. Si mettano da parte le piccole strategie parlamentari, degne di un piccolo consiglio comunale, e si vada al sodo. Si tracci quel programma che è indispensabile per rimettere in moto non l’economia, ma la società italiana. E sulla base di quelle indicazioni si aggreghino le forze necessarie, ponendo fine a stucchevoli divisioni, che, a quanto sembra, hanno, solo in Italia, diritto di cittadinanza. Almeno a giudicare – l’ultimo caso è quello della Danimarca – da quanto succede in Europa.

Un buco nell’acqua? Forse. Ma gli italiani potranno scegliere con cognizione di causa. Ed il ricorso al voto popolare, premierà coloro che, in caso di fallimento, avranno avuto più tela per tessere. Come ricordava Palmiro Togliatti in polemica con i suoi avversari. In questo caso, poi, non vi sarà nemmeno l’alibi dell’Europa. Le caratteristiche di quel programma, infatti, potranno inglobare molti degli elementi descritti nello scoreboard della Commissione europea, redatto ai sensi dell’articolo 4(3) del regolamento (UE) n. 1176/2011. Che contempla i profili di carattere finanziario, a partire dall’andamento del debito pubblico, ma che ha il vantaggio di proiettarli all’interno in un quadro più ampio (ben altri dieci parametri) che meglio rappresentano i punti di forza e di debolezza del quadro macroeconomico italiano.

Lì ci può essere la soluzione ai problemi strutturali del Paese. Che solo la miopia dei precedenti Governi (dall’ultimo Monti fino a Conte) non é stato in grado di vedere. Se ci è concessa licenza, francamente, del conflitto immanente tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini ce ne frega meno di niente. C’è un’Italia che sta andando a rotoli. Speriamo solo che la saggezza di Sergio Mattarella possa fermare questa triste deriva.

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