Economia

Come e perché i mercati scrutano Casa Bianca e Fed

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Il Punto di Andrea Delitala, head of investment advisory di Pictet Asset Management, e Marco Piersimoni, senior portfolio manager di Pictet Asset Management

L’indice S&P500 perde 6 punti percentuali a maggio con rendimenti obbligazionari in discesa di 40bp (decennale USA a 2,1%). La guerra commerciale riemerge come fonte principale di preoccupazione per gli investitori: progressi insufficienti nei negoziati hanno portato Trump ad annunciare (a sorpresa) un rialzo dei dazi su $200miliardi di import dalla Cina dal 10% al 25% e a minacciare di tassare ulteriori $300miliardi di beni qualora un accordo soddisfacente non venga raggiunto.

L’appuntamento cruciale è il prossimo G20 di fine giugno. Il rischio trade è chiaramente in aumento: in aggiunta alle tariffe di cui sopra, un decreto ingiuntivo di Trump impone ai fornitori Usa di mettere al bando le provviste a Huawei. L’impatto sulla filiera produttiva risulta evidente per l’industria dei semiconduttori.

L’indice SOX dei semiconduttori (di cui gli Usa sono i maggiori produttori mondiali) da inizio maggio perde oltre 20 punti percentuali (di cui oltre 7 punti nelle ultime 2 settimane).

Indicazioni negative provenienti dal fronte geopolitico sono mitigate da fattori valutativi e di posizionamento degli investitori che restano sotto-investiti sui mercati azionari. Cruciali saranno gli sviluppi della macro: nel complesso gli indicatori anticipatori sembrano essersi stabilizzati mentre gli indici PMI (soprattutto manifatturieri) destano preoccupazione.

Il protrarsi dell’incertezza sul commercio rischia di avere un impatto incrementalmente negativo sulla crescita. In assenza di un accordo fra Usa e Cina in occasione del G20 di fine giugno, lo spazio per ulteriori correzioni sui mercati azionari sembra inevitabile. Le attese sulla Fed si sono ulteriormente mosse in favore di un taglio (insurance rate cut) che risulta oramai pienamente prezzato (3 tagli entro inizio 2020) e di fatto già validato da Powell. Anche questo potrebbe risultare insufficiente per arginare la perdita di fiducia di operatori economici e investitori sulla durata del ciclo economico.

Sul fronte politico, il risultato delle elezioni europee è stato migliore rispetto alle attese per Partiti Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi che bloccano l’avanzata dei partiti sovranisti. L’attenzione ora si sposta sulle nomine per i posti chiave del “governo europeo”.

Per gli asset italiani sarà cruciale la nomina del successore di Draghi alla ECB: il prevalere di un falco come Weidmann sarebbe foriero di cattive notizie.

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