Economia, Pagamenti digitali / Fintech

Come disincentivare l’uso del contante? Il commento di Zanetti (ex Mef)

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L’approfondimento di Enrico Zanetti, tributarista ed ex viceministro alle Finanze, tratto dal sito Eutekne

Un prelievo alla fonte del 2% sui prelevamenti di contanti da conto corrente in misura superiore a 1.500 euro mensili per finanziare un credito di imposta del 2% sui pagamenti effettuati con moneta elettronica. Questa la proposta formulata dal Centro Studi di Confindustria nell’ottica della creazione di un sistema di pesi e contrappesi volti a incentivare l’utilizzo di forme di pagamento tracciate e a disincentivare l’utilizzo di contante oltre soglie fisiologiche.

La proposta appare razionale, equilibrata e intelligente e merita dunque di essere discussa ed esaminata con attenzione, evitando il solito effetto “tifoserie contrapposte” tra chi, nel nome della trasparenza, non esiterebbe a rendere l’Italia uno Stato di polizia fiscale e chi, di contro, nel nome della privacy, non esiterebbe a considerare Stato di polizia fiscale qualunque forma di controllo a prescindere dalla sua ragionevolezza.

Porre divieti assoluti all’utilizzo del denaro contante è una vera e propria limitazione della libertà che, soprattutto quando si traduce in soglie massime particolarmente stringenti anche rispetto a quanto avviene in altri Stati, lede in modo inaccettabile la libertà dell’individuo e danneggia oltretutto gli operatori economici nei rapporti con la clientela estera, rispetto ai competitor di altri Paesi.

Da questo punto di vista, alzare la soglia massima dei pagamenti in contanti da 1.000 a 3.000 euro è stata scelta condivisibile ed è auspicabile che non si torni indietro. Prevedere però a livello normativo, nella piena libertà di utilizzo del contante entro soglie consentite non stolidamente draconiane, il pagamento di un fee connesso al costo economico e sociale che discende da questa libera scelta, è tutta un’altra storia.

Se poi questo prelievo non viene nemmeno introdotto per alimentare l’inesauribile sete di gettito dell’Erario, ma per finanziare la contemporanea introduzione di un incentivo fiscale all’utilizzo dei sistemi di pagamento elettronico, nella forma di credito d’imposta a favore dell’acquirente nella misura del 2% del pagamento effettuato, ecco che questa “altra storia” assume contorni di particolare interesse per chiunque non intenda iscriversi a priori a una delle due tifoserie cui abbiamo fatto cenno.

Lo Stato non fa cassa, semplicemente crea le condizioni perché, chi deve effettuare un acquisto a un prezzo di 100, se lo effettua in contanti che va a prelevare dal conto lo pagherà 102, se lo effettua con moneta elettronica lo paga 98.

Il fatto poi che il prelievo del 2% scatti solo se i prelevamenti superano una determinata soglia mensile (nello studio, il CSC propone oltre 1500 euro mensili, sottolineando che, dati bancari alla mano, ciò escluderebbe in partenza il 75% dei conti correnti) rende equilibrata una proposta che sarebbe eccessiva in assenza di questo correttivo.

L’obiezione che questo differenziale è comunque di molto inferiore al meno 22% che viene assicurato dal classico “pagamento in contanti senza emissione di fattura” è vera, ma ascrivibile al solito filone massimalista che, giocando sul fatto che l’ottimo è nemico del buono, chiede di fare di più solo per ottenere che nulla venga fatto.

Anche il tema delle commissioni finanziarie particolarmente elevate in Italia per gli esercenti è vero, ma esso deve trovare la propria risposta nelle normali dinamiche di mercato che vedranno operatori finanziari praticare condizioni sempre più favorevoli per attrarre volumi, quanto più questi volumi aumenteranno.

Insomma le strade sono tre.

Possiamo riportare la soglia massima di pagamenti in contanti a 1.000 euro, o magari a 50 euro, come piacerebbe a chi antepone in ogni campo le esigenze Stato alle libertà individuali. Possiamo considerare un attentato alle libertà individuali e una sorta di “tassa sul denaro” anche la semplice creazione di un meccanismo di incentivi e disincentivi che premia tutti gli acquisti con moneta tracciabile e penalizza invece i pagamenti in contanti solo sopra determinate soglie.

Oppure possiamo ragionare in modo equilibrato su proposte che tengono insieme il diritto individuale di fare come più si preferisce e il dovere di tenere conto delle diverse ricadute economiche e sociali che ciascuna scelta determina.

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