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Come cambieranno i rapporti fra Cdp e Poste Italiane

Cdp Poste

Tutte le novità sull’accordo fra Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e Poste Italiane per la distribuzione di buoni e libretti postali. L’articolo di Emanuela Rossi

 

Siglato il nuovo accordo, di valenza triennale, fra Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) e Poste Italiane per la distribuzione di buoni e libretti postali. La firma arriva a distanza di un anno dalla scadenza del precedente, per la pandemia – dicono le parti in causa – ma forse anche – secondo Il Sole 24 Ore – per la ricerca di un allineamento degli interessi fra i due soggetti al tavolo delle trattative. Dunque l’accordo ha valenza retroattiva, dal 1° gennaio 2021, e si protrarrà fino al 31 dicembre 2024. Nel frattempo Poste ha proseguito il servizio di collocamento in via esclusiva visto che “il servizio è qualificato per legge di interesse economico generale” e dunque “non è pensabile pensare di arrestare la più stabile fonte di finanziamento retail alle casse statali”.

COSA PREVEDE IL NUOVO ACCORDO

Il nuovo accordo siglato da Cdp, in qualità di emittente, e da Poste Italiane, in qualità di distributore, riguarda il risparmio postale, che è garantito dalla Repubblica italiana, e che include Libretti di Risparmio Postale per un totale di 103 miliardi e Buoni Fruttiferi Postali per un totale di 216 miliardi. Si tratta di prodotti di risparmio che esistono da quasi 150 anni e che sono detenuti da 27 milioni di italiani. Cdp e Poste “collaborano” nel settore dal 1993 grazie al provvedimento legislativo che ha sancito le nozze.

L’accordo è stato ulteriormente rafforzato con un’intesa che copre il periodo del Piano Strategico CDP 2022-2024 e quello del piano 2024 Sustain and Innovate di Poste Italiane.

Come informa una nota congiunta, il collocamento e la gestione di Buoni e Libretti continueranno a essere remunerati da commissioni annue, differenziate sulla base della tipologia dei prodotti, e il cui ammontare rimane sostanzialmente in linea con gli anni precedenti, con un minimo di 1,6 miliardi e un massimo di 1,85 miliardi, a fronte di obiettivi di raccolta netta concordati. Dunque, nel complesso dei tre anni, l’alleanza vale una cifra compresa tra un minimo di 6,4 miliardi e un massimo di 7,4 miliardi.

Si specifica inoltre che lo schema di remunerazione del collocamento dei Buoni, precedentemente basato in prevalenza su commissioni up-front, ora prevede una remunerazione mista, in parte legata a commissioni up-front (differenziate per anno di emissione e tipologia del Buono) e in parte a commissioni di gestione annue (differenziate per anno di emissione del Buono), che meglio garantisce la sostenibilità del servizio.

Secondo il quotidiano confindustriale una novità consiste nella decisione di Cdp di non bussare alla porta dei piccoli risparmiatori nei prossimi tre anni emettendo un bond retail, come accaduto invece nel 2015 e nel 2019 dopo che il governo Renzi aveva esteso il trattamento fiscale di favore dei Buoni ai bond emessi dalla Cassa. Infatti nell’accordo non c’è riferimento al volume di bond Cdp da collocare per calcolare la remunerazione da riconoscere a Poste Italiane.

L’accordo siglato sarà efficace in seguito alla sottoscrizione della convenzione tra Cdp e il ministero dell’Economia e delle Finanze per la gestione dei Buoni delle serie trasferite al Mef, che dovrebbe verificarsi nei primi mesi del nuovo anno. Da ricordare che il Tesoro detiene il 29,3% di Poste Italiane e l’82,8% di Cdp, che ha in tasca il 35% di Poste.

LA GOVERNANCE

Previsti anche meccanismi di governance per fornire un presidio alle attività e agli investimenti relativi ai servizi di raccolta del risparmio postale. A tal fine vengono istituiti un Comitato direttivo – presieduto dal responsabile BancoPosta di Poste Italiane dal chief finanzial officer di Cdp – che può convocare il Comitato di Supervisione, composto da Dario Scannapieco, amministratore delegato e direttore generale di Cdp, e da Matteo Del Fante, suo omologo in Poste Italiane. Al Comitato di supervisione spetta il compito di risolvere i dissidi che il Comitato Direttivo non è riuscito a sanare.

IL COMMENTO DI SCANNAPIECO E DI DEL FANTE

Decisamente soddisfatti Scannapieco e Del Fante. Per l’ad e dg della Cassa “il nuovo accordo garantisce la continuità della raccolta e offre una prospettiva di ulteriore sviluppo del Risparmio Postale. Si conferma così – ha proseguito – il legame di CDP con il territorio dove raccogliamo risorse attraverso i Buoni e i Libretti che poi reinvestiamo nelle comunità locali, a sostegno di pubbliche amministrazioni, imprese e famiglie, in linea con il Piano Strategico 2022-2024 che ha come principi chiave: sostenibilità, addizionalità e sussidiarietà rispetto al mercato. Grazie alla collaborazione con Poste – ha concluso Scannapieco -, il risparmio degli italiani si trasforma in volano di crescita sostenibile, favorendo gli investimenti strategici e la competitività del Paese”.

Gli fa eco Del Fante secondo cui “i termini di questo accordo permettono di raggiungere gli obiettivi finanziari relativi alle commissioni di distribuzione del Risparmio Postale previsti nel nostro piano 24SI in modo sostenibile. Il Risparmio Postale – ha ricordato il manager – rappresenta la più stabile fonte di finanziamento retail della spesa pubblica ed è il prodotto di risparmio preferito dagli italiani. Siamo orgogliosi di continuare a fornire tale Servizio di Interesse Economico Generale, confermando ancora il nostro ruolo di pilastro strategico per l’Italia”.

GLI ULTIMI DATI SUL RISPARMIO POSTALE

Come ricorda Milano Finanza, a settembre 2021 la giacenza media – pari a 318,8 miliardi – era in crescita rispetto ai 316,1 miliardi di un anno prima mentre la raccolta netta dei nove mesi era negativa per 4,9 miliardi rispetto ai -426 milioni di settembre 2020, soprattutto a causa dei deflussi sui libretti (-3,2 miliardi), sebbene si tratti di un dato non omogeneo perché non include il rateo delle pensioni pagate a gennaio 2021 il cui accredito sui libretti è stato effettuato – per un importo pari a 2,55 miliardi – a fine dicembre 2020.

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