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Come cambierà la spesa per le pensioni. Report

Spesa Pensioni

L’analisi del Centro studi di Unimpresa sul Documento programmatico di bilancio: è boom della spesa per le pensioni, destinata a salire di 50 miliardi in tre anni; cala la spesa per gli interessi sul debito

È destinata a “schizzare” di oltre 50 miliardi, nei prossimi tre anni, la spesa per le pensioni: rispetto ai 287,6 miliardi del 2021 si passerà ai 296,2 miliardi del 2022, ai 304,7 miliardi del 2023 e ai 312,4 miliardi del 2024, con un incremento complessivo superiore a 50 miliardi nell’arco del triennio: gli assegni Inps peseranno sempre di più sul bilancio pubblico passando dal 32% al 35% del totale delle uscite dalle casse dello Stato.

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale è pari a poco meno di 7 miliardi di euro e non a 8 miliardi la dote finanziaria, messa sul piatto dal governo, volta a ridurre le tasse nel 2022. Nel Documento programmatico di bilancio approvato dal consiglio dei ministri, sono indicati 5,97 miliardi (lo 0,317% del pil) per la revisione dell’impianto fiscale per migliorare l’equità, l’efficienza e la trasparenza del sistema tributario. A questa cifra vanno aggiunti i 2 miliardi già stanziati con la cosiddetta delega fiscale, ma la metà è stata già “prenotata” dalla riforma dell’aggio della riscossione.

Complessivamente, quindi, il totale dei fondi a disposizione per l’abbattimento della pressione tributaria è di 6,97 miliardi (5,97 miliardi dal Dpb e 1 miliardo dalla delega fiscale). «Oltre un terzo del denaro dei contribuenti verrà impiegato per pagare gli assegni di chi non lavora: si tratta di un evidente squilibrio nell’allocazione delle risorse pubbliche, con un forte sbilanciamento sul versante della previdenza, mentre sarebbe più opportuno introdurre dei correttivi che spostino risorse verso gli investimenti, in particolare quelli destinate al completamento e alla realizzazione delle infrastrutture, anche tecnologiche, e delle grandi opere pubbliche» rilevano gli analisti di Unimpresa.

Secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, che ha esaminato il Documento programmatico di bilancio per il 2022, la cifra stanziata dal governo per la riduzione delle tasse, complessivamente, è pari a 6,97 miliardi di euro, quindi più bassa rispetto agli 8 miliardi di cui si parla in questi giorni. Nel Dpb è indicato lo 0,317% del prodotto interno lordo, che si traduce in 5,97 miliardi.

A questa somma va aggiunto solo un miliardo dei 2 miliardi della delega fiscale, poiché l’altro miliardo incardinato nella riforma tributaria è già stato destinato alla revisione degli aggi della riscossione. Sul fronte della spesa pubblica, dal Dpb emerge un progressivo calo delle uscite dalle casse dello Stato: dagli 897,7 miliardi del 2021 si passa agli 882,2 miliardi del 2022, poi agli 879,8 miliardi del 2023 e agli 886,3 miliardi del 2024. Nell’arco di tre anni, quindi, si registrerà una consistente riduzione della spesa statale pari a 29,6 miliardi (-3,3%). Va in netta controtendenza la spesa per le pensioni: questa è proiettata verso un progressivo incremento: rispetto ai 287,6 miliardi del 2021 si passerà ai 296,2 miliardi del 2022, ai 304,7 miliardi del 2023 e ai 312,4 miliardi del 2024. Rispetto al totale della spesa, il pagamento delle pensioni salirà costantemente: 32,2% nel 2021, 33,5% nel 2022, 34,6% nel 2023 e 35,2% nel 2024.

Sul fronte del debito pubblico, si evidenzia l’importante e positiva riduzione della spesa per interessi, resa possibile sia dal favorevole contenimento dei tassi d’interesse sia dalla maggiore fiducia degli investitori, specie quelli internazionali, verso il nostro Paese: rispetto ai 60,4 miliardi del 2021, il governo ha previsto, col Dpb, 55,2 miliardi nel 2022, 52,4 miliardi nel 2023 e 50,4 miliardi nel 2024. Complessivamente, nell’arco dei prossimi tre anni, si accumulerà un “tesoretto” di 23,2 miliardi (-38,4%) che rendono più sostenibile il costo del “servizio del debito”. «La somma prevista per la riduzione dei tributi, in particolare della tassazione dei redditi da lavoro dipendente, è decisamente non adeguata a modificare significativamente le buste paga dei lavoratori e, quindi, da un lato a dare un sollievo economico alle famiglie, dall’altro a dare un impulso positivo ai consumi» osservano ancora gli analisti di Unimpresa.

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