Economia

Ecco come andranno Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps e non solo con gli Npl post Covid. Report

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Npl

Fatti, numeri e scenari sul dossier Npl per le principali banche italiane (in primis Intesa Sanpaolo, Unicredit e Mps) secondo i report più recenti degli analisti

 

Dodici miliardi: tanto potrebbe costare alle banche italiane la pandemia sul fronte degli Npl. A dirlo è Equita, investment bank specializzata in consulenza finanziaria per clienti istituzionali. Del resto, che situazioni tanto avverse possano peggiorare la qualità de credito non stupisce affatto. Addirittura potrebbero lavorare in tal senso anche alcune norme previste nel decreto Rilancio. Ma andiamo con ordine.

REPORT EQUITA

Il report prende spunto dall’analisi preliminare sugli effetti della pandemia pubblicata a fine maggio dall’Eba, l’Autorità bancaria europea, che però non considera i possibili effetti benefici legati alle moratorie e alle garanzie. Per questo Equita, come racconta Il Sole 24 Ore che riporta stralci dell’analisi, ha cercato di incorporare “indicazioni, input e feedback ricevuti durante questi mesi senza precedenti al fine di produrre la stima più accurata, affidabile e realistica degli effetti”. Gli analisti guidati da Giovanni Razzoli si sono concentrati sui prestiti ad alto rischio e ne è emerso che sono in bilico 184 miliardi di prestiti, ovvero il 13% del portafoglio, e che potrebbero emergere 22 miliardi di crediti malati in più che porterebbero l’Npe ratio dal 6,9% all’8,4%. Da qui, dice Equita, la necessità di 12 miliardi di accantonamenti extra.

COSA SI PREVEDE PER LE BANCHE ITALIANE

Andando a leggere i numeri offerti dal report si nota che la fanno da padrone, ovviamente, Intesa Sanpaolo e Unicredit: la prima con quasi 37 miliardi di crediti deteriorati di cui 6,75 nuovi, la seconda con 30,6 miliardi di cui 5,7 miliardi nuovi. Seguono Mps (con 13,7 miliardi di cui 2 nuovi), Banco Bpm (con quasi 12 miliardi di cui 2 nuovi) e Ubi Banca (9 miliardi di cui 2,3 nuovi). E’ poi la volta di Bper (rispettivamente 6 miliardi e 1,2 miliardi), di Popolare Sondrio (3,4 miliardi e 793 milioni), Mediobanca (2,4 miliardi e 253 milioni), Creval (1,6 miliardi e 297 milioni) e infine Credem (quasi 1,4 miliardi e 364 milioni).

Cifre che si traducono in un aumento di Npe ratio che varia da 0,6% in Mediobanca al 2,6% in Popolare di  Sondrio, passando per 1,1% in Un, 1,3% in Credem, 1,5% in Intesa Sanpaolo, 1,7% in Banco Bpm, 1,8% in Creval, 2,1% in Bper, 2,3% in Mps, 2,5% in Ubi. In media l’Npe ratio fa segnare un +1,5% e dunque si ipotizza possa arrivare all’8,4%.

IL REPORT DI BERENBERG

C’è anche un altro report sul tema Npl che riguarda questa volte tutte le banche europee. Secondo Berenberg, nelle prossime trimestrali che saranno pubblicate fra la fine luglio e gli inizi di agosto, “l’orientamento sulle perdite legate ai prestiti aumenterà probabilmente, in linea con le recenti indicazioni di alcuni istituti”. A livello generale, nonostante l’incertezza rimanga elevata, gli analisti ritengono che siano possibili perdite per il 2020 di complessivi 100-125 punti base (meglio delle attese dei broker per 110-170 punti a marzo) rispetto alla media di 87 punti del primo trimestre.

Questo potrebbe comportare un aumento del 15-40% sulle perdite da prestiti a livello di consenso sull’esercizio 2020 e un conseguente calo del 25-60% degli utili. Anche se, nota Berenberg, molti investitori hanno già cancellato le attese di utili per il 2020 e quindi le azioni delle banche potrebbero in realtà soffrire poco da un aggiornamento sullo stato degli Npl.

In questo scenario si scopre che – sottolinea Mf/Milano Finanza – “l’Italia non è poi posizionata così male all’interno del settore europeo. A fronte di 70 punti base circa di perdite sui prestiti nel 2019, le attese sono di 70 punti base nel 2020 e di una misura sotto i 60 punti nel 2022. Per contro, la Spagna, che parte con 70 punti nel 2019, dovrebbe balzare a 115 punti base nel 2020 e stare in area 80 nel 2022”.

In base a questo presupposto – sintetizza il report Mf – gli istituti che potrebbero beneficiare di più (in base al ratio sul costo del rischio, CoR) si trovano nel Benelux (Kbc Group in Belgio con il 272%) oppure Ubs (262%) o in Irlanda (Allied Irish Banks, 1474%). Sul fronte opposto, in fondo alla graduatoria compaiono la spagnola Bbva (87%) e alcuni istituti italiani: Ubi Banca al 78% e Unicredit con l’82%.

Sul gruppo Unicredit, Berenberg specifica poi che il rating resta buy e che le attese di un impatto modesto possono essere legate “a una ciclicità letta meglio dalla stessa banca”. Infatti, Unicredit ha già avviato in fase pre-Covid forti svalutazioni sul proprio portafoglio di Npl. Nella classifica europea, Intesa Sanpaolo si colloca a metà circa con un 111%, una posizione simile al Credit Agricole (107%), mentre Deutsche Bank e Ing si trovano, rispettivamente, con un 162% e un 161%.

NPL E DECRETO LIQUIDITA’

Che gli Npl siano gli osservati speciali del sistema del credito, in questo momento, non è difficile da credersi. Come spiegava su Startmag Marco Bindelli, vice presidente e consigliere delegato ai rapporti con il credito cooperativo e le capogruppo del Banco Marchigiano-Credito Cooperativo, con il decreto Liquidità “il governo ha optato per caricare di lavoro e di rischi (oltre lo Stato) il sistema bancario, il quale in una prima fase usufruirà sicuramente di lievi vantaggi economici per effetto del consistente incremento degli impieghi a tassi molto contenuti ma, successivamente, vedrà, con ogni probabilità, aumentare il proprio livello dei crediti deteriorati che sarà costretto a cedere, analogamente a quanto avvenuto sino ad oggi”.

Insomma, l’ipotesi – neppure tanto remota – è che “parte dei crediti concessi dalle banche con garanzie dello Stato, specie se le istruttorie di fido dovranno essere semplificate per accelerare il trasferimento di liquidità alle imprese, si trasformeranno in Npl e che a questi si sommeranno quei crediti ammalorati senza garanzie che normalmente e fisiologicamente si formano anche in periodi di espansione economica”. E ciò tanto più se le Autorità di vigilanza europee “non sospenderanno integralmente l’applicazione di alcune regole contabili che disciplinano la redazione dei bilanci bancari” ossia l’Ifrs 9.

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