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Coma va la spesa sanitaria dell’Italia? Report Mediobanca

Con una spesa sanitaria pari all’8,4% del Pil e 4.800 dollari pro-capite, l’Italia resta sotto la media Ocse e lontana da Francia e Germania, ma registra i migliori tassi Ue di mortalità evitabile. La componente privata cresce, ma è ancora debole rispetto ai principali Paesi europei. Tutti i dettagli del rapporto di Mediobanca

 

Per parlare di spesa sanitaria in Italia e di un suo confronto con quella dei Paesi europei, secondo un report dell’Area Studi di Mediobanca, non si possono non considerare le profonde trasformazioni demografiche in corso. L’invecchiamento progressivo della popolazione e la crescente prevalenza di patologie croniche pongono sfide strutturali ai sistemi sanitari, incidendo direttamente sulla domanda di cure. Con oltre il 24% della popolazione sopra i 65 anni – seconda solo al Giappone -, l’Italia si confronta con un fabbisogno assistenziale crescente, a fronte di una spesa sanitaria che, seppur inferiore alla media europea, riesce a garantire risultati tra i migliori del continente in termini di longevità e qualità delle cure. Nel 2022, infatti, i tassi di mortalità prevenibili e trattabili in Italia erano pari a 177 ogni 100mila abitanti, di gran lunga inferiori alla media Ue di 258.

I NUMERI DELLA SPESA SANITARIA NEI PAESI OCSE

Dal rapporto di Mediobanca emerge che, nel 2023, la spesa sanitaria media nell’area Ocse ha raggiunto i 5.573 dollari pro-capite, pari al 9,2% del Pil. Gli Stati Uniti rappresentano un’eccezione con oltre 13.400 dollari per abitante (16,7% del Pil).

L’Italia si posiziona sotto la media Ocse con una spesa di 4.800 dollari pro-capite e un’incidenza dell’8,4% sul Pil, in calo rispetto al 2021. Per avvicinarsi ai livelli di Germania o Francia, l’Italia dovrebbe aumentare la spesa sanitaria di circa 70-75 miliardi di euro. Tra i Paesi del G7, solo Regno Unito e Italia non figurano tra i primi dieci per rapporto spesa sanitaria/Pil.

Fonte: Area Studi Mediobanca

Secondo il sistema SHA (System of Health Accounts), la spesa sanitaria italiana ha registrato un aumento del 23,5% tra il 2012 e il 2023, raggiungendo i 176,2 miliardi di euro. L’assistenza ospedaliera rappresenta la quota più ampia (43,6%), seguita da prestazioni ambulatoriali (24,6%) e da spese in farmacie e presidi medici (15,2%). Tra queste, l’assistenza ambulatoriale è risultata la voce più dinamica, con un incremento del 41,7% nel decennio.

MODELLI A CONFRONTO

La spesa sanitaria è composta da una parte pubblica – che comprende anche i rimborsi alle strutture private convenzionate – e da una privata, suddivisa tra spesa diretta dei cittadini (out of pocket) e copertura assicurativa volontaria. Le differenze tra i sistemi sanitari incidono significativamente sulle modalità di finanziamento. L’Italia presenta un modello ibrido che integra elementi del sistema Beveridge (universalistico, finanziato dalla fiscalità generale) e del sistema Bismark (assicurativo, con forte regolazione statale).

Nel modello Beveridge, adottato nel Regno Unito e nei Paesi scandinavi, la sanità è pubblica, gratuita e finanziata dalle tasse. Il modello Bismark, invece, come in Francia, Germania, Olanda, Svizzera e Giappone, si basa su fondi assicurativi obbligatori e su operatori privati regolati dallo Stato. L’Italia, al pari del Canada, combina la fiscalità generale con l’erogazione di servizi sia pubblici che privati convenzionati, prevedendo anche una compartecipazione alla spesa tramite ticket.

FISCALITÀ, ASSICURAZIONI E SPESE DIRETTE

Nei Paesi Ocse, il 38% della spesa sanitaria è finanziato dalla fiscalità generale e un ulteriore 38% da assicurazioni obbligatorie. Il peso della fiscalità è massimo nel Nord Europa e nel Regno Unito (oltre l’80%), mentre in Italia si ferma al 75%. Francia, Germania, Giappone e Paesi Bassi guidano per l’incidenza dell’assicurazione obbligatoria. Il contributo diretto dei cittadini è massimo in Grecia (33%), mentre in Italia si attesta al 22%, sopra la media Ocse (18%). Le assicurazioni volontarie in Italia pesano appena il 2%, rispetto al 5% medio Ocse.

LA SPESA PUBBLICA ITALIANA: SOTTO LA MEDIA E IN RALLENTAMENTO

Nel 2023, si legge nel rapporto, la spesa sanitaria pubblica in Italia rappresentava il 6,2% del Pil, la più bassa tra i principali Paesi europei: è infatti inferiore al 7,2% della Spagna e lontana dai valori di Germania e Francia (10,1%). Dal 1999 al 2023, l’Italia ha registrato il minore incremento della componente pubblica (+1 punto percentuale). Le proiezioni del ministero dell’Economia indicano una sostanziale stabilità, con un’incidenza prevista al 6,4% del Pil nel 2027, segno di una spesa contenuta nonostante la crescente pressione demografica e sanitaria.

Fonte: Area Studi Mediobanca

Stando ai dati della Contabilità Nazionale, nella spesa sanitaria pubblica in Italia  si osserva un passaggio da 78,5 miliardi di euro nel 2002 a 131,1 miliardi nel 2023, con un tasso di crescita medio annuo del 2,5%. Di questa somma, il 78,6% è erogato da strutture pubbliche e il restante 21,4% da operatori privati accreditati.

AUMENTANO LA SPESA PRIVATA E INTERMEDIATA

La componente privata della spesa, cioè quella pagata direttamente dalle famiglie, è cresciuta da 31,5 miliardi nel 2012 a 40,6 miliardi nel 2023, con un incremento del 29%, afferma Mediobanca. Le principali voci riguardano: assistenza ambulatoriale per cure e riabilitazione (44,6%), prodotti farmaceutici e presidi non durevoli (27,3%), assistenza residenziale di lunga durata (10,9%) e dispositivi medici durevoli (9,5%).

Anche la spesa intermediata – ovvero quella coperta da assicurazioni volontarie, imprese e organizzazioni no-profit – è cresciuta del 79,5% rispetto al 2012, raggiungendo i 5,2 miliardi nel 2023. Ugualmente la spesa pro-capite conferma questa tendenza: si è passati da 71 euro nel 2019 a 89 euro nel 2023. Tuttavia, il dato resta lontano da quello degli altri grandi Paesi europei: Germania (147 euro), Regno Unito (156), Spagna (192), Paesi Bassi (260) e Francia (273).

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