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Cina e non solo, ecco dove sbancherà l’export di vino italiano. Report Sace

Vino

Numeri, tendenze e scenari per il vino italiano.

 

Il 2020 è stato un anno molto difficile per molti settori, non fa eccezione quello del commercio di alcolici. L’Area Studi Mediobanca, l’Ufficio Studi di SACE e Ipsos hanno pubblicato i il primo report congiunto sul settore vino & spirits italiano, dedicato all’analisi dei mercati domestici e internazionali e allo studio delle dinamiche socio-culturali di consumo.

Incontro tra istituzioni e stakeholder

L’evento di presentazione del report ha permesso l’incontro tra Istituzioni, aziende della filiera, produttori e rappresentanti del settore. Nel talk di apertura Gabriele Barbaresco, Direttore Area Studi di Mediobanca, Alessandro Terzulli, Chief Economist di SACE ed Enzo Risso, Direttore Scientifico di Ipsos hanno approfondito i principali risultati dell’indagine.

I risultati del 2020: calo del fatturato

Il 2020 dei maggiori produttori italiani di vino ha chiuso con un calo di fatturato del 4,1% (-6,3% il mercato interno, -1,9% l’estero). L’ebit margin (un indice che viene utilizzato per calcolare la capacità di un’impresa di generare profitto dalle operazioni economiche) ha riportato una lieve contrazione arretrando al 5,8%, rispetto al 6,2% del 2019. A fare maggiormente le spese di questo calo sono i vini frizzanti che hanno perso più terreno (-6,7%) dei vini fermi (-3,5%). Le cooperative hanno contenuto la flessione al 2% mentre il canale GDO ha visto la propria incidenza salire al 38% rispetto al 35,3% del 2019 (a valore è cresciuto del +2,3%), quello del settore alberghiero si è contratto dal 17,9% al 13,4% (-32,7%), mentre wine bar ed enoteche passano dal 7% al 6,7% (-21,5%).

Il boom delle vendite online

Nelle lunghe giornate di lockdown gli italiani hanno scoperto il commercio online anche del settore enogastronomico. La vendita online di bottiglie di vino nel 2020 è letteralmente esplosa con numeri da capogiro: +74,9% le vendite sui portali web di proprietà, +435% per le piattaforme online specializzate, +747% i marketplace generalisti. Di conseguenza i produttori si sono dovuti attrezzare adeguando la loro presenza online. Nel 2020 gli investimenti nel digital dei maggiori produttori di vino sono aumentati del 55,8%, a fronte di un calo del 14,3% degli investimenti complessivi e del 13,4% della spesa pubblicitaria.

Molto bene il vino di fascia medio bassa, tiene il biologico

Le vendite hanno interessato soprattutto bottiglie di fascia medio bassa, circa il 71% del totale delle vendite riguarda bottiglie dal costo di circa 5 euro. Ma, secondo il report, lo spostamento verso segmenti più alti appare solo rinviato a quando si assesteranno gli stili di consumo post pandemici. Buoni risultati anche il settore del biologico, naturalmente più costoso, che segnala un aumento del 10,8%. Stentano, invece, i vini biodinamici, in caduta del 21,9% e confinati allo 0,1% del mercato.

Vino e Spirits: il consumo internazionale

Australia, Gran Bretagna e USA sono i paesi nei quali è più alta la propensione al consumo di alcolici. Poco sotto si posizionano alcuni Paesi dell’Est europeo (Serbia e Polonia, con la Russia più arretrata) e del Nord del mondo (Canada e Svezia). La “vecchia” Europa di Germania, Francia e Italia mostra livelli medi simili di accettazione. Probabilmente per questioni di carattere religioso e culturale molto meno tolleranti nei confronti dell’alcol sono i paesi del Sud e Sud Est del mondo, con la sola importante eccezione del Sud Africa.

Export italiano: buone aspettative dalla Cina e la sorpresa del Vietnam

Le esportazioni italiane di vini e spirits valgono il 30% delle nostre vendite di alimenti e bevande oltreconfine e ammontano a 7,8 miliardi di euro nel 2020. Il comparto proviene da una crescita pluriennale: +6,3% medio annuo per i vini nel periodo 2010-19, che sale addirittura al +9,7% per gli spirits. Il 2020 ha segnato una frenata: l’export di vini si è contratto del 2,3%, quello di spirits del 6,8%. I produttori di vino attendono un aumento dei consumi di vino del 3,8% l’anno per il biennio 2021-2022. La crescita delle esportazioni attese dovrebbe essere del 2% negli USA e del 3,1% in Germania. Le prospettive per il Regno Unito sono problematiche perché, sebbene vi sia stata una crescita del 2,4% l’anno, è difficile prevedere cosa succederà post Brexit. Il potenziale maggiore per i vini italiani è dato dalla Cina, con una crescita attesa del 6,3% annuo nel biennio 2021-22. Una bella sorpresa potrebbe riservarlo il Vietnam, mercato piccolo, ma che annovera una rilevante crescita dei consumi +9,6%), anche grazie agli accordi commerciali con l’UE che proteggono le indicazioni geografiche e riducono le tariffe e i dazi.

La mappa delle imprese italiane

Lo scettro di best performer nella vendita di vino spetta al gruppo Cantine Riunite-GIV, che nel 2020 ha registrato fatturato a 581 milioni di euro (-4,4% sul 2019), nettamente distanziato dalla seconda posizione ricoperta da un’altra cooperativa, la romagnola Caviro, il cui fatturato è cresciuto del 10%, avvicinandosi ai 362 milioni di euro. Completa il podio la veneta Casa Vinicola Botter (230 milioni, +6,4%). Il Veneto, tra l’altro, detiene il primato di vino prodotto con il 20% del totale nazionale e anche la maggiore esportatrice, con il 35,5% del totale delle vendite oltreconfine. Segue la Puglia con il 19,6% a volume e il 13,3% a valore. Toscana e Piemonte hanno il 5% circa dei volumi, ma raddoppiano il peso se si guarda al valore. Le aziende con ricavi superiori a 200 milioni di euro sono: la toscana Antinori, il cui fatturato 2020 pari a 215 milioni di euro ha subìto un calo del 12,5%, la trentina Cavit (fatturato 2020 pari a 210 milioni di euro, +9,6% sul 2019), le piemontesi Fratelli Martini (208 milioni di euro, +1,1% sul 2019), IWB (204 milioni, +29,7%) e la veneta Enoitalia che ha realizzato una crescita del +0,8%, portandosi a 201 milioni di euro.

Evoluzione dei consumi dopo la pandemia

La pandemia ha modificato le abitudini di consumo degli italiani. La propensione dei consumatori ad acquistare bottiglie di vino nei supermercati è calata di 6 punti passando dal 58% al 52%. La GDO rimane il canale preferito per l’acquisto di vino, ma i consumatori cercano sempre di più la qualità, il valore del locale, dei suoi prodotti e delle imprese. Un trend confermato dalla percentuale di persone che ha iniziato a frequentare enoteche, cantine e negozi specializzati. Sono in aumento anche gli acquirenti di vino nelle cantine dei produttori: nel periodo pre-Covid gli italiani che non si erano mai recati in una cantina di un produttore erano il 46%, oggi scesi al 39%. L’acquisto online è la stella dell’ultimo anno. L’e-commerce di proprietà consente alle persone di accedere direttamente al viticoltore: prima del lockdown il 71% degli italiani non aveva mai fatto un acquisto online dai siti di una cantina, oggi la quota è scesa di sette punti (64%).

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