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Chi teme e chi festeggia per l’ordine della Cina contro i computer stranieri

Cina Isole Pacifico

La Cina ha ordinato la sostituzione dei computer di fabbricazione straniera con alternative domestiche in tutte le agenzie centrali e le società statali. Lenovo schizza in borsa. Mentre saranno penalizzate Hp e Dell. Tutti i dettagli

 

La Cina ha ordinato alle agenzie governative centrali e alle società statali di sostituire i computer di produzione straniera con dispositivi domestici entro due anni. Secondo Bloomberg, si tratta di uno degli sforzi “più aggressivi” di Pechino per “sradicare” la tecnologia estera dai propri organismi più sensibili.

Secondo le fonti dell’agenzia, la decisione porterà alla sostituzione di almeno 50 milioni di computer solo nelle agenzie governative centrali. La mossa rientra nella campagna avviata dalla Cina una decina d’anni fa per sostituire le tecnologie di importazione con alternative locali, in modo di ridurre la dipendenza da paesi rivali quali gli Stati Uniti.

CHI CI PERDE E CHI CI GUADAGNA

L’ordine penalizzerà probabilmente le vendite di computer nel paese di Hp e Dell, le due aziende – entrambi statunitensi – più importanti sul mercato cinese.

Al contrario, il marchio cinese Lenovo dovrebbe trarne beneficio. Oggi, alla borsa di Hong Kong, il suo titolo è cresciuto fino al 5 per cento; quello di Kingsoft, società cinese che realizza software, ha guadagnato invece il 3,3 per cento. Nel mercato borsistico della Cina continentale le azioni di Inspur Electronic Information (produce server) sono cresciute del 6 per cento, e quelle di Dawning Information Industry (fabbrica computer a elevate prestazioni) di oltre il 4 per cento.

MAGGIORE FIDUCIA NEI PRODUTTORI NAZIONALI

Il piano della Cina per il distacco dalla tecnologia americana è accelerato dal 2021, quando il governo centrale – ricostruisce Bloomberg – ha ordinato di controllare e approvare i fornitori domestici in segmenti sensibili come il cloud computing o i semiconduttori.

L’ordine di rimuovere i computer stranieri, inoltre, riflette non solo l’attenzione della Cina alla protezione delle informazioni, ma anche la sua fiducia nei produttori nazionali di hardware e software: Lenovo, Huawei e Inspur figurano tra i maggiori produttori mondiali di laptop e server; sviluppatori come Kingsoft e Standard Software, dall’altra parte, stanno crescendo molto e ambiscono a rivaleggiare con Microsoft e Adobe.

PROSSIMO PASSO: I GOVERNI PROVINCIALI

Le fonti di Bloomberg dicono che la campagna di sostituzione dei computer verrà successivamente estesa anche ai governi delle varie province cinesi.

LA CINA NON È (ANCORA?) AUTONOMA

La qualità dei prodotti tecnologici e dei software cinesi è migliorata molto con il passare degli anni, ma le aziende continuano a dipendere dalla componentistica avanzata di sviluppo statunitense, come ad esempio i semiconduttori di Intel, HP o di Advanced Micro Devices.

Ecco perché – scrive Bloomberg – è probabile che la direttiva del governo si limiterà ai computer e ai software, evitando di colpire quei componenti più difficilmente sostituibili, come i microprocessori. La Cina, poi, incoraggerà la sostituzione del sistema operativo Microsoft Windows con alternative basate su Linux (open source): Standard Software, un’azienda con sede a Shanghai, è uno dei maggiori fornitori di questi strumenti.

COSA PUÒ FARE LENOVO

L’analista Nathan Naidu ha detto a Bloomberg che Lenovo, grazie all’ordine governativo, potrà aumentare fortemente le vendite di computer. Benché sia ancora dipendente dai microchip statunitensi, ha messo a punto una propria unità di fabbricazione di semiconduttori e investito in almeno quindici società specializzate nel loro design.

COSA FANNO CINA E RUSSIA SULLA TECNOLOGIA MILITARE

Intanto, intervistato dall’agenzia di stampa russa TASS, l’ambasciatore cinese a Mosca ha dichiarato che la Cina ha intenzione di rafforzare la collaborazione con la Russia nel settore della tecnologia militare sulla base di un principio di “vantaggio reciproco”.

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