Economia

Chi spinge in Germania per l’accrocchio tra Deutsche Bank e Commerzbank (ma la Bce nicchia)

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Ecco che cosa si sta studiando in Germania per una fusione tra i due colossi Deutsche Bank e Commerzbank. Fatti, numeri e approfondimenti

 

I titoli Deutsche Bank e Commerzbank hanno archiviato la seduta di ieri in forte calo, rispettivamente del 3,9 e del 6,6%, in scia alle voci sulla possibile fusione entro metà anno dei due istituti di credito tedeschi, operazione che avrebbe il beneplacito del governo della cancelliera Angela Merkel. Secondo indiscrezioni di stampa l’operazione potrebbe essere l’unica opzione restante per DB qualora la performance della banca, che pubblicherà oggi la trimestrale del quarto trimestre, non dovesse migliorare nei primi tre mesi di quest’anno.

CHE COSA DICE IL WALL STREET JOURNAL SU DEUTSCHE BANK E COMMERZBANK

Secondo il Wall Street Journal, un funzionario dell’autorità di regolamentazione tedesca avrebbe esaminato e approvato in maniera ufficiosa il piano di fusione. Per il funzionario, il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, e l’Spd, il partito socialdemocratico, starebbero lavorando attivamente all’operazione, ma anche la Cdu avrebbe accettato l’idea delle nozze tra le due banche. «È una decisione sulla politica industriale e deve quindi essere presa dai politici», ha concluso il funzionario.

I RUMORS SU DEUTSCHE BANK E COMMERZBANK

Recentemente anche una fonte vicina a Cerberus Capital Management, azionista di entrambi gli istituti di credito, ha puntualizzato che i manager non si opporrebbero se Berlino decidesse di appoggiare apertamente la fusione.

ECCO I PIANI DEL GOVERNO SU DEUTSCHE BANK E COMMERZBANK

I piani del governo tedesco per le nozze tra Deutsche Bank e Commerzbank non sono una novità. Berlino, secondo le voci, starebbe studiando da tempo alcune modalità per facilitare la fusione, comprese eventuali modifiche delle norme fiscali che renderebbero l’operazione di m&a meno costosa.

IL RUOLO DEL QATAR

L’alternativa per Db sarebbe la ricerca di nuovi investimenti da parte di azionisti esistenti o nuovi. Sempre secondo indiscrezioni di stampa il fondo d’investimento del Qatar, Qatar Investment Authority (Qia), sarebbe in trattative avanzate con Deutsche Bank per rafforzare la sua attuale partecipazione. L’anno scorso Qia ha dichiarato che avrebbe investito circa 10 miliardi di dollari nel gruppo tedesco e il presidente del fondo, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha accennato, la scorsa settimana al World Economic Forum di Davos, che Db potrebbe essere un potenziale obiettivo. A oggi nulla è stato confermato né si conoscono i tempi.

GLI AUSPICI DELLA BCE

L’opzione più accreditata, al momento, sembrerebbe quindi quella di una fusione tutta tedesca, nonostante il parere contrario della Banca centrale europea. La Bce, infatti, preferirebbe che Deutsche Bank si fondesse con una rivale europea, piuttosto che con un altro istituto di credito tedesco. Anche BaFin, la Consob tedesca, avrebbe espresso la stessa preferenza. «Se abbiamo imparato qualcosa negli ultimi anni», ha però avvertito Michael Hewson di Cmc Markets, «è che non si risolve il problema di una banca in difficoltà fondendola con una rivale in difficoltà».

I CONTI IN ROSSO DI DEUTSCHE

Nonostante gli sforzi nel piano di ristrutturazione, i conti di Deutsche Ban , che saranno annunciati oggi, sono attesi in rosso. Da ricordare che il ceo Christian Sewing ha sempre chiesto 18 mesi di tregua per rimettere i conti in ordine prima di operazione straordinarie, ovvero fino al 2020. Deutsche Bank ha pubblicato il consenso degli analisti, che prevedono una perdita nel quarto trimestre di 301 milioni di euro (media), fino a punte di -532 milioni (nello scenario più roseo sono solo -73 milioni).

I NUMERI

A incidere, nelle voci, il fatto di contabilizzare 525 milioni di euro di accantonamenti per cause (il nodo Danske Bank e l’accusa di riciclaggio di denaro dalla Russia da parte del governo americano è ancora da sciogliere). Per l’intero 2018, gli analisti prevedono in media 332 milioni di utile, che la banca non vede da tre anni, anche se qualcuno ipotizza perdite (fino a 220 milioni) per tutto l’esercizio.

(articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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