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Chi c’è dietro al fondo Pershing Square che vuole acquisire Universal Music

Il fondo Pershing Square Capital del miliardario Bill Ackman, devoto di Warren Buffet e sostenitore di Donald Trump, ha lanciato un'offerta da 64 miliardi di dollari per acquistare l’etichetta Universal Music Group. Fatti, numeri e commenti

 

Una proposta da decine di miliardi, un titolo che reagisce immediatamente e una strategia che punta a riscrivere gli equilibri del settore musicale globale. L’offerta lanciata da Pershing Square Capital Management, il fondo di Bill Ackman, per Universal Music Group non è soltanto una mossa finanziaria, ma un tentativo esplicito di rilanciare valutazione, governance e posizionamento geografico del colosso discografico, in un momento in cui l’industria affronta trasformazioni profonde.

UN’OFFERTA DA 55 MILIARDI E IL RITORNO NEGLI STATI UNITI

Pershing Square Capital Management ha messo sul tavolo una proposta che valuta Universal Music Group circa 55-56 miliardi di euro, pari a oltre 64 miliardi di dollari, con un premio intorno al 78% rispetto ai livelli precedenti all’annuncio. L’operazione, riferisce Bloomberg, prevede una combinazione di contanti – 9,4 miliardi di euro, circa 5,05 euro per azione – e azioni della nuova entità risultante, nella misura di 0,77 titoli per ogni azione UMG.

Il cuore della proposta è la fusione tra Universal e un veicolo “blank cheque” di Pershing Square, con reincorporazione in Nevada e trasferimento della quotazione principale al New York Stock Exchange. L’obiettivo, per Finimize, è chiaro: ampliare la base di investitori e migliorare la liquidità del titolo, dopo anni di performance deludenti dalla quotazione ad Amsterdam nel 2021.

IL PROBLEMA DELLA VALUTAZIONE E IL “RESET” DI ACKMAN

Secondo Pershing Square, tra le cause della sottoperformance ci sono l’assenza di una quotazione negli Stati Uniti, l’incertezza sulla partecipazione del gruppo Bolloré e una gestione inefficiente del capitale. Anche asset rilevanti, come la partecipazione da circa 2,7 miliardi di euro in Spotify, non sarebbero pienamente riflessi nella valutazione e verrebbero monetizzati dopo l’operazione.

La proposta include inoltre una revisione della politica finanziaria con dividendi in crescita del 2% annuo e maggiori riacquisti di azioni, finanziati dal flusso di cassa libero.

LA REAZIONE DEL MERCATO

Il mercato ha reagito con forza. Il titolo Universal è salito tra il 10% e il 13% nelle ore successive all’annuncio, dopo aver perso oltre il 20% negli ultimi sei mesi e fino al 30% secondo alcune stime.

L’operazione resta però complessa e condizionata. Servirà infatti l’approvazione di due terzi degli azionisti e la permanenza dell’amministratore delegato Lucian Grainge. Centrale sarà anche la posizione dei grandi soci: Bolloré Group, Vivendi e Tencent, che insieme detengono quote rilevanti.

LE PERPLESSITÀ DEGLI ANALISTI

Non mancano, tuttavia, i dubbi sulla reale creazione di valore. Alcuni osservatori sottolineano che gran parte del premio offerto è costituito da azioni del nuovo veicolo, non da contanti.

Matt Pincus, investitore del settore musicale, ha espresso scetticismo: “Sta dicendo: questo è un premio del 75% rispetto al valore del titolo Universal. Ma sto dando agli azionisti solo 5 miliardi di dollari in contanti, e il resto in una società quotata ‘blank cheque’, con l’idea che spostarla negli Stati Uniti crei automaticamente valore. È come dire: ‘aggiungi acqua e ottieni una valutazione più alta’. Ma dov’è la vera creazione di valore?”.

Anche sul piano industriale emergono criticità. “Sulla carta si potrebbe pensare che sia una macchina da soldi. In realtà, non è così semplice”, ha osservato Dan Coatsworth, evidenziando come la crescita dello streaming sia stata più lenta del previsto e come Universal dipenda fortemente da piattaforme come Spotify e Apple Music per le royalties.

Secondo alcuni analisti, l’operazione inoltre potrebbe essere “in parte concepita per offrire un’uscita al Gruppo Bolloré”, mentre altri ritengono che senza il suo supporto la proposta abbia poche possibilità di successo.

LA FILOSOFIA DI PERSHING SQUARE

Fondata oltre vent’anni fa, Pershing Square è una delle società di investimento più note nel panorama degli hedge fund attivisti. Il fondo gestisce partecipazioni concentrate in grandi società quotate e punta a intervenire direttamente per migliorarne la governance e la creazione di valore.

Ackman, spiega Cnbc, ha progressivamente evoluto il modello verso una struttura più stabile, ispirata al concetto di capitale permanente: “Il capitale permanente ci consente di adottare una prospettiva di lungo termine e di essere opportunistici durante i periodi di volatilità dei mercati, senza essere costretti a raccogliere capitale vendendo asset per far fronte ai riscatti in tali fasi”.

La strategia attuale, aggiunge Business Insider, include anche il progetto di quotare Pershing Square Usa, un fondo chiuso destinato al mercato statunitense, con l’obiettivo di raccogliere tra 5 e 10 miliardi di dollari.

L’ADORAZIONE DI BILL ACKMAN PER BUFFETT E IL SOSTEGNO A TRUMP

Figura centrale della finanza globale, Ackman è noto per le sue scommesse di lungo periodo su società considerate sottovalutate ma di alta qualità, con forte potere di prezzo. Pershing Square, oltre a possedere già una partecipazione in Universal, detiene investimenti in Google, Meta e Amazon, ma anche in Restaurant Brands International, che include Burger King, mentre il suo principale hedge fund gestisce quasi 18 miliardi di dollari.

Ackman ha spesso indicato Warren Buffett come modello di riferimento, definendosi un “devoto di Buffett” e riconoscendolo come “mentore non ufficiale”. Come Buffett, ha sottolineato l’importanza del passaggio da veicoli di investimento tradizionali a piattaforme a capitale permanente, capaci di generare valore nel lungo periodo.

L’investitore ha anche ricordato come Buffett stesso abbia iniziato con partnership private per poi trasformare Berkshire Hathaway in un conglomerato orientato alla crescita composta: un percorso che ha influenzato direttamente la sua visione strategica.

Inoltre, Bbc scrive che Ackman è diventato un sostenitore di alto profilo di Donald Trump nel luglio 2024, durante la sua candidatura per il secondo mandato alla Casa Bianca. Il suo intervento è stato visto come un importante endorsement elettorale da parte del mondo imprenditoriale per l’attuale presidente.

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