Economia

Che pensa Tremonti di Conte, Draghi e Lagarde

di

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Pensieri e parole dell’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti

“Ai tempi della influenza spagnola, se al posto di Diaz c’era Conte, avrebbero vinto gli austriaci”. Un Giulio Tremonti più corrosivo del solito è intervenuto a WarRoom, il format web di ‘Roma InConTra’ nato in questo periodo di quarantena, condannando pesantemente l’operato del governo.

Al di là dei dati annunciati sulla caduta del pil, per l’ex ministro dell’Economia “manca l’esatta percezione dello scenario drammatico a cui andiamo incontro. Il Cura Italia è composto di 127 articoli e 700 pagine di spiegazioni in cui nessuno ci capisce nulla”. Poi c’è il decreto liquidità che si è rivelato fallimentare, mentre quello che doveva essere il ‘decreto aprile’ slitterà a maggio e diventerà legge a luglio. “Adesso si parla di finanziamenti a fondo perduto, ma è troppo tardi – dice Tremonti – e non si può avere uno (Giuseppe Conte, ndr) che va in tv con grandi performance a enunciare cifre mai viste, che appunto non si sono viste. La gravità della situazione indurrebbe a non fare dichiarazioni di quel tipo. Servirebbe invece un governo che ispiri fiducia e certo non può esserlo, specie se si agita il raptus della patrimoniale o del forzoso”.

L’altro ospite di WarRoom, il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, sottolinea le difficoltà delle imprese a restare in vita di fronte alla crisi, specie per un problema di mancanza di credito. Su cui Tremonti commenta: “In Germania usano la KFW, la loro Cassa Depositi e Prestiti. E ci sono anche altri strumenti. Possiamo anche fare un piano, ma non abbiamo un Marshall, nel senso che non abbiamo i soldi”. Di fronte ad un evidente problema di liquidità, in tutto il mondo finora gran parte delle risorse sono arrivate dalle banche centrali. In particolare in Europa, tanto che qualcuno vorrebbe che la Bce avesse un ruolo ancora più pervasivo. Una strategia non condivisa da Tremonti, per il quale “se apriamo ancora di più alle banche centrali, ne resteremo ancora più succubi. Bisogna invece fare delle nuove regole, una nuova Bretton Woods. Sarà difficile, ma ciò non vuol dire che sia inutile”. Il padrone di casa, Enrico Cisnetto, fa notare che nuove regole richiederebbero tempi lunghi, mentre le nostre necessità sono immediate. E Tremonti risponde: “Se qualcuno dice che oggi è necessario fare più debito, ha ragione (si riferisce a Mario Draghi e al suo intervento sul Financial Times, ndr), ma il problema non è farlo adesso, che servirebbe, ma la follia è stato farlo prima. Dentro questo scenario è evidente che la soluzione è stampare moneta dal nulla, però dobbiamo capire che c’è un limite”.

Tremonti approfondisce poi il suo ragionamento secondo cui il ruolo assunto dalle banche centrali durante l’emergenza sia diventata la nuova normalità. “Dal 2012 in poi c’è stata una rotazione dell’asse del potere, passato dai governi alle banche centrali. Per otto anni è stata rimossa la politica, che ha abbandonato le regole. E tutto è stato comprato con la monetizzazione. Ma così si è creato un rapporto di dipendenza, come tra spacciatore e venditore di oppio, dove non sai mai chi dei due è il colpevole. E il conto prima o poi arriva”. Questo periodo, che qualcuno ha chiamato “the new normal”, per Tremonti deve finire. “Anche se è difficile, bisogna tornare alle regole. Bisogna farla finita con questa follia della moneta, con i debiti al posto dei capitali, i tassi di interesse sotto zero, un sistema dove conta la magia e non la realtà. Se non si torna all’economia reale andrà sempre peggio”. Sul come fare, l’ex ministro fa un endorsement inaspettato: “Dietro Greta, che è impressionante e affascinante, c’è l’idea di rimpatriare la fabbrica dall’Asia all’Occidente e all’Europa. Quella può essere una delle prospettive di ritorno all’economia reale”.

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