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Che fine farà Mps?

Widiba

Mps: numeri, problemi e scenari. L’articolo di Emanuela Rossi

 

È sempre lei la protagonista delle cronache bancarie, Monte dei Paschi di Siena (Mps).  Dopo il naufragio della fusione con Unicredit, con il “Cristiano Ronaldo dei banchieri”, Andrea Orcel, che voleva circa 7 miliardi di dote (più 2,2 miliardi di benefici fiscali) per prendersi la parte migliore di Rocca Salimbeni, ora il Tesoro è costretto a chiedere una proroga a Bruxelles per uscire dal capitale dell’istituto di cui è primo azionista (ora al 64%) dal 2017. Intanto il consiglio d’amministrazione guidato dall’ad, Guido Bastianini, come ha informato la banca, “ha dato avvio alla revisione del piano industriale di inizio 2021, in vista anche di un aumento di capitale da realizzarsi a condizioni di mercato”.

I CONTI

A Siena qualche buona notizia è arrivata dai numeri del terzo trimestre. Il Monte ha infatti chiuso il periodo giugno-settembre con un utile netto di 186 milioni di euro, che sale a 388 milioni da gennaio e che ha portato ad azzerare il deficit di capitale, come ha evidenziato una nota dell’istituto di credito. Buoni segnali sono arrivati dalle commissioni nette grazie alla vendita di fondi e polizze (+6% nei nove mesi), dai proventi sul mercato (+28%), dal quasi azzeramento dei costi del credito che è sceso da 621 milioni a 34 milioni. In calo invece sia il margine d’interesse (-8,2%) sia gli impieghi alla clientela (-10%).

Le cifre della Rocca sono piaciute decisamente a Bastianini che durante la conference call con gli analisti ha sottolineato che Mps ha presentato “il miglior risultato operativo netto (con 648 milioni, ndr) degli ultimi sei anni”.

IL PIANO DEL TESORO DOPO L’ADDIO DI UNICREDIT

Nel frattempo il Tesoro sta cercando una strada per uscire dall’impasse in cui versa e soprattutto per uscire dall’azionariato, come promesso a Bruxelles. Secondo il Corriere della Sera a breve partirà una lettera ufficiale da Via XX Settembre con destinazione la Direzione Concorrenza, ovvero la DgComp, guidata da Margrethe Vestager. L’obiettivo è quello di negoziare – visto il fallimento della vendita a Unicredit – una proroga sui tempi di uscita dello Stato da Siena visto che è improbabile il rispetto della scadenza pattuita nel 2017, la fine del 2021. È probabile però che – per ottenere tempo in più, forse un altro anno – la DgComp chiederà “misure compensative”, cioè risparmi e tagli di personale, ha scritto il Corriere della Sera.

E BASTIANINI?

E proprio in questa direzione si potrebbe collocare la messa a riposo dell’amministratore delegato Bastianini, di cui secondo indiscrezioni giornalistiche si starebbe parlando. Acqua sul fuoco, però, l’ha gettata il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, colui che ha gestito il fallito affaire Unicredit-Mps. In audizione congiunta della commissione Finanze di Camera e Senato proprio in merito ai recenti sviluppi della vita di Montepaschi, rispondendo a domande sull’ipotesi di sostituire ad e board Rivera ha detto: “Non mi risulta che ci siano discussioni in corso di questo tipo”. Ma si è mai visto in questi casi che si conferma un rumors del genere, ha rimarcato giorni fa il Sole 24 Ore che per primo ha dato conto delle indiscrezioni sulla probabile defenestrazione di Bastianini ad opera del Mef.

Il dg del Tesoro ha rassicurato i parlamentari affermando che la proroga serve a proseguire in un “rafforzamento che ha richiesto molti anni e che sta cominciando a dare i risultati” con Via XX Settembre che “continuerà a garantire che la banca sia gestita in modo efficiente e rimanga patrimonialmente solida”. Di sicuro, ha aggiunto Rivera, “astrattamente tante sono le ipotesi che si possono fare sul futuro del Mps, ma qualunque sia l’ipotesi su cui si può ragionare, deve necessariamente contemplare che lo Stato non sia nel capitale della banca”.

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