Economia

Che cosa succederà ai crediti incagliati

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Utp e Npl alla prova del secondo lockdown. L’intervento dell’avvocato Stefano Bazzana dello studio Giovanardi

Gli analisti e gli operatori finanziari concordano nel ritenere che il perdurare della crisi economica provocata dalla pandemia da Covid-19 comporterà nel 2021 un significativo incremento di nuovi crediti deteriorati nei bilanci delle banche italiane.

Se nel 2020 gli effetti della pandemia risultano mitigati dagli interventi di politica economica e, in particolare, dalle moratorie dei pagamenti, a partire dal 2021 e nei successivi 18 mesi, secondo le stime del report di Pwc “Ready to Face the Crisis” dello scorso giugno, si avranno nuovi crediti non performanti per un volume compreso tra i 60 e i 100 miliardi di euro.

Secondo lo studio “Mercato delle transazioni Npl e industria del servicing” di Banca Ifis, presentato a Cernobbio il 30 settembre 2020 nel corso dell’evento “Npl meeting 2020 – The New Wave”, il volume complessivo delle sofferenze (Npl) e delle inadempienze probabili (Utp) nel 2020 raggiungerà i 338 miliardi di euro e nel 2021 i 385 miliardi di euro e subirà un probabile ulteriore incremento nel 2022. Sempre secondo tale studio, il tasso di deterioramento dei crediti nel 2021 dovrebbe essere pari al 2,8%, superiore al doppio di quello previsto per il corrente anno, pari all’1,3% (mentre, secondo le stime dell’Abi, il tasso sarà pari al 2,6% nel 2021 e al 2,2% nel 2022); il settore maggiormente destinato a incidere sul deterioramento degli impegni bancari è quello delle imprese.

Tali previsioni sono state effettuate assumendo, tra le varie ipotesi, l’assenza di un lockdown generalizzato e la ripresa dell’economia nel 2021 (con un +5%); il perdurare e l’attuale aggravarsi della pandemia – con la conseguente adozione nel mese di ottobre di provvedimenti governativi sempre più stringenti di limitazione dell’esercizio dell’attività di impresa in taluni importanti settori del tessuto economico, oltre che della libertà di circolazione delle persone, per il contenimento del contagio – porta a ritenere che tali stime possano dovere essere riviste al rialzo, specie se, come prospettato in questi giorni, verrà disposto un nuovo lockdown generale in Italia e in altri Paesi.

Rispetto alle crisi economiche precedenti, il sistema bancario italiano si presenta però dotato di una più consistente solidità e si rivela maggiormente in grado di gestire il nuovo flusso di crediti non performanti, posto che negli ultimi anni gli Istituti hanno attuato un forte processo di alleggerimento delle sofferenze, hanno implementato i sistemi di monitoraggio e di gestione dei crediti nelle diverse fasi di deterioramento, al fine di contenerne gli effetti e di massimizzarne i recuperi, e sono molto più efficienti nelle operazioni di cessioni, anche di natura complessa e di rilevante ammontare.

La pandemia non ha impedito alle principali banche italiane di proseguire nella loro strategia di riduzione delle creditorie deteriorate: il mercato delle transazioni dei crediti Npl varrà 34 miliardi di euro nel 2020 e altrettanti nel 2021, mentre quello dei crediti Utp varrà 27 miliardi di euro nel biennio 2020 – 2021; e i prezzi medi quest’anno si sono attestati intorno al 40-45% per gli Npl e al 45-50% per gli Utp, ovvero prezzi «impensabili fino a tre anni fa», come ha evidenziato l’ad di DoValue, Andrea Mangoni, durante l’audizione in Commissione Parlamentare sui modelli di business degli operatori attivi nel mercato degli Npl e degli Utp, lo scorso 27 ottobre.

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