Economia

Che cosa succederà a Banca Popolare di Bari con Mcc e Fitd

di

popolare di Bari

Le ultime novità in casa della Banca Popolare di Bari alle prese con il piano di salvataggio e con lo schema di riduzione del personale mentre cresce l’attesa per il via libera di Bruxelles.

 

Sono giorni decisivi per Popolare di Bari, l’istituto pugliese salvato a fine 2019 grazie al piano da 900 milioni di euro che vede l’intervento del governo tramite Mediocredito Centrale, controllata di Invitalia di proprietà del ministero dell’Economia e delle Finanze. Il 27 maggio è in programma il consiglio d’amministrazione del Fondo interbancario di tutela dei depositi, che ha sborsato 310 milioni di euro come misura d’emergenza: dovrebbe dare l’ok all’accordo in attesa che tra fine giugno e inizio luglio, secondo indiscrezioni di stampa, arrivi il via libera all’operazione da parte della direzione generale alla Concorrenza della Commissione europea. Nello stesso periodo, probabilmente il 30 giugno, si terrà invece l’assemblea della Popolare di Bari che dovrà approvare l’aumento di capitale e la trasformazione dell’istituto di credito in spa.

LE NOVITA’ VERSO L’ACCORDO

Martedì 27 maggio si riunirà il board del Fitd che secondo Milano Finanza dovrebbe approvare l’accordo quadro per mettere in sicurezza i conti dell’istituto di credito. La novità, però, è che cambia rispetto a dicembre, quando è stata raggiunta l’intesa per il post commissariamento, il fabbisogno di capitale che sarebbe salito a 1,6 miliardi dopo la doppia due diligence condotta in parallelo dal Fondo (affiancato da Kpmg) e dai commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini, coadiuvati da Oliver Wyman.

Il motivo dell’incremento del fabbisogno di capitale va ricercato nel fatto che la qualità dell’attivo si è rivelata peggiore del previsto e ha dunque imposto un aumento delle svalutazioni. Secondo Mf il problema ricadrà soprattutto sulle spalle del Fitd che probabilmente dovrà mettere sul piatto 1,2 miliardi mentre Mediocredito Centrale, guidato dall’amministratore delegato Bernardo Mattarella, non dovrebbe sborsare più di 430 milioni, anche se decreto a fine scorso anno lo equipaggiava con 900 milioni di liquidità.

L’ATTESO RESPONSO DI BRUXELLES

Nel frattempo si aspetta ormai da mesi il giudizio della Commissione europea sul piano di salvataggio della Popolare di Bari. Ricordiamo che Bruxelles non impedisce ai soggetti pubblici di intervenire in salvataggi ma impone che questi avvengano a condizioni di mercato. Secondo Mf, dunque, un intervento più corposo da parte di Mcc non sarebbe gradito alla Commissione Ue, e in particolare alla DgComp guidata da Margrethe Vestager, ma è difficile che i malumori – pur esistenti – a Bruxelles conducano a un no al piano perché si aprirerebbero scenari ancora più onerosi per il sistema del credito.

LA POSIZIONE DEI SINDACATI

Nel frattempo le acque sono agitate anche sul fronte sindacale. Solo due settimane fa l’ultimo incontro in videoconferenza con le rappresentanze di Fabi, Fist Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin Confsal per la presentazione dello schema di riduzione del personale che ha lasciato molto scontento alle organizzazioni che lamentano “una visione miope più da liquidatori che da Commissari aventi l’obiettivo del risanamento dell’azienda”. Nel piano si prevedono 900 esuberi (300 nelle direzioni generali e 600 della rete) e la chiusura di 12 filiali.

In una nota congiunta si rileva che il piano “è pieno di contraddizioni e con un approccio basato esclusivamente sul risparmio dei costi, soprattutto quelli del personale” e che le proposte di esternalizzazioni sono “in evidente dispregio del Ccnl appena rinnovato”. Ciò che però appare “di una gravità estrema”, sostengono, è l’assenza di prospettiva “per il rilancio ed il riposizionamento della Banca, in particolare sul fronte dei ricavi indispensabili per la sopravvivenza della stessa”. I sindacati chiedono “discontinuità dal passato che deve essere tangibile anche nel cambio di rotta rispetto alle scelte che impattano sul tessuto sociale, e quindi anche sulle lavoratrici ed i lavoratori che ricordiamo essere vittime di tutto quanto accaduto”.

In particolare, Fabi, First, Fisac, Uilca e Unisin chiedevano “risposte chiare e precise” sul piano, sui dati economici di fine anno e sulle conseguenze della pandemia, sulle filiali in chiusura, sul futuro delle direzioni generali e della Cassa di Risparmio di Orvieto.

COS’HA DETTO SALVINI

Fibrillazioni anche politiche sul dossier. Sulla questione Popolare d Bari si registra oggi anche l’intervento del segretario della Lega, Matteo Salvini, che ha ricordato come ci siano “ancora 70.000 famiglie i cui risparmi sono stati azzerati dal crollo della popolare di Bari”. Il riferimento è ai piccoli azionisti dell’istituto di credito pugliese. “Mi vengono riferite storie intollerabili di famiglie già provate dalla perdita dei risparmi di una vita che pochi mesi dopo hanno dovuto confrontarsi con la fine delle loro attività di sostentamento a causa del lockdown. Ristoratori, baristi, negozianti… drammi silenziosi di una città accolta dai media solo per scenografiche rincorse del sindaco ai passanti” ha detto Salvini. “Pensiamo alla Popolare di Bari, la stessa banca che nel 2015 è stata tenuta sulla graticola dalla Commissione Ue per mesi, creandole enormi difficoltà in un’acquisizione già di per sé complicata, e il cui salvataggio oggi viene sottoposto a condizioni di mercato che esistono solo nella mente dei burocrati di Bruxelles e che la condannano a tagliare un terzo dei posti di lavoro. Sarebbe il caso – conclude il leader del Carroccio – che il governo tenesse in debita considerazione le ragioni dei cittadini azzerati, dal Veneto a Bari, accelerando i risarcimenti e ampliando la platea dei beneficiari perché non è possibile pretendere nessun ‘rilancio’ dell’economia da parte di famiglie private con un uno-due micidiale dei risparmi e del lavoro”.

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